• PRESIDENTE DELLA CAMERA

Boldrini: ubiqua o assenteista?

Laura Boldrini non è molto presente in aula, impegnata a seguire eventi sociali. Ma solo quelli di una certa parte, infatti non ha ritenuto opportuno presenziare ai funerali di Maria Grazia Mattei, madre di due ragazzi bruciati da Potere Operaio.

Laura Boldrini

Come da legge, Laura Boldrini, neopresidente della Camera, ha diritto a quattro vice presidenti. Per ora ne ha solo tre (due piddini e un grillino), perché il pidiellino Maurizio Lupi è passato ad altro incarico e dell’altrettanto pidiellina Daniela Santanchè la sinistra non ne vuole sapere. Tuttavia, tre vice sono sufficienti a sostituirla onde permetterle di presenziare ai gay pride, ricevere delegati Fiom, mandare a quel paese Marchionne, non perdersi una telecamera e un microfono per far sapere come la pensa su immigrazione oves et boves e “diritti” a gogò. Essendo esponente del vendoliano Sel (Sinistra e Libertà), come la pensa, in verità, lo si sapeva anche prima della sua elezione. Berlusconi, è noto, ha dovuto per motivi di salvezza nazionale permettere che le sinistre si aggiudicassero la presidenza di entrambe le Camere. E, per evitare guai peggiori, ha perfino dovuto pregare l’ex pci Napolitano di farsi rieleggere alla presidenza della repubblica. Così, abbiamo pure un governo di salut publique a guida Pd (Letta) e una radicalissima come Emma Bonino a rappresentare all’estero quel 99,9% di italiani che non l’hanno mai votata.

Ma torniamo alla Boldrini, una delle auspicate «facce nuove» sul proscenio politico nazionale. Come rilevato da Andrea Cuomo sul «Giornale» del 9 giugno u.s., perfino Io donna, settimanale femminile del Corsera, ha notato la sua, diciamo così, non eccessiva presenza in aula, impegnata com’è a fare altro. Il suo portavoce personale ha protestato, facendo presente che le ore da lei trascorse sullo scranno istituzionale non si discostano dal monte complessivo dei suoi immediati  predecessori, Fini e Casini: intorno al 28%. Insomma, il «nuovo che avanza» parrebbe comportarsi esattamente come il «vecchio che arretra» e che il popolo-bue aveva creduto di debellare una  volta per tutte col famoso «voto di protesta» ultimo scorso (cioè, l’ascesa del M5S a secondo partito).

Naturalmente, l’ubiqua onorevole, provenendo dal Sel e, dunque, attentissima alle istanze dell’altra metà del cielo (oltre a quel quarto di cielo di colore pink o, meglio, arcobaleno), si è ben guardata dall’intervenire ai funerali di Anna Maria Mattei. In questo, era in buona compagnia d’assenza (scusate il bisticcio), visto che nessuna rappresentante (femmina) delle istituzioni ha ritenuto opportuno metterci la faccia. Sì, perché la Mattei era nient’altro che la madre di quei due ragazzi (meglio: un ragazzo e un bambino) bruciati vivi a Roma da esponenti di Potere Operaio durante gli Anni di Piombo. E la cui unica colpa era quella di avere un padre segretario di sezione del Msi. Figli di fascisti, insomma. E pazienza se, dal punto di vista di classe sociale, era proletari, visto che il loro padre faceva lo spazzino. Ma, si sa, il «proletariato» che conta è solo quello che vota giusto. Scrive la brava Romana Liuzzo (sempre sul «Giornale», stesso giorno, rubrica «Chiacchiere da Camera», titolo: «Giovani e missini? Laura non c’è») che «nemmeno la presidentessa Laura Boldrini, sempre solidal-partecipante, ha ritenuto di estendere, nell’occasione, il proprio petulante interventismo». Certo, sarebbe stato un bel gesto. E avrebbe avuto anche l’esito di tacitare quanti le rimproverano di essere di parte. Boh, magari neanche lo sapeva (in effetti, manca uno dei vice, che sono solo tre; forse sono in deficienza d’organico anche l’ufficio stampa, quello del portavoce, la segreteria…).

Ma vabbe’, non facciamo i difficili. Se uno viene scelto perché è del Sel, niente di strano che poi pensi e si comporti da sellino. Se uno si accomoda per la prima volta su un certo scranno, niente di strano che cerchi di imparare il mestiere da quelli che ci stavano prima di lui. Infine, niente di strano di tutto. Soprattutto, niente di nuovo. Forse per questo papa Francesco sta cercando di rimettere le cose a zero e ripartire dal cuore dell’uomo. In fondo, Gesù Cristo, questo fece. Si rivolse direttamente agli uomini, a ciascun uomo, e lo chiamò a conversione. La polemica «politica» coi capi di Israele non fu lui a cominciarla, ce lo trascinarono per forza provocandolo continuamente. Senza uomini e donne col «cuore nuovo», siamo condannati a ripetere stancamente il rito dei «ludi cartacei» di mussoliniana memoria, fino a quando (cosa che già sta succedendo) ci stuferemo anche di andare alle urne per manifesta impossibilità di cambiare veramente le cose. Con tutto il rispetto per Laura Boldrini, che in fondo non fa altro che fare quel che sa fare e come lo sa fare.