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Blackout in Texas, il freddo congela il Green New Deal

Un’ondata di gelo sta mettendo in ginocchio gli Stati Uniti meridionali. Il Texas aggiunge, di suo, un altro problema: un blackout che, nel momento della sua massima espansione, ha lasciato senza corrente elettrica 5 milioni di cittadini. Colpa delle rinnovabili? Aziende ed esperti dicono di no. Ma i dati suggeriscono: sì, colpa delle rinnovabili.

Texas, anche le fontane sono congelate

Un’ondata di gelo sta mettendo in ginocchio gli Stati Uniti meridionali. Il Texas aggiunge, di suo, un altro problema: un blackout che, nel momento della sua massima espansione, ha lasciato senza corrente elettrica 5 milioni di cittadini. Non meno di 2 milioni di persone sono rimaste senza corrente per oltre 36 ore dall’inizio del blackout e solo da ieri si è potuta riavere un’erogazione regolare di energia. Almeno venti sono morti negli ultimi tre giorni, sia per il freddo che per le sue conseguenze. Ad esempio una famiglia intera è stata sterminata dal monossido di carbonio, mentre cercava di riscaldarsi in auto, un altro uomo è morto bruciato mentre tentava di riscaldarsi con un falò improvvisato. Il blackout ha sicuramente peggiorato una situazione non facile. Ma mette in discussione anche gli ambiziosi piani di energia rinnovabile lanciati da Joe Biden. Quegli stessi piani che sono già al centro dell’agenda della politica energetica europea e che, in Italia, dovranno essere realizzati dal nuovo Ministero per la Transizione Ecologica, guidato dal professor Cingolani e voluto da Draghi.

Il 25% dell’energia elettrica texana è prodotta da rinnovabili: eolico soprattutto e anche energia solare, più del doppio rispetto al decennio scorso quando la produzione tramite rinnovabili ammontava a meno del 10%. Questo grande investimento nelle energie verdi ha fallito alla prova del freddo. “Le turbine eoliche sono state fermate quando la temperatura è scesa al di sotto dei -30 gradi Celsius perché è troppo freddo per poterle tenere in funzione in sicurezza”, come scriveva nei giorni scorsi il Center for the American Experiment, a proposito del calo di produzione verificatosi in tutti gli Stati Uniti nei giorni di freddo polare. Lo stesso centro studi ricorda che in occasione del vortice polare del 2019, sia gli impianti di energia solare che i campi eolici non hanno praticamente prodotto energia.

Durante il blackout il mondo politico conservatore, soprattutto quello texano, è letteralmente insorto contro i progetti di Green New Deal. “Non dovremmo più costruire turbine eoliche in Texas, l’esperimento è fallito alla grande”, ha dichiarato Sid Miller, commissario all’Agricoltura dello Stato meridionale. “Questo è un esempio perfetto del perché siano necessarie fonti energetiche affidabili, quali il gas naturale e il carbone”, ha rilanciato il senatore Steve Daines, del Montana, ma solidale con i colleghi texani rimasti al buio. Il governatore del Texas, Greg Abbott, repubblicano, va dritto al punto: “Questo (blackout, ndr) dimostra come il Green New Deal sia un affare letale per gli Stati Uniti”, ha dichiarato a Fox News. “E’ la mera dimostrazione che il carburante fossile è necessario per lo Stato del Texas, così come per gli altri Stati, per permetterci di riscaldare le nostre case in inverno e rinfrescarle d’estate”.

Come ci si poteva attendere, a questa bordata di critiche i difensori del Green New Deal hanno risposto mobilitando aziende, mondo dei media e universitari, per smontare le accuse e dimostrare l’innocenza delle rinnovabili nella crisi texana. A partire dall’azienda elettrica del Texas, la Ercot, che ha affermato, in un comunicato, come l’energia mancante sia quasi tutta prodotta da centrali elettriche tradizionali: di 46 GW staccati, ben 30 sono prodotti da gas, carbone e nucleare, solo 16 da fonti rinnovabili. “Non si deve dare la colpa solo al vento – ribadisce Wade Schauer, direttore del programma Americas power and renewables al centro di ricerca e consulenza Wood Mackenzie. A suo avviso il grande problema è unicamente nell’aumento della richiesta di energia, dovuta al grande freddo. La rete non lo ha sostenuto. Daniel Cohan, professore associato di ingegneria ambientale della Rice University, ritiene che “La performance dell’energia eolica e solare è in fondo alla lista di tutti i piccoli fattori che hanno causato l’attuale disastro”. A suo avviso, dare la colpa alle rinnovabili è “una falsa pista”. Anche per Emily Grubert, docente di ingegneria civile al Georgia Institute of Technology, le energie rinnovabili sono solo “un facile capro espiatorio” tutte le volte che un clima estremo mette in difficoltà le infrastrutture della rete elettrica. Una contro-accusa tipica di chi, in questi giorni, ha difeso le rinnovabili, riguarda il nucleare: per un allarme (poi rivelatosi falso) uno dei sei reattori in Texas è stato temporaneamente spento. I fact checkers dei grandi media, poi, si stanno letteralmente divertendo a smontare tutto ciò che i conservatori stanno pubblicando sui social network, a partire dalla foto virale dell’operazione di scongelamento di una turbina eolica, che a quanto risulta è stata scattata in Svezia, anni fa.

Foto false (o sbagliate) e proporzioni dell’energia prodotta, comunque, non sono spiegazioni esaustive e non servono a rassicurare chi inizia a dubitare della bontà delle rinnovabili. Prima di tutto perché su 25 GW prodotti dalle rinnovabili in Texas, 12 sono venuti a mancare a causa del grande freddo. Questa potrebbe essere la spiegazione anche della crisi dell’energia prodotta dalle centrali termiche, costrette a sopperire con un’extra produzione (all’aumentare improvviso della domanda, oltre che allo stop delle rinnovabili) per cui non erano pronte, non avendo abbastanza scorte di carburante. Ma si tratterebbe, dunque, di un effetto a catena provocato dalle rinnovabili, anche se poi il grosso dei blackout è stato direttamente causato dalla crisi delle centrali termiche. Inoltre è anche una questione di prospettiva: se in caso di grande freddo si ferma il 50% della produzione dell’energia rinnovabile, il problema è relativamente facile da superare se questa costituisce un quarto della produzione totale. Ma quando, secondo il Green New Deal costituirà la maggior parte o la totalità della produzione energetica, la rete elettrica sarà più stabile o meno stabile? La risposta è abbastanza intuitiva.

Eppure, a giudicare dallo schieramento di aziende, media e università in difesa delle rinnovabili, nessuno può confessare il rischio potenziale che corriamo. Quel che sta avvenendo negli Usa può essere uno spioncino sul nostro futuro: blackout causati dal gelo, che ci lasciano al freddo e al buio, mentre gli intellettuali a reti unificate ci spiegano che "non è colpa delle rinnovabili" e quindi "va tutto bene". Il Texas si spegneva, per ironia della sorte, proprio mentre l’imprenditore e filantropo Bill Gates rilasciava un’intervista ad Anderson Cooper nella trasmissione 60 Minuti, in cui proponeva una rivoluzione energetica tale da ridurre a zero le emissioni di gas serra entro il 2050. Una rivoluzione che deve richiedere “un impegno totale, come in una guerra mondiale, una contro i gas serra”. Gli Usa, da soli, consumano, attualmente, 20 milioni di barili di petrolio al giorno. Lo sforzo per ridurre a zero tale consumo (e non sarebbe l’unico passo necessario per arrivare a zero emissioni) potrebbe comportare un cambiamento totale del nostro stile di vita. Un vero Great Reset, come va di moda dire quest’anno. E tutto per avere: blackout quando fa troppo freddo per azionare le turbine eoliche?

Ps: il grande freddo di questi giorni è stato ovviamente attribuito al… riscaldamento globale.