• INTERVISTA IN ARGENTINA

Bergoglio, pace con Macrì e conservatori "in pensione"

Il Papa si fa intervistare dal più popolare quotidiano argentino per spegnere le polemiche sul suo rapporto con il presidente Macrì. "Una persona nobile". Ma ammette anche divergenze con la parte più conservatrice della Chiesa: "Dicono di no a tutto. Aspetto che vadano in pensione".

Il Papa al Sinodo

Il presidente Macrì? “Una persona nobile”. La pasionaria delle abuelas? “L’ho perdonata”. Le dimissioni di Papa Benedetto XVI? “Una scelta di governo. La sua ultima”. Gli argentini che vorrebbero farsi portavoce del pensiero del Papa? “L’unico portavoce è la sala stampa”. Un tempo si sarebbe chiamata intervista estintore, di quelle che servono spegnere incendi e probabili motivi di conflitto.

E il Papa domenica mattina ne ha fatta una. Sul suo quotidiano preferito, quello che leggeva in Argentina prima di diventare Papa, la Nacion. L’intervista a tutto campo all’ammiraglia dell’informazione argentina, per noi equivale più o meno al Corriere della Sera, è servita a Bergoglio a lanciare un messaggio preciso al presidente Mauricio Macrì: non c’è nessun problema, "però una volta un problema l’abbiamo avuto, ma lo abbiamo risolto". Papa Francesco non ha accennato a quale fosse la problematica incontrata durante i sei anni in cui Macrì e Bergoglio erano uno Arcivescovo di Buenos Aires e l’altro sindaco della capitale porteña. Ma mentre diceva che “in sei anni è una media piuttosto bassa”, specificava che certe cose si risolvono in privato.

Nei mesi scorsi sulla stampa argentina Bergoglio era stato oggetto di diverse critiche per come si era approcciato con alcuni oppositori del nuovo presidente argentino, come ad esempio Hebe de Bonafini, la leader più oltranzista delle Abuelas de Plaza de Mayo, aperta sostenitrice di Christina Kirchner, ex presidente argentina e nemica giurata di Macrì. Complice anche la donazione effettuata dal governo per sostenere le Scholas Occurrentes, progetto educativo sbarcato in Vaticano. La donazione era stata bloccata e si vociferò che a volerlo fu proprio il Papa perché non accettava l’idea che il presidente Macrì si facesse pubblicità usando il Papa.

Nell’intervista Bergoglio ha smentito questa lettura limitandosi a dire di aver consigliato i responsabili di Scholas a stare attenti a non cadere nella corruzione o nella gestione errata dei fondi. Una frase che si è rivelata quanto mai attuale dato che proprio ieri è uscita la notizia che è stato aperto un fascicolo per traffico di influenze illecite proprio nella gestione della Ong vicina a Papa Francesco. Allo studio dell’indagine ci sono diversi casi, tra cui una donazione di 2 milioni di euro per una sede delle Scholas a Buenos Aires che non è mai stata costruita, quando a occupare il balcone principale della Casa Rosada era Christina Kirchner.

Il Papa ha toccato tematiche prevalentemente argentine, come ad esempio il suo rapporto con Gustavo Vera, un attivista di estrema sinistra ora ricondotto da Bergoglio su posizioni più “peroniste” che però “non è il portavoce del Papa in Argentina” e ha confidato da avere un ottimo rapporto di amicizia personale con ben tre esponenti del governo di Macrì: i ministri dell’Istruzione, Esteban Bullrich, del Lavoro, Jorge Triaca, della cui madre il Pontefice è amico, e il ministro degli Esteri, Susana Malcorra. Tutti ricevuti negli ultimi anni in Vaticano.

E certo che Macrì da parte sua ha mostrato di essere il più vicino possibile al Pontefice. Ad esempio partecipando ed intervenendo al Congresso Eucaristico argentino del mese scorso nel corso del quale fece anche un appassionato riferimento alla fede e a Gesù che lasciò di stucco i suoi oppositori. Immaginate se si fosse presentato Renzi ad un evento religioso della Cei, ma evidentemente, come spesso accade in Sudamerica, i protocolli istituzionali sono diversi dai nostri.

L’intervista è scivolata via in maniera abbastanza indolore quasi fino alla fine, però. E’ qui, all’ultima domanda dell’intervistatore Joaqín Morales Solá, che Francesco ha abbozzato un accenno polemico. Su un argomento che non ha nulla a che fare con la politica argentina, ma con il governo della Chiesa.

La domanda dell’intervistatore era di quelle a bruciapelo: “Qual è il suo rapporto con gli ultraconservatori della Chiesa?”. Domanda alla quale si poteva rispondere in molti modi, anche diplomaticamente parlando. La sua risposta è apparsa tranchant. Ecco la traduzione che nel pomeriggio ne ha dato l’Osservatore Romano: «Fanno il loro lavoro e io faccio il mio. Voglio una Chiesa aperta, comprensiva, che accompagni le famiglie ferite. Loro dicono di no a tutto. Io continuo il mio cammino senza guardare di lato. Non taglio teste. Non mi è mai piaciuto farlo. Glielo ripeto: rifiuto il conflitto. I chiodi si tolgono facendo pressione verso l’alto. O li si mette a riposare, di lato, quando arriva l’età della pensione».

Inutile però cercare di scoprire a chi si riferisse. E in riferimento a che cosa “loro dicono di no a tutto”. Il messaggio però è chiaro. 

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