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Basta indugi: questo studio promuove l'idrossiclorochina

Lo studio, condotto dai ricercatori Prodromos e Rumschlag e pubblicato su New Microbes and New Infections, ha dimostrato l’efficacia dell'idrossiclorochina contro il Covid-19, in particolare se somministrata nelle fasi precoci della malattia, quelle di insorgenza, quelle dove, secondo certe bozze di protocolli che è dato da vedere, si vorrebbe trattare i pazienti con il solo Paracetamolo. 

Sulla Clorochina si sta giocando una partita importantissima. Quello che è in gioco è la possibilità che possa esistere una Medicina della responsabilità, una Medicina che preveda la possibilità di ogni medico di esercitare la propria professione secondo scienza e coscienza. Una Medicina dove il medico sia libero di utilizzare determinati farmaci. O meglio: i farmaci che si sono rivelati come efficaci e sicuri. Il caso dell’Idrossiclorochina che la Bussola sta seguendo è davvero emblematico.

Fin da marzo chi scrive indicava la clorochina come uno dei principali presidi terapeutici a disposizione dei medici, riprendendo esperienze del passato (la prima Sars del 2002) e gli studi del professor Rouault. Altri medici hanno raccontato dalle nostre colonne le proprie esperienze di cura con questo farmaco. Anche a livello internazionale abbiamo avuto numerose evidenze dell’efficacia di questo vecchio farmaco per contrastare il Covid. Eppure c’è chi continua ostinatamente a fare muro, a negare la validità dell’HCQ, a discettare su suoi possibili effetti collaterali.

Contro questa ostilità preconcetta, non si può che ricorrere alle prove, alla Medicina basata sull’evidenza.

Vogliono le dimostrazioni concrete dell’efficacia e della sicurezza di questo farmaco? Dimostrazioni peraltro che non vengono richieste invece per i nuovissimi vaccini freschi di sperimentazioni-lampo, e che devono essere accettati con un atto di fede cieca? Ci sono, eccome.

Una di queste è l’importante recente studio riportato sulla rivista New Microbes and New Infections: Hydroxychloroquine is effective, and consistently so when provided early, for COVID-19: a systematic review.

Lo studio, condotto dai ricercatori Prodromos e Rumschlag ha dimostrato l’efficacia contro la malattia da Covid-19, in particolare se somministrato nelle fasi precoci della malattia, quelle di insorgenza, quelle - per capirci - dove secondo certe bozze di protocolli che è dato da vedere si vorrebbe trattare i pazienti con il solo Paracetamolo. Secondo invece questa ricerca, l’Idrossiclorochina (HCQ) è risultata essere costantemente efficace contro COVID-19 somministrata precocemente, e quindi in ambito domiciliare.  È stato inoltre riscontrato che è complessivamente efficace anche negli studi sui pazienti ospedalizzati, che sono quindi giunti ai reparti in condizioni molto serie. Inoltre, non sono stati riscontrati eventi avversi di mortalità o gravi per la sicurezza.

L'idrossiclorochina (HCQ) ha dimostrato di avere efficacia con o senza associazione all’antibiotico Azitromicina. I ricercatori hanno anche ipotizzato che alcuni studi che non sono riusciti a dimostrare l'efficacia sarebbero stati prevenuti contro l'efficacia positiva e che nessuno studio imparziale avrebbe mostrato un peggioramento.

Veniamo quindi alla delicata questione degli eventi avversi, che i denigratori del vecchio farmaco antimalarico cercano in tutti i modi di enfatizzare.

Lo studio presentato da Science Direct dimostra dati alla mano un'assenza totale di mortalità a seguito del trattamento con HCQ. Gli eventi avversi emersi nel corso di 43 studi erano effetti collaterali già noti nell’uso di HCQ: nausea, mal di stomaco, mal di testa, prurito. Effetti collaterali determinati da moltissimi farmaci e vaccini. Niente di eccezionale, niente di eclatante e in ogni caso un piccolo prezzo da pagare in cambio della piena guarigione dall’infezione da Covid. Un rapporto costi/benefici tutto a vantaggio dell’HCQ.

L’Idrossiclorochina è stata utilizzata con buona sicurezza per più di 50 anni; gli eventi avversi relativamente minori osservati in questi studi sono coerenti con questo buon profilo di sicurezza.

In conclusione: è stato dimostrato in modo scientificamente evidente che l'HCQ è sicura per il trattamento del COVID-19, è efficace quanto prima venga somministrata (e quindi bando agli indugi), ed è essenziale per ridurre drasticamente le ospedalizzazioni che mettono a rischio la tenuta del Sistema Ospedaliero. Davanti a queste evidenze non si può che richiedere che nelle linee guida terapeutiche abbia un ruolo di rilievo. Una scelta di responsabilità che darebbe speranza a tanti malati.