Autonomia, la Lombardia la vuole e accelera le pre-intese col governo
L'obiettivo più ambizioso finora raggiunto dalla Lombardia, in cerca di autonomia. Sono stati sottoscritti e approvati i primi schemi di intesa fra Governo e Regione, per trasferire a Milano competenze di protezione civile, professioni, previdenza e sanità.
La Lombardia compie un passo che, per il mondo autonomista, ha un valore storico: il Consiglio regionale ha approvato la Risoluzione che adotta i due schemi di intesa sottoscritti tra il Governo e la Regione sull’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Un passaggio che avvicina l’obiettivo inseguito dalla Lombardia per decenni e che ha trovato una svolta decisiva con il referendum consultivo del 22 ottobre 2017, fortemente voluto dall’allora presidente Roberto Maroni. In quell’occasione il 95,1% dei votanti lombardi si espresse a favore di una maggiore autonomia della Regione, dando un mandato politico inequivocabile alla classe dirigente regionale. Oggi, a distanza di quasi nove anni da quel voto, quel percorso entra in una fase nuova e più concreta.
Il via libera del Consiglio regionale lombardo autorizza infatti il presidente Attilio Fontana alla sottoscrizione definitiva delle intese con il Governo. Successivamente toccherà al Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, approvare un disegno di legge che recepisca gli accordi. Il provvedimento dovrà poi passare all’esame di Camera e Senato, dove sarà necessaria l’approvazione definitiva prevista dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Non è dunque ancora il traguardo finale, ma un passaggio istituzionale di grande rilievo. Le intese riguardano quattro ambiti: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute, limitatamente agli aspetti legati al coordinamento della finanza pubblica. E proprio sui contenuti delle nuove competenze si misura la portata concreta del percorso autonomista. In materia di Protezione civile, la Lombardia potrà contare su maggiori strumenti per affrontare le emergenze locali: il presidente della Regione potrà emanare ordinanze in deroga alle norme statali, per un periodo massimo di due anni, e potranno essere aperte contabilità speciali presso la Tesoreria dello Stato anche per le emergenze di carattere regionale. In caso di eventi di rilievo nazionale, il ruolo di commissario delegato potrà essere affidato al presidente della Regione o a un suo delegato, d’intesa con la Protezione civile.
La Regione avrà inoltre maggiore autonomia nel reclutamento urgente del personale e nella formazione degli operatori. Sul fronte delle professioni, l’autonomia consentirà di intervenire sulle attività caratterizzate da uno stretto legame con il territorio, valorizzandone peculiarità ed eccellenze, mentre resteranno fuori dal perimetro regionale le professioni sanitarie e quelle ordinistiche. Per quanto riguarda la previdenza complementare e integrativa, la Lombardia assumerà la rappresentanza negoziale per i propri dipendenti e per quelli del Servizio sanitario regionale, con la possibilità di promuovere fondi pensione dedicati su base regionale attraverso apposite convenzioni. Un primo banco di prova sarà la valorizzazione del fondo pensione dei dipendenti regionali e locali. Ancora più rilevante, per dimensioni e ricadute, è il capitolo della tutela della salute. La Regione potrà gestire con maggiore flessibilità le risorse, stabilire tariffe differenti di rimborso sanitario rispetto a quelle nazionali, purché sostenute dal bilancio regionale, e disporre di maggiore autonomia nella gestione dei fondi statali destinati agli investimenti nel patrimonio edilizio e tecnologico della sanità. Sarà inoltre possibile istituire e gestire fondi sanitari integrativi regionali, sempre nel rispetto della garanzia dei livelli essenziali di assistenza, destinare risorse aggiuntive alle assunzioni straordinarie di personale sanitario e al pagamento di prestazioni aggiuntive e riallocare in altri settori della sanità i risparmi derivanti dall’efficientamento dei fondi vincolati.
Per Attilio Fontana il voto rappresenta “un risultato storico”, ma non la conclusione del percorso. Il presidente lombardo ha infatti sottolineato che si tratta del “primo tassello” di una più ampia ridefinizione dei rapporti tra Stato e Regioni, con l’obiettivo, nella sua visione, non di indebolire lo Stato ma di renderlo più moderno e responsabile, valorizzando differenze ed eccellenze territoriali. E la partita, per la Lombardia, non si fermerà alle materie già comprese nelle intese. La risoluzione approvata dal Consiglio regionale conferisce infatti a Fontana il mandato di proseguire il negoziato sulle altre materie che la Costituzione consente di trasferire alle Regioni. Un punto che il governatore ha rivendicato con chiarezza, annunciando l’intenzione di andare avanti. Soddisfatto anche il sottosegretario regionale all’Autonomia Mauro Piazza, che ha seguito l’iter della riforma e ha letto il voto come la chiusura di un cerchio aperto nel 2015, quando il Consiglio regionale approvò il referendum consultivo poi celebrato nel 2017.
Ma la Lombardia non è sola in questo percorso. Anche Liguria, Piemonte e Veneto si stanno muovendo nella stessa direzione, delineando un asse di quattro Regioni del Nord impegnate, con tempi e modalità proprie, sul terreno dell’autonomia differenziata. Per la Lombardia, dunque, il voto del Consiglio regionale segna il passaggio da una battaglia politica e identitaria a una fase eminentemente istituzionale. Quello che per anni è stato uno dei cavalli di battaglia della Lega e del regionalismo lombardo entra ora nel percorso previsto dalla Costituzione. La strada resta ancora lunga e passerà necessariamente dal Parlamento, ma per la prima volta l’autonomia lombarda non è soltanto una rivendicazione politica: è contenuta in schemi di intesa destinati a trasformarsi, se approvati definitivamente, in nuove competenze della Regione. Un risultato che Fontana definisce un primo tassello e che, per il fronte autonomista, rappresenta invece l’avvicinamento più concreto mai raggiunto a un obiettivo inseguito fin dall’avvento della Lega e rilanciato con forza dalla stagione di Maroni.


