• Grammatica gender e Accademia della Crusca/7

Asterisco bocciato a metà

Il politicamente corretto ha diffuso ormai da qualche anno il simbolo dell’asterisco, che va ad elidere le lettere indicati il genere grammaticale maschile e femminile (o/i e a/e), come simbolo inclusivo del genere maschile e femminile, adatto quindi anche per le persone cosiddette “non binarie”, ossia persone che non si riconoscono né nel sesso maschile né in quello femminile.

Il parere dell’Accademia della Crusca sull’asterisco è il seguente: “se consideriamo che l’uso grafico dell’asterisco si concentra in comunicazioni scritte o trasmesse che sono destinate unicamente alla lettura silenziosa e che hanno carattere privato, professionale o sindacale all’interno di gruppi omogenei (spesso anche sul piano ideologico), in tali àmbiti (in cui sono presenti abbreviazioni convenzionali come sg., pagg., f.to, estranee all’uso comune) può essere considerato una semplice alternativa alla sbarretta sopra ricordata, rispetto alla quale presenterebbe il vantaggio di includere anche le persone non binarie. L’asterisco non è invece utilizzabile, a nostro parere, in testi di legge, avvisi o comunicazioni pubbliche, dove potrebbe causare sconcerto e incomprensione in molte fasce di utenti, né, tanto meno, in testi che prevedono una lettura ad alta voce”.

In breve il rifiuto parziale da parte dell’Accademia è motivato solo  da elementi di carattere pragmatico, non per motivi di carattere filosofico che dovrebbero comunque guidare i giudizi dell’Accademia: se l’asterisco, qualora entrasse nell’uso comune, potrebbe legittimamente essere usato per indicare i maschi e le femmine, tale uso in relazione alle persone non binarie dovrebbe invece essere contrastato perché una persona non dovrebbe che percepirsi come maschio o femmina.