• IL DDL LEPRI

Assegni familiari, tutte le ombre della riforma

Procede l'iter del Ddl Lepri che riforma gli assegni familiari con novità per partite iva e incapienti. Ma penalizza le famiglie numerose che arriveranno a percepire meno di adesso. Protesta l'Associazione e il senatore Dem garantisce una clausola di salvaguardia, che però sarà vincolata ai decreti attuativi. Ma resta un vizio di fondo: una vera politica di rilancio demografico non può basarsi su bonus e piccole iniezioni: serve una politica di sistema che ancora non si vede. 

-L'ULTIMO GIAPPONESE, UN PAESE SENZA FUTURO di Matteo Borghi

Stefano Lepri

L’intenzione è ambiziosa: aumentare la base delle famiglie che possono beneficiare degli aiuti di Stato con l’ottica di rilanciare le politiche demografiche. La riforma degli assegni familiari che va sotto il nome di Ddl Lepri, dal nome del senatore Pd Stefano Lepri che l’ha scritta e portata in Commissione Finanze sembra essere l’unico provvedimento con il quale Parlamento e Governo si inseriscono nelle politiche di sostegno familiare. Dopo anni di politiche depressive per famiglia e demografia quella del Ddl Lepri sembra essere una risposta, seppur timida, alla crescente richiesta di ossigeno per le famiglie italiane, strozzate dal calo dei consumi e da una tassazione che non tiene conto veramente del numero di figli. Ma seppur incoraggiante, il provvedimento legislativo non è a conti fatti la panacea dei problemi italiani. Anzi, per certi versi rischia di peggiorare sensibilmente la situazione, soprattutto se l’ambizione dichiarata, fare più figli, è quella di invertire il costante segno meno davanti al tasso di sostituzione.

Qualche principio giusto però il Ddl lo afferma. Anzitutto l’intenzione di rivedere il meccanismo degli assegni familiari allargando la base dei beneficiari anche ai liberi professionisti e agli incapienti, che fino ad oggi sono esclusi da questa misura. In secondo luogo va premiato lo sforzo della maggioranza Pd di considerare quella demografica come una sfida per il Paese. Ma quanto urgente? Certo, il governo è pronto a stanziare circa 4 miliardi in più rispetto ad oggi per questa misura. Ma è una politica dei piccoli passi che non si sposa con la crisi endemica attuale che avrebbe bisogno di uno choc. Le insidie e le sperequazioni sono dietro l’angolo come ha evidenziato l’Associazione Famiglie numerose che, buste paga dei suoi associati alla mano, ha dimostrato come il provvedimento sia svantaggioso proprio per i nuclei famigliari con 4 o più figli.

Carlo Dionedi è vicepresidente dell’Associazione Famiglie Numerose e alla Nuova BQ confessa di aver preso con la massima serietà l’intenzione di Lepri, ma di non essere del tutto convinto. “E’ chiaro che il Fattore famiglia sarebbe l’ideale, ma dobbiamo constatare che è la prima volta che un provvedimento di sostegno per i carichi familiari arriva così vicino all’approvazione – spiega -. Basti pensare che un Ddl di riforma era stato presentato anche dal nostro ex presidente Mario Sberna, ma giace da tempo nei cassetti della Camera”.

Oltre alla novità dell’inserimento di partite iva e incapienti, Dionedi sottolinea la positività che per la prima volta il Pd non affronta la tematica con arroganza o supponenza. Però c’è un punto dolente. Ed è rappresentato dalle ricadute che il Ddl avrà sulle famiglie numerose. “Abbiamo chiesto in queste settimane ai nostri associati le buste paga e le dichiarazioni dei redditi per provare a fare delle proiezioni. Ebbene: il risultato non è dei più incoraggianti.

Il nuovo sistema elimina le detrazioni Irpef per figli a carico e unifica tutto in un assegno onnicomprensivo. Dai dati in nostro possesso, che abbiamo immediatamente fatto conoscere a Lepri, le famiglie che hanno 1 o 2 figli hanno un guadagno, quelle con tre figli hanno un peggioramento solo su determinati redditi mentre le famiglie con 4 o più figli avranno un notevole peggioramento. E’ chiaro che così non va”.

L’associazione ha ottenuto da Lepri l’impegno a lavorare per una clausola di salvaguardia che tuteli quei nuclei extra large che sarebbero penalizzati. Ma anche la clausola di salvaguardia ha le sue ombre. Come faranno i Caf a tenere aggiornati i loro software con il vecchio sistema? Con quali garanzie? Inoltre il provvedimento del Governo sembra nato per rilanciare i consumi di chi ha 1 o 2 figli, che si vedrebbero recapitare nei primi tre anni di vita un assegno di 200 euro, che poi scenderà sensibilmente dai 3 ai 18 anni e ulteriormente dai 18 ai 26.

Tanto più che il disegno di legge sembra contraddire il principio costituzionale sancito dall’articolo 31 che garantisce un trattamento di favore nei confronti delle famiglie numerose. Che fare?

A queste domande Lepri non si è sottratto. “Attualmente stiamo lavorando in Commissione per migliorare le soglie di selettività – spiega l’estensore alla Nuova BQ -. Anzitutto si parla di Isee e non di reddito Isee dove il beneficio si riduce oltre i 30mila euro Isee e viene escluso oltre i 50mila”.

Per quanto riguarda le Famiglie Numerose “la misura prevede una clausola di salvaguardia che andrebbe a correggere le eventuali iniquità che dovessero sorgere in modo che le famiglie possano portarsi dietro la dote attuale senza perderci”. Ma con quali rischi? “Questa è una legge quadro, quindi dovranno poi essere i decreti attuativi a implementare nei casi concreti il fabbisogno. Quel che è certo è che con questa misura universalistica e di semplificazione daremmo a ogni famiglia che vuole mettere al mondo un figlio la certezza che dal settimo mese di gravidanza fino ai 25 anni potranno contare su una certa cifra. In un’ottica di calo demografico il vantaggio rispetto alle misure in campo è un’assicurazione, una dote certa”.

Basterà? Di sicuro il governo metterà sul piatto 4 miliardi in più, che si andranno ad aggiungere agli attuali 16 per un totale di 20 miliardi di spesa. “Ed è su questo che si sta facendo battaglia – ha proseguito Lepri – per inserire il provvedimento nel Def e avere così la certezza di portarlo in Legge di stabilità per il 2018. Su questo c’è una grande convergenza sia a livello trasversale che all’interno del Pd, dove anche lo sfidante di Renzi, Orlando, ha dato il suo via libera.

Basteranno le rassicurazioni di Lepri? Quel che è certo è che il provvedimento non sembra aver tenuto conto dei “consigli” dei demografi, anzi ci sarebbe da chiedersi quali demografi siano stati consultati da parte del Governo per definire la riforma degli assegni familiari una rivoluzione in chiave demografica. È assodato infatti che per invertire il trend negativo servono interventi massicci, strutturali, generativi nel campo del welfare, della scuola oltre che della fiscalità e non piccole iniezioni in busta paga secondo la politica ormai affermatasi negli ultimi due governi del bonus.

Tanto più che da un sistema a curve come quello precedente, il nuovo impianto introduce gli scaglioni che sono penalizzanti per alcuni e vantaggiosi per altri, quindi non proprio all’insegna dell’equità. In sostanza: piccoli incentivi non sono sufficienti per “convincere” chi vuole passare da 0 a due figli, mentre questa politica potrebbe funzionare per chi ad esempio è già aperto alla vita e vorrebbe passare da 3 a 4, ma questa categoria ne risulta guarda caso penalizzata.

Resta dunque un’inquietudine di fondo: il provvedimento potrebbe non solo raffreddare la spinta demografica ma addirittura peggiorarla ancora di più perché non mirata secondo i bisogni e soprattutto fatta disincentivando il principio delle famiglie numerose a riprova che aiutare le famiglie significa mettere in campo una politica prima di tutto culturale secondo una visione della vita a 360 gradi e non solo meramente fiscale. L’esperienza di Paesi vicini come la Francia insegna.