• DIETRO IL LICENZIAMENTO DI BANNON

Afghanistan, Trump intrappolato nella guerra più lunga

Donald Trump ha deciso, dichiarando solennemente a Fort Myers, per l’ennesima volta, un maggiore impegno militare Usa in Afghanistan. Dietro il cambiamento di idea del presidente si fa largo l'ipotesi di un condizionamento di una "giunta militare" dietro il siluramento del consigliere Bannon. 

Un annuncio solenne che non cambia nulla, o quasi. Donald Trump ha deciso, dichiarando solennemente a Fort Myers, per l’ennesima volta, un maggiore impegno militare Usa in Afghanistan. Il presidente ha evidenziato i rischi di "uscita prematura" dal conflitto che coinvolge gli Stati Uniti dall’ottobre 2001, la guerra “più lunga della storia americana". Nella base in Virginia, Trump ha ricordato che inizialmente voleva abbandonare Kabul ma che ora vuole restare fino alla "vittoria finale" per non lasciare “vuoti che i terroristi sarebbero pronti a colmare come è avvenuto in Iraq.

“Avevo promesso di uscire dalla guerra in Afghanistan, avevo seguito il mio istinto. Ma è diverso quando sei presidente, quando sei seduto dietro alla scrivania dell'Ufficio Ovale. Adesso ho deciso una strategia per continuare una guerra che deve finire non in una data stabilita, dando un numero, ma quando saranno raggiunti degli obiettivi", ha detto Trump.

“Abbandonare Kabul, significherebbe anche disonorare i militari Usa morti in Afghanistan” ha proseguito il presidente, indicando gli uomini in divisa come esempio di "unità" nel Paese: una frase che ha consentito al presidente di indicare le forze armate come esempio di convivenza di razze e culture diverse unite dal patriottismo. 

Nessun dettaglio però sul numero dei rinforzi, sui tempi di schieramento e sull’impiego di queste forze.

"Non dirò' quando attaccheremo ma attaccheremo" ha detto senza però far capire in cosa consista questa “nuova strategia”.

Il piano approvato a inizio luglio dalla Casa Bianca e caldeggiato dal Pentagono prevede l'invio di 3.900 militari  che si aggiungeranno agli 8.400 già dispiegati nel paese asiatico dei quali 6.900 impegnati nella missione Nato Resolute Support che offre solo addestramento e consulenza alle forze di Kabul (di cui fanno parte anche 5mila militari alleati inclusi 950 italiani, 850 tedeschi e altrettanti turchi) mentre altri 1.500 militari USA compongono le forze aeree e terrestri da combattimento dell’Operazione Freedom Sentinel.

“L'obiettivo degli Usa non è quello di ricostruire il Paese o di esportare la democrazia con l'esercito perchè a decidere il futuro di Kabul saranno gli afghani. Lo scopo di questa campagna è proteggere gli americani, impedire un altro 11 settembre, sconfiggere ed eliminare i terroristi per sempre".

Difficile però farlo con così pochi militari soprattutto tenendo conto che prima del ritiro voluto da Barack Obama e iniziato nel 2011 in Afghanistan c’erano 140 mila militari alleati, comunque i insufficienti ad annientare il nemico.

Trump inoltre non ha specificato se i rinforzi avranno compiti solo di combattimento o se vi saranno anche altri consiglieri militari destinati ad affiancare i soldati afghani.

Vale la pena evidenziare che Trump è sceso ufficialmente in campo sulla guerra afghana solo dopo aver cacciato Steve Bannon, probabilmente su pressioni anche del Pentagono, uomo che all’interno dell’Amministrazione caldeggiava l’invio in Afghanistan di un esercito di 5 mila contractors con un centinaio di aerei ed elicotteri della società militare privata Academi.

Un piano che suscitò perplessità, avrebbe comportato un forte risparmio finanziario (10 miliardi annui di costo annuo, almeno un quinto del costo della missione militare) e minori rischi politici (i “mercenari” morti in guerra hanno un peso minore dei militari caduti) ma che è stato duramente osteggiato dai generali dell’Amministrazione Trump che temono la concorrenza delle Private Military Companies.

La tempistica tra il siluramento di Bannon e l’immediato ’annuncio di Trump sull’Afghanistan induce a pensare che sia stata proprio la “giunta militare” di Trump a premere per il licenziamento del consigliere.

Trump ha poi attaccato il Pakistan (“non possiamo stare in silenzio e lasciare che i terroristi continuino a essere liberi in Pakistan") confermando la crescente intesa con l’India, a quanto pare pronta a inviare 5 mila militari in Afghanistan.

Il segretario alla Difesa americano James Mattis ha detto che anche gli alleati sono pronti a inviare altre truppe in Afghanistan, tema che interessa anche il futuro del contingente italiano schierato a Herat. Reazioni positive al discorso di Trump sono giunte dal governo di Kabul e dalla NATO mentre per il portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, “finché ci sarà anche un solo soldato americano sul nostro territorio e finché proseguiranno a imporci la guerra proseguiremo la nostra jihad con piena determinazione".