Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santa Maria Maddalena a cura di Ermes Dovico
POLONIA

Adamowicz, i sospetti al contrario sull'omicidio di Danzica

I media alludono a Kaczyński come mandante dell’omicidio. Il gioco del sospetto, tuttavia, potrebbe valere anche al contrario: il PO, il partito del sindaco Adamowicz, assassinato è in grave difficoltà. Il «martirio» di un politico europeista, pro-migranti e pro-LGBTQ è manna per il partito liberal polacco; soprattutto se alimenta la leggenda del rinascente (inesistente) «nazismo» polacco.

Esteri 16_01_2019

Chi era Paweł Adamowicz, ucciso sul palco di un (controverso) evento benefico (Wielkiej Orkiestry Świątecznej Pomocy) il 15 gennaio scorso?

I giornali italiani sono concordi: europeista, pro-migranti,  gay-friendly. Ovviamente «diversi osservatori ritengono che il gesto dell’assalitore potrebbe essere stato condizionato dal clima di crescente tensione sociale e violenza verbale presente nel dibattito politico del paese». Vi lascio immaginare il resto.

Ma cerchiamo di rispondere alla domanda iniziale: chi era Paweł Adamowicz? La risposta non è semplice. Si è laureato in giurisprudenza e ha conseguito un dottorato in economia. Dopo il crollo del regime ha militato nel partito ultra-liberista polacco KLD (Kongres Liberalno-Demokratyczny) insieme a Donald Tusk; nel Partito Conservatore (PK) e nel Partito Popolare Conservatore (SKL). Quando, nel 1995, gli ex dipendenti della sezione polacca di Radio Free Europe (un progetto CIA) fondano una associazione, Adamowicz è tra i soci.  Nel 2001 è tra i fondatori di Platforma Obywatelska (PO), il partito che ha portato Tusk al governo.
È stato sindaco di Danzica, ininterrottamente, dal 1998 al 2019.

In Polonia, tuttavia, più che per la sua carriera politica Adamowicz è noto per le numerose indagini che lo hanno coinvolto.

Innanzitutto è milionario, con un vero e proprio impero immobiliare. L’origine della sua fortuna non è chiara. È vero: Adamowicz amministratore di diverse società pubbliche (dal porto ai fornitori di energia di Danzica); ma si dice che il suo patrimonio sia frutto di regali della suocera Janina Abramska che, da gestore di un chiosco di gelati, è diventata una assicuratrice di successo. I clienti di Janina Abramska? Le istituzione municipali di Danzica. Così, perlomeno, dicono.

Oltre ad avere un’origine incerta, la sua immensa fortuna è spesso vittima di dimenticanze fiscali: nel 2015, infatti, gli sono state contestate diverse irregolarità fiscali. Fortunatamente per Adamowicz, il tribunale di Danzica è intervenuto per sospendere indefinitamente il procedimento.

Nel 2018 è stato accusato di violenza fisica e calunnia nei confronti di un attivista nazionalista; anche in questo caso è intervenuto il tribunale di Danzica per sospendere il procedimento nei confronti del sindaco.

Adamowicz è stato coinvolto (insieme al figlio di Tusk) in uno degli scandali polacchi più clamorosi, quello riguardante la società finanziaria Amber Gold. Ha dichiarato di non saperne niente e l’inchiesta è finita lì…

Chi lo ha ucciso, e perché? Stefan W., l’assassino, è un ragazzo ventisettenne. Si è avvicinato al palco indossando un cartellino di riconoscimento riservato ai giornalisti. L’ha rubato? Gli è stato dato? Non si sa. Quello che risulta dai filmati è che si è avvicinato indisturbato dal sindaco e l’ha pugnalato in modo «professionale»: dal basso verso l’alto e non viceversa, come farebbe un aggressore improvvisato. Dopo di che, è rimasto sul palco infiniti secondi ad esultare con il coltello in mano senza che nessuno osasse fermarlo. Addirittura ha preso un microfono e ha gridato che era stato in galera e lì torturato per colpa di Platforma Obywatelska (PO). Cosa significa? Non è chiaro, e non so se lo sarà mai. Pare che soffra di disturbi mentali (schizofrenia) e che, nel 2013, abbia perpetrato alcune violente rapine per giocare d’azzardo; condannato, è stato rilasciato piuttosto velocemente. Spero che adesso i lettori della Bussola abbiano chiaro il motivo della riforma della giustizia fortemente voluta da Kaczyński...

Qualcuno si chiederà come sia possibile che non ci fossero misure di sicurezza adeguate per l’evento. La risposta è piuttosto semplice. La procedura di sicurezza applicata all’evento dal comune di Danzica non è stata quella prevista per gli «eventi di massa» (efficiente ma costosa); bensì quella che riguarda la «sicurezza del traffico» e che non prevede alcuna misura di sicurezza particolare. Sta di fatto che, a vigilare sull’evento, c’erano dei dipendenti di un’agenzia di sicurezza privata e – pare – solo una pattuglia della polizia nelle vicinanze.

Come abbiamo visto, i media fanno allusioni sul fatto che Kaczyński sia il mandante dell’omicidio. Il gioco del sospetto, tuttavia, potrebbe valere anche al contrario: il PO (nonostante ciò che hanno scritto i media italiani dopo le ultime elezioni amministrative polacche) è in grave difficoltà. Il «martirio» di un politico europeista, pro-migranti e pro-LGBTQ è manna per il partito liberal polacco; soprattutto se alimenta la leggenda del rinascente (inesistente) «nazismo» polacco.