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Aborti multipli, i dati shock che si vogliono ignorare

Nel 2018 in Gran Bretagna sono stati praticati 84.258 interventi abortivi ripetuti, 4.389 donne (incluse 23 adolescenti) hanno abortito per la quarta volta e ben 172 addirittura per la settima. La Spuc lancia l'allarme spiegando che questi dati mostrano il «tradimento verso donne e ragazze vulnerabili che hanno bisogno di aiuto, non di aborti». Perché il problema è culturale.

Come spesso capita per le vere emergenze, i grandi media non ne parlano o lo fanno appena, giusto il minimo sindacale. E pensare che il Regno Unito si trova da tempo a fronteggiare un problema non solo tangibile ma immenso, anche se poco noto: quello degli aborti. Che, tanto per cominciare, in controtendenza rispetto ad altri Paesi europei, sono in continuo aumento, con i 201.870 del 2014 divenuti 202.520 nel 2016 e addirittura 218.581 lo scorso anno. Oltre 16.000 aborti in più in appena quattro anni sono, oggettivamente, una crescita enorme. Il punto è che, se si scava in questi già allarmanti dati, ne saltan fuori di ancora più drammatici.

Chi ha provato a farlo è stata la Society for the Protection of Unborn Children (Spuc), una delle organizzazioni pro life più antiche non solo del Regno Unito ma del mondo, dato che è stata fondata nel lontano gennaio 1967, quando il Parlamento anglosassone era alle prese con la legalizzazione dell’aborto. Ebbene, che cosa hanno scoperto i pro life inglesi? Un dato sconvolgente: nel Paese sono in continuo aumento gli aborti ripetuti o multipli. Nello specifico, nel 2018 in Gran Bretagna sono stati effettuati ben 84.258 interventi abortivi ripetuti - di cui 3.332 su adolescenti -, con un aumento complessivo del 7% sul 2017 e un aumento dell'11 per cento sul 2016.

Ci si potrebbe evidentemente fermare qui, tanto è già emergenziale lo scenario, se non fosse che, in quei 84.258 aborti, si nasconde un abisso ancora più profondo: quello delle donne che abortiscono non due, ma anche quattro, cinque o sei volte o anche più. L’analisi della Spuc sui dati ufficiali ha messo in luce come lo scorso anno ben 718 donne - tra cui 5 adolescenti - hanno abortito per la sesta volta, e ben 172 per la settima volta. Un dato, quest’ultimo, in aumento del 26% rispetto al 2016. Le donne che hanno abortito per la quarta volta sono invece state 4.389 donne, tra cui 23 adolescenti.

Ora, davanti a numeri del genere è del tutto evidente come non occorra essere cattolici - e, a ben vedere, neppure pro life - per provare un sincero senso di orrore. Gli stessi militanti della Spuc sono rimasti senza parole da quanto è emerso dal loro studio, scenario che viene considerato come l’esito amarissimo dell’abbandono a sé stesse di innumerevoli donne sole e vulnerabili. «Le donne che hanno abortito ripetutamente chiedono aiuto», ha dichiarato Antonia Tully, direttrice delle campagne dell’organizzazione pro life, la quale ha poi aggiunto: «Una donna che cerca il suo settimo o ottavo aborto potrebbe facilmente trovarsi in una situazione violenta in cui viene ripetutamente costretta ad abortire. Le campane d’allarme dovrebbero suonare forte quando le ragazze adolescenti hanno aborti ripetuti. Qualcuno fa domande sul perché un’adolescente, forse minorenne, continua a presentarsi per l’aborto? Questo è un grande tradimento verso donne e ragazze vulnerabili che hanno bisogno di aiuto, non di aborti».

La Tully sostiene che dietro al dilagare degli aborti multipli ci sia «quasi sicuramente la pericolosa propaganda secondo cui l’aborto è sicuro e semplice. Le donne in Gran Bretagna possono avere aborti a casa, lontano da qualsiasi controllo medico». È un’ipotesi più che attendibile. Quel che comunque è certo - e che merita un’ulteriore riflessione - è che di tutto può essere tacciata, la vecchia Albione, tranne che di essere cattolica e fedele alla morale sessuale cristiana. Anzi, nel Regno Unito l’uso della pillola (28%) è assai più elevato che in Svezia (27,4%), Danimarca (26%) e, naturalmente, Italia (16%).

Ne consegue come dalla tragica situazione inglese emerga l’ennesima conferma di quanto specialisti come il dottor Renzo Puccetti, nome già familiare ai lettori della Nuova Bussola Quotidiana, affermano da tempo, e cioè che la vera urgenza di una società come quella occidentale è l’educazione non certo la contraccezione, risposta meramente materiale - e perciò parziale e fallimentare - a un problema etico, se non spirituale. Chi ne dubita, rifletta pure sul caso inglese e troverà tutte le scomode verità che una certa cultura dominante si ostina a negare.