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beata solitudo, sola beatitudo

A Genova inizia un'esperienza eremitica: segno dei tempi

Vocazione nella vocazione per il frate cappuccino padre Gabriele Ambu che diventa eremita: una scelta radicale, antica e nuova, che fa bene anche a chi sta "fuori".

Borgo Pio 20_10_2023

Vocazione nella vocazione per il frate cappuccino padre Gabriele Ambu, classe '76, ordinato nel 2009, che da settembre si è ritirato a vita eremitica nella chiesa di Canepa di Sori, dove sabato scorso l'arcivescovo Marco Tasca ha celebrato la Messa dando così inizio ufficiale a questa esperienza antica e nuova.

Il desiderio di padre Gabriele è «è quello di donare alla Diocesi un luogo dove poter ascoltare e ritrovare se stessi e Dio, nella Scrittura, nella liturgia, nel silenzio, nella natura, in un colloquio personale», leggiamo sul settimanale genovese Il Cittadino, che in tutta Italia stima «circa un centinaio di eremiti (...). Tutti vivono il contatto quotidiano ma discreto con la gente che a loro si rivolge per ritrovare il senso della vita o anche solo per prendere un po’ di respiro dal rumore delle città».

Questa vocazione radicale è un servizio anche a chi sta "fuori", nel mondo, laici inclusi. Non solo per il ristoro che offre la visita a un eremo, ma anche per le invisibili riserve di grazia che si riversano come cascate su un mondo che invece a Dio volta le spalle senza però offrire valide alternative alla ricerca di senso. «È un'esperienza benedetta da Dio», dice mons. Tasca. «Ma forse è un segno dei tempi? Forse, come alla fine del III secolo, in un tempo di confusione e smarrimento, anche oggi alcuni cristiani si sentono chiamati a prendere le distanze dal mondo, non per fuggirlo ma, piuttosto, per vivere la realtà nella sua essenza e in piena relazione con essa"»

Di qui forse il paradosso per cui questa presenza misteriosa, che si ritira dagli altri per amare Dio e il prossimo a un livello più alto e profondo, finisce per trasformare anche i curiosi in pellegrini in cerca di ossigeno spirituale.