a cura di Benedetta Frigerio
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16 cristiani arrestati nello stato del Jharkhand per conversioni forzate

Gli abitanti di un villaggio abitato da tribali adivasi del distretto di Dumka, stato del Jharkhand, India nord-orientale, hanno sequestrato per due giorni 25 missionari, tra cui sette donne, con l’accusa di aver pronunciato frasi offensive contro un loro luogo di culto. 16 di essi sono poi stati arrestati dalla polizia in seguito alla denuncia del capo del villaggio, Ramesh Hembrom, secondo cui da mesi sono in corso tentativi di convertire alla religione cristiana i tribali della regione, in violazione della legge in vigore nello stato dallo scorso settembre che proibisce le conversioni ottenute con la forza o per mezzo di allettamenti materiali. La polizia sostiene di aver avviato delle indagini per verificare le accuse e nel frattempo di aver sequestrato agli accusati dei manifesti e delle copie di testi religiosi. Intervistato dall’agenzia AsiaNews, Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians, ha denunciato la sistematica persecuzione delle minoranze religiose, in particolare i cristiani, nel Jharkhand: i potenti gruppi che nello stato sostengono l’ideologia induista – ha spiegato – “usano lo spauracchio delle cosiddette conversioni forzate per intimidire le minoranze”. I cristiani vengono attaccati, ma intanto il gruppo paramilitare ultranazionalista indù, il Rashtriya Swayamsevak Sangh, “si vanta apertamente di convertire i cristiani all’induismo” e nel Jharkhand mira a rendere intere regioni libere dal cristianesimo.