• INTERVISTA AL PADRE

La Cedu nega il ricorso: «Papa Francesco aiuti Alfie!»

«Non abbiamo più vie legali per difendere nostro figlio, che vuole vivere, mentre medici e giudici non vedono l’ora che muoia. Imploriamo il Papa di intervenire. È l’unico che ci può difendere». Sifinito e con la voce rotta Thomas Evans, il papà di Alfie, spiega alla NuvaBQ che «la Cedu ieri ha rigettato il nostro ricorso».

«Non abbiamo più vie legali per difendere nostro figlio, che vuole vivere, mentre medici e giudici non vedono l’ora che sia morto. Imploriamo papa Francesco di intervenire. È l’unico che ci può difendere». È sfinito e ha la voce rotta Thomas Evans, il papà di Alfie, mentre spiega alla NuovaBQ che «la Cedu (Corte europea dei diritti umani) ha rigettato il nostro ricorso affinché, dopo il processo ingiusto che abbiamo subito, il nostro caso fosse riesaminato».

Gli Evans, che avevano presentato il ricorso alla Corte europea qualche giorno fa hanno ricevuto la risposta quasi immediatamente, «non pensavamo facessero così in fretta» continua Thomas: «Sembra che tutti vogliano Alfie morto al più presto». Non solo, perché la lettera in cui viene comunicato ai genitori che la richiesta d’appello è stata respinta è «una pagina e mezzo in cui si dice, burocraticamente, che non rispondevamo ai criteri di ammissione. Ma qui c’è di mezzo la vita di un bambino!».

Dopo aver giudicato allo stesso modo Charlie Gard e Isaiah Haastrup, morto soffocato pur avendo respirato autonomamente per 8 ore, la Cedu, che dovrebbe difendere i diritti umani, si rifiuta di tutelare il diritto alla vita di un bimbo malato e il diritto alla patria potestà dei suoi genitori. Così, dopo un processo farsa (i testimoni e le prove portate dagli Evans di fronte ai giudici inglesi non sono stati accolti a differenza delle mere opinioni dei medici dell’ospedale, pur prive di riscontri scientifici, dato che Alfie non ha una diagnosi) al piccolo che ha dimostrato una vitalità crescente tutte le volte che i sedativi venivano ridotti (li assume in dosi esagerate, come ha riconosciuto persino la corte che ha dato ragione all’ospedale) staccheranno la ventilazione nel giro di una decina di giorni. 

«Mio figlio Alfie ha quasi due anni, ha messo su peso (quasi 17 chili) succhia il suo ciuccio, ci fissa, combatte con noi al suo fianco. E i medici? Non desiderano altro che muoia presto». Nei giorni scorsi diverse persone legate alla famiglia hanno denunciato gli errori dei medici. A riprova dell'incuranza dell’ospedale (già trovato colpevole di negligenza in altri casi) gli Evans mostrano le carte dell’Alder Hey. Una è datata 11/04/2017 (ore 13:12), ossia 3 mesi dopo il verdetto dei medici sul fatto che Alfie sarebbe morto a breve: «Modulo che riporta gli errori compilato questa mattina, quando ieri, io e la studentessa di infermeria… abbiamo cominciato la somministrazione errata del liquido: 0,9 per cento salina e 5 per cento destrosio somministrato, invece che 0,45 per cento Naci e 5 per cento destrosio da 1350/1400-1850. L’errore è stato rilevato ieri sera, appena prima del rapporto fatto ai genitori».

Qualche ora dopo, alle 17:50 si legge invece: «L’espansione toracica migliora, Alfie si sforza. L’RR (la probabilità che un soggetto, appartenente ad un gruppo esposto a determinati fattori, sviluppi la malattia, ndr) è stabile…abbiamo preso la decisione di trasferire Alfie in terapia intensiva. Visitato da…il piano è quello di continuare con la ventilazione non invasiva, a meno che Alfie non peggiori...Il padre chiede una nuova risonanza magnetica ma il medico non è d’accordo».

Significa che Alfie non fu trasferito in terapia intensiva, come poi dichiarato, per problemi cerebrali. Un altro errore è datato 26 giugno 2017: «Questa mattina ad Alfie è stata prescritta la Amoxicillina-acido clavulanico in millilitri. C’è più di un segnale di resistenza all’Amoxicillina-acido clavulanico...La dose da 5 millilitri prescritta e la resistenza al farmaco mostrano che Alfie ha ricevuto una dose troppo pesante. Il modulo che riporta l’incidente è stato compilato e il padre verrà informato».

Queste le carte nelle mani degli Evans, anche se gli errori più gravi non sono questi: «Una volta - spiega Thomas - ci dissero che Alfie stava morendo (gli diedero 4 ore di vita). Lo abbiamo fatto benedire e poi abbiamo acconsentito alla rimozione della ventilazione, ma lui respirava da solo. Allora ci siamo opposti, abbiamo chiesto che fosse ventilato». In mancanza di una sentenza i medici obbedirono ai genitori e «Alfie si stabilizzo». 

Ma ancora adesso, spiega Thomas, invitandoci a guardare le foto e i video di ieri, «mio figlio è stabile, riceve cibo, cresce, succhia il ciuccio, quando le dosi di sedativi e antiepilettici sono minori si sveglia. Non capisco che medico sia uno che di fronte a questo invece che combattere con il malato, spera che muoia presto».

Guardare queste foto e pensare che il moto umano di medici ed infermieri non sia quello di lottare per la vita ma di desiderare che finisca è davvero incomprensibile, se non con questa spiegazione: l’uomo educato della “democrazia trasparente” occidentale è diventato più freddo e più disumano dei nazisti, che almeno i campi di concentramento li nascondevano. Le foto e i video di Alfie di questi mesi, ma anche degli ultimi giorni, mostrano un bimbo sveglio, che succhia il ciuccio e che prova a lottare con al fianco tutto il giorno sua mamma Kate e suo papà Thomas. Due giovani che stanno combattendo da mesi senza mai lasciare il figlio solo. 

Ovviamente, a chi vuole continuare a sentirsi la coscienza pulita, pur rimando indifferente a questo olocausto eutanasico, consigliamo di non guardare queste foto e questi video. Che mostrano la verità a chi ancora la sa vedere: Alfie è vivo e vuole vivere! «Alfie non è il solo ad aver subito questo trattamento, penso a Charlie ad Isaiah e a tante altre situazioni nascoste: per questo imploriamo nostro padre, Papa Francesco, di aiutarci!».