• L'INTERVISTA

L'insegnamento definitivo e profetico di Humanae vitae

Convegno Humanae Vitae

Ieri, presso la Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino di Roma, Voice of the family ha organizzato un convegno per ribadire l’attualità di un’enciclica profetica di cui l’anno prossimo ricorrerà il cinquantesimo anniversario. Eppure molti, anche all’interno della Chiesa, mirano a mettere in discussione “Humanae Vitae di Paolo VI, anche se oggi più che mai questa enciclica dimostra la sua verità”. Ne è convinto, padre Serafino Lanzetta, uno dei relatori del convegno che ci ha spiegato perché.

In occasione dei 50 anni di Humanae Vitae si stanno moltiplicando discussioni e convegni a riguardo, ci spieghi perché è importante riparlare oggi di questo documento.
È molto importante celebrare il 50° di Humanae Vitae perché si tratta di un insegnamento magisteriale autentico e definitivo riguardante la regolazione della nascite. La forma è quella di un'enciclica papale, quindi di un intervento ordinario del magistero, ma il modo di proporlo e la materia trattata, in continuità con l’interrotta Tradizione della Chiesa, così da leggere Gaudium et spes alla luce di Casti Connubi di Pio XI e del Catechismo Romano nato dopo il Concilio di Trento, depongono a favore di un insegnamento definitivo. 

Qual è il portato dottrinale e immutabile di Humanae Vitae?
Si condensa sostanzialemente nel fatto che ogni atto matrimoniale deve necessariamente conservare la sua intrinseca relazione alla procreazione della vita umana, evitando perciò ogni azione che ostacoli il raggiungimento del suo fine intrinseco: il concepimento. Paolo VI a modo di sintesi coniugò inscindibilmente due aspetti dell’amore umano e sacramentale del matrimonio: quello unitivo e quelle procreativo. Tale inscindibile connubio deve realizzarsi in ogni singolo atto coniugale come sua intrinseca verità. La contraccezione pertanto viene ad essere inquadrata come strumentalizzazione del matrimonio, sia nel suo fine unitivo che procreativo: è una manipolazione dell’amore che rendendo uno si apre alla pluralità, al bene della vita. La contraccezione è perciò contraria non solo alla procreazione ma anche all’amore. Questo in modo profetico ci dice l’enciclica di Paolo VI.

Eppure l’anniversario di Humanae Vitae viene usato anche da coloro che mirano a cambiare l'insegnamento della Chiesa sulla morale. Basti pensare a come è stato presentato il corso sull'enciclica dell’università Gregoriana da Avvenire, per cui questo documento non avrebbe il sigillo dell’infallibilità e per cui “la grande domanda sullo sfondo è quella di capire come mettere in sintonia il quadro normativo di Humanae Vitae con la tensione al rinnovamento alla luce del primato della coscienza che si respira in Amoris Laetitia".
Purtroppo a volte si ha un’idea di infallibilità magisteriale quasi meccanica, se non addirittura da raggiungersi con il consenso delle maggioranze. O si pensa che il Papa sia sempre infallibile in ciò che dice, perché ogni sua parola verrebbe dallo Spirito Santo, oppure che al contrario sia sempre non infallibile (quando non direbbe quello che tutti vogliono sentire), ignorando invece che c’è un’infallibilità ordinaria del magistero, la quale consiste nella reiterazione dello stesso insegnamento in modo diacronico: attraverso i secoli e quale patrimonio di una dottrina ritenuta sempre, dovunque e da tutti. Humanae Vitae ribadisce definitivamente (il Vaticano II si era chiuso lasciando aperta la questione sulla regolamentazione della nascite, quindi richiedeva una parola chiara e definitiva in merito), che l’atto coniugale deve essere sempre indirizzato alla procreazione. Ciò lo dice Paolo VI, ma facendo eco alla dottrina contenuta nella Rivelazione, insegnata dai suoi Predecessori e vissuta dalle famiglie cristiane. 

Se non è possibile cambiare l’insegnamento sulla morale sessuale di Humanae Vitae senza sovvertire la dottrina cristiana, con che argomenti si usa un'esortazione apostolica come Al per mettere in discussione un’enciclica?
Il tentativo teologico-morale di superare l’enciclica di Paolo VI consisterebbe non nel negare direttamente e apertamente l’insegnamento morale che contine, il che si configurerebbe come un'eresia conclamata, ma di superare piuttosto l’impostazione neoscolastica e giusnaturalistica che soggiace all’enciclica con un approccio più personalista. Amoris Laetitia contribuirebbe a spostare l’accento morale dalla legge alla persona e infine alla dignità della persona perfino nell’uso dei metodi naturali. Questo basterebbe per un cambio di paradigma nel valutare la dottrina morale che condanna la contraccezione: favorire la persona includendo in una moralità dell’amore idealmente fecondo i singoli atti sterilizzanti e contraccettivi. La parte nel tutto di un amore non troppo stretto e normativo come quello della legge naturale ed evangelica. Questo certamente, sebbene con belle parole, costituirebbe un sovvertimento della dottrina morale rivelata da Dio.

Come mai c'è tanta confusione in merito alla morale sessuale e perché questo è, di fatto, il punto più colpito da coloro che mirano a sovvertire le fondamenta del magistero cristiano?
La morale cristiana è l’applicazione concreta dei principi dottrinali rivelati e il compimento pratico del cammino verso la salvezza e la santificazione. Diluendo la morale diventa più facile accedere al dogma perché se ne dia un’interpretazione più consona ai tempi, in continua evoluzione rispetto alla storia degli uomini. Se però la dottrina morale viene indebolita da un approccio personale contro uno metafisico ed essenziale, il fondamento stesso della morale, che è Dio rivelante, diventa più morbido: potremmo così accostarci ad un Dio più Padre che giudice, più amico che maestro, ecc. E indebolita la morale, le verità di fede sono lasciate all’interprete di turno. Se infatti si dice che la contraccezione rimane in sé un male (ideale), ma nel concreto gli atti matrimoniali non si configurerebbero mai come contraccettivi perché animati dall’amore che supera le barriere delle scelte umane concrete, allora si mette in discussione l’identità naturale e sacramentale del matrimonio. Il matrimonio sarebbe un contratto ideale e non più la comunione indissolubile di tutta la vita, di tutte le scelte, di tutti gli atti. Negando la morale si nega prima la ragione e poi la fede.

Come risponde all’obiezione che si fa al cristianesimo di aver avvelenato la cosa più bella della vita, l’eros, con i suoi cartelli morali?

Dicono che la morale cristiana rappresenterebbe il tentativo di ingabbiare con regole normative un principio che invece si configura come vitale nell’uomo: il fluire della vita attraverso la passione e il desiderio. La disciplina cristiana avrebbe distrutto l’amore umano. Per recuperare i cocci di questo amore dovremmo quindi abolire la morale sessuale. Di fatti se si pensa che la morale coniugale di Humanae Vitae sia troppo stretta e difficile per le famiglie cristiane si sostiene proprio questa tesi. Peccato che liberandosi del cristianesimo la morale è riuscita a liberarsi perfino di se stessa: siamo infatti arrivati ad una vera dittatura del sesso e alla sua mercificazione. 

Perché fede e morale sono inscindibili? Cosa rispondere ad un mondo, anche cristiano, che ci convince che le norme e le regole di Dio sono secondarie alla fede?
Fede e morale sono inscindibili. La fede illumina il comportamento dell’uomo, mentre il comportamento morale rimanda alla fede creduta. Per avere un’idea molto precisa di questa inscindibilità dobbiamo pensare a Gesù che è via, verità e vita. Egli è la verità che attraverso la via ci conduce alla vita eterna. La verità è la fede, la via è la morale e la vita è il possesso eterno di Dio nell’amore. La morale dunque è la via illuminata dalla verità che ci conduce alla Vita. Eliminare la morale dalla fede significherebbe dire che Cristo è una verità astratta, una sorta di teorema matematico che non ha nulla a che fare con la nostra vita. Al contrario eliminare la fede dalla morale significherebbe ridurre la vita cristiana a un fare senza più l’essere, senza la Luce che viene dall’alto e perciò a una vita vuota. 

Come contrastare la secolarizzazione, interna anche alla Chiesa, mostrando la bellezza della legge naturale e divina?
Dicevo all’inizio che Humanae Vitae è stata profetica nel mostrare che la contraccezione è contraria alla verità dell’atto coniugale e alla verità dell’amore. Di fatti la deriva ipersessualista dei nostri giorni è nata dal manifesto di una libertà sessuale senza regole. Sconnettendo la procreazione dall’unione e favorendo solo quest’ultima in ragione dell’imperativo dell’amore siamo finiti, da un lato a dover proteggere soprattutto i più piccoli dalla manipolazione ipersessualista che regna e dall’altro a dover fare i conti con la fluidità del sesso, una sorta di reazione di massa al tentativo "pornomane" che regna un po’ dovunque e come volontà di uscire dalla gabbia dell’omologazione, facendosi invece una sessualità secondo i propri gusti. Il rifiuto dell’inscindibilità dell’amore e della procreazione sta producendo dei mostri di cui tutti ora paghiamo le conseguenze. Dovremmo perciò metterci dalla parte dell’enciclica di Paolo VI per essere profeti autentici e per salvare il mondo dalla deriva e l’uomo dalla perdizione eterna. Dobbiamo rispettare la legge di Dio e così costruire veramente una società umana. La Chiesa è chiamata ad essere profeta, ad insegnare la verità dell’amore di Cristo e non ad allinearsi alla mentalità del mondo.