a cura di Francesco Boezi
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Fellay: la firma alla correctio e l'accordo con Roma

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La firma di monsignor Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternità San Pio X, alla “correctio filialis” che 62 personalità del mondo cattolico tradizionalista hanno rivolto al pontefice, ha sollevato la domanda su come evolveranno i rapporti tra la Santa Sede e la comunità sacerdotale fondata da monsignor Marcel Lefevbre.

Da tempo si sta lavorando per un pieno ritorno nella comunione ecclesiale della Fraternità San Pio X, solo pochi mesi fa sembrava che le cose fossero a un passo dal concludersi. Ora, dopo la firma di Fellay alla “correzione” al Papa le cose potrebbero mutare e l’accordo allontanarsi.

A questo proposito, in una intervista apparsa sul sito web dellla Fraternità, Fellay dice che la comunità lefevbriana è «legata a Roma Mater et Magistra. Non saremmo più romani se rinunciassimo alla sua dottrina bimillenearia; al contrario, noi diverremmo gli artigiani della sua demolizione con una morale della situazione appoggiato su di una morbida dottrina. La nostra fedeltà alla Tradizione non è un rifugio nel passato, ma una garanzia di perennità per l’avvenire. E’ solo a questa unica condizione che noi possiamo servire la Chiesa».

«Il nostro rispetto nei confronti del Papa», dice Fellay, «è intatto, ed è precisamente per rispetto per la sua funzione che noi gli domandiamo filialmente di “confermare i suoi fratelli”, rigettando pubblicamente quelle proposizioni apertamente eterodosse che provocano tante divisioni nella Chiesa».

Al di là delle dichiarazioni, bisogna notare che l’accordo per il rientro nella piena comunione della Fraternità era stato ricercato con molta determinazione proprio da papa Francesco, il quale aveva richiesto condizioni più soft dal punto di vista dottrinale rispetto a quelle che Benedetto XVI aveva posto nel 2012. Ma con una lettera inviata a Fellay nel giugno scorso, l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, cardinale Gerhard Muller, aveva riproposto alcuni paletti importanti per la sottoscrizione dell’accordo: l'adesione alla nuova formula della Professio fidei del 1988; l’accettazione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II e quelli del periodo post conciliare, accordando a queste affermazioni dottrinali il grado di adesione che è loro dovuto; il riconoscimento, non solo della validità, ma anche della legittimità del Rito della messa e dei sacramenti secondo i libri liturgici promulgati dopo il Vaticano II.

La firma di Fellay alla “correctio filialis”, dal punto di vista degli accordi tra Santa Sede e Fraternità S. Pio X, in un certo senso riporta la palla nel campo vaticano. Di fronte a questa firma di Fellay, il Papa sarà ancora determinato ad offrire alla Fraternità S. Pio X una Prelatura personale? A quali condizioni?