a cura di Benedetta Frigerio
  • Pakistan

Una falsa accusa di blasfemia mette in pericolo la vita di tre ragazze cristiane

Tre giovani cristiane sono state accusate falsamente di blasfemia e hanno rischiato il linciaggio. Si sono salvate solo grazie all’intervento tempestivo della polizia che le ha arrestate. È successo il 19 febbraio in Pakistan, nel quartiere abitato prevalentemente da cristiani di un villaggio vicino a Karachi. Le donne – Permisha, 16 anni, Suneha, 15, e Sunaina, 22 – si erano recate a pulire l’appartamento di  Khurshid Bibi, nonna delle prime due e suocera della terza. A gennaio Khurshid Bibi aveva affittato i locali a una coppia musulmana, Fayaz e Samina Riaz. Ma i due coniugi erano stati sfrattati dopo poche settimane dalla proprietaria a causa del loro comportamento scortese. Avrebbero quindi dovuto lasciare liberi i locali, ma non lo avevano fatto. Al loro arrivo, le ragazze hanno chiesto alla coppia di andarsene e di portare via le loro cose per poter fare le pulizie. Come tutta risposta Samina è uscita di casa gridando che le tre “infedeli” le avevano rubato una copia del Corano e l’avevano buttata in una tinozza. Subito sono accorsi dei musulmani che hanno circondato l’area e in preda alla collera hanno danneggiato diverse case abitate da cristiani, mettendo in fuga circa 200 famiglie prima che la polizia li disperdesse. Samina ha poi confessato di aver inventato l’accusa di blasfemia “per dare una lezione ai cristiani” e le tre ragazze sono state rilasciate. Ma da allora vivono nascoste per motivi di sicurezza e le famiglie fuggite ancora non hanno osato tornare a casa.