a cura di Anna Bono
  • Crisi Rohingya

Servono 920 milioni di dollari nel 2019 per assistere i Rohingya rifugiati in Bangladesh

Il 15 febbraio le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni non governative partner hanno  presentato il Joint Response Plan 2019 per la crisi umanitaria dei Rohingya.  Il progetto, a cui collaborano 132 partner tra agenzie Onu, Ong e governi, si propone di assistere oltre 900.000 Rohingya rifugiati in Bangladesh dal Myanmar e, nelle comunità ospiti, 330.000 bengalesi in difficoltà. Per realizzarlo occorrono 920 milioni di dollari. Più della metà dei fondi serviranno per aiuti e servizi di base, come cibo, acqua, medicinali e alloggi. Il rimanente andrà ad altri settori chiave quali la sanità, la gestione dei campi profughi, la protezione, soprattutto dei bambini, il contrasto alla violenza sessuale e di genere, l’educazione. Più di 745.000 rifugiati Rohimgya hanno lasciato lo stato Rakhine del Myanmar a partire dall’agosto 2017, in fuga da combattimenti e violenza, e hanno cercato aiuto nei campi profughi dell’area Cox’s Bazar che già ospitava circa 200.000 Rohingya. “Il nostro imperativo umanitario oggi – ha spiegato l’Alto commissario Onu per i rifugiati Filippo Grandi – è normalizzare la situazione dei rifugiati e delle comunità locali che li ospitano. Ma mentre facciamo fronte a questi bisogni umanitari immediati non dobbiamo perdere di vista le soluzioni. Ho pertanto reiterato il mio appello al governo del Myanmar a impegnarsi con urgenza per eliminare le cause pluridecennali della crisi per evitare che altre persone debbano chiedere asilo e invece i rifugiati possano finalmente tornare a casa. Incoraggiamo a tal fine i paesi della regione, e non solo, a mostrarsi solidali con il Bangladesh e ad aiutare il Myanmar a creare le condizioni per il rimpatrio volontario, sicuro e dignitoso dei Rohingya.