• CONVERTITI DALL’ISLAM

#ScappodaAllah, la domanda su Gesù cambia il cuore

La storia di M. inizia molti anni fa, quando, da musulmano sciita, resta impressionato da una serie tv sulla vita di Gesù, che lo porta a chiedersi: “Chi è Gesù?”. Seguirà un approfondimento spirituale con la frequentazione di una chiesa cattolica, la confessione ai familiari e i relativi ostacoli. Che il convertito supererà con l’aiuto delle parole del Signore nel Vangelo, fino a chiedere il Battesimo.

“Sei proprio tu?”. M. si siede, avvicina lo sguardo e si sofferma per qualche istante. Vuole essere certo di avere davanti la stessa persona con la quale ha avuto corrispondenza nelle settimane precedenti. M. conosce bene il rischio che può correre. In Turchia, negli ambienti cristiani, succede spesso di essere controllati, intercettati. Telecamere, cimici, falsi parrocchiani che in realtà sono poliziotti. Nonostante la Costituzione sancisca la libertà di culto e la Repubblica turca sia laica.

La storia di M. inizia molti anni fa, quando, da musulmano sciita, resta impressionato da una serie tv sulla vita di Gesù. C’è qualcosa che attira l’attenzione e il cuore di M.: la serie televisiva mette in scena qualcosa che non conosceva affatto. E resta, puntata dopo puntata, incatenato da una curiosità sempre più grande. “Nel mio cuore cominciai a sentire qualcosa che mi dava fastidio e nello stesso tempo percepivo che, a causa del film che guardavo, nella mia testa iniziava a prendere forma una nuova domanda: Chi è Gesù? Per i musulmani è solo un profeta di Dio, ma nel film non era così. Per giorni rimasero in me diversi dubbi sulla figura di Gesù, e la situazione mi turbava: non conoscevo dei cristiani con i quali potermi confrontare sull’argomento”.

M. era stato conquistato, ora doveva capire. Ma per capire c’era un’unica cosa da fare: entrare in una chiesa. “Presi tutto il coraggio che avevo - e ne avevo bisogno davvero tanto! - ed entrai nell’unica chiesa cattolica. Ovviamente, già solo per entrare in quel luogo dovetti mentire ai miei. Una bugia che fui costretto a raccontare a lungo. Iniziai a frequentare la chiesa di nascosto per diversi mesi. Fino a quando, una domenica, dopo aver ascoltato l’omelia, tornai a casa con una domanda in più. Che cosa cercavo? Che cosa volevo? In chiesa ascoltavo qualcosa di nuovo. Pieno di bellezza e di vita. Diametralmente opposto alle mie cattive abitudini con le quali ero stato educato”.

Da un po’ di tempo M. sentiva spesso ripetere un concetto rispetto al quale era del tutto estraneo: “Dio è il Salvatore”. “Che cosa vuol dire? Perché dicono così?”, si chiedeva. Ma non aveva il coraggio di domandarlo a nessuno. Eppure, ci racconta del fortissimo bisogno di trovare qualcuno capace di salvargliela, quella vita. “Dentro di me mi ripetevo queste parole: visto che credono che Gesù è il Salvatore, voglio provare a crederci anch’io. Cominciai, allora, a pensare e a pregare in questo modo: Gesù, tu sei il mio Salvatore, cambia la mia vita e il mio cuore. Da quel momento la mia relazione con Gesù cominciò a prendere forma”.

E, allora, M. decide di non voler più mentire alla sua famiglia e racconta tutto al padre. Di Cristo, della chiesa, del tempo trascorso a pregare in modo tutto nuovo. Ma una volta pronunciato il suo discorso a voce alta, davanti al padre, tutto il coraggio che sentiva nel cuore, cadde a terra polverizzato. “Inizialmente la reazione di mio padre fu dura, ma a parole. Mi disse che non mi avrebbe dato mai il permesso di proseguire su quella strada. Col passare del tempo cominciò a controllarmi assiduamente e, siccome io continuavo ad andare in chiesa, iniziò a farmi pressioni: la scelta divenne tra Cristo o loro. Mi dissero chiaramente che sarei stato rinnegato come figlio”.

M. non si perse troppo d’animo. Anche se il confronto con la cultura islamica non è e non fu facile. “Io speravo nell’aiuto del Signore Gesù. Mi affidai alla volontà di Dio sapendo che non ci abbandona nelle nostre difficoltà. Il tempo passava e il modo di ragionare della mia famiglia rimaneva identico, anzi la loro ‘pressione’ su di me aumentava. Gesù mi diceva di andare avanti perché chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà (Mt 10, 38-39). E anche: Non crediate che sia venuto a portare la pace nel mondo. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Infatti sono venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa (Mt 10, 34-36). Oltre a queste frasi del Vangelo, una in particolare mi incoraggiava ad andare avanti: Chi persevererà fino alla fine sarà salvato (Mt 10, 22). Davvero era una difficile maratona, ma grazie al Signore Gesù sapevo di potercela fare”.

In M. non c’era la volontà di capovolgere i valori dell’Occidente cristiano, come poteva essere, ed è oggi, per la sua gente. Nutriva invece il desiderio di avvicinarsi a una dimensione, anche culturale, che sentiva di poterlo tenere in salvo.

La sua storia non può essere raccontata con troppi dettagli: anzi, molti di essi - anche forti - sono stati omessi volutamente per ovvi motivi. La sua vicenda non può essere sventolata. E la stessa Chiesa di oggi, che potrebbe davvero farne uno stendardo della conversione a Cristo, evita con cura di parlare di storie così. “Però, grazie al Signore, dopo sei anni ricevetti il Battesimo, diventando figlio di Dio con un nuovo spirito e un nuovo cuore. Questo avvenimento fu per me un miracolo e un evento eccezionale. Ormai avevo una nuova vita. Come dice san Paolo, tutto si è fatto nuovo  (2Cor 5, 17)”. Quello che è accaduto nel frattempo è una storia di dolore. “Non mi hanno ucciso come può essere capitato a molti altri, ma mi hanno fatto molto male”.


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