• COMMENTO

Perché il Papa contro l'eutanasia non interessa

Parlando a un'associazione di oncologi, il Papa ha ancora una volta condannato l'eutanasia. Ma, come altre volte, il suo insegnamento sui temi della vita passa subito nel dimenticatoio. Anche per colpa degli uomini a lui vicini.

Papa Francesco

«La pratica dell’eutanasia, divenuta legale già in diversi Stati, solo apparentemente si propone di incentivare la libertà personale; in realtà essa si basa su una visione utilitaristica della persona, la quale diventa inutile o può essere equiparata a un costo, se dal punto di vista medico non ha speranze di miglioramento o non può più evitare il dolore». Queste parole, pronunciate lunedì 2 settembre da papa Francesco nel discorso rivolto ai membri dell’Associazione italiana di Oncologia medica (clicca qui), non sono certo nuove.

Non è la prima volta che il Papa pronuncia un giudizio chiaro sull’eutanasia. Ma è evidente che questo giudizio non “sfonda”, non incide realmente nel dibattito politico e culturale. Non si può neanche dire che non sia stato ripreso dai media; certo, senza grossa enfasi, non da tutti, però la notizia in qualche modo è stata ripresa.

In questa mancanza di enfasi gioca senz’altro quella che è un po’ la legge del giornalismo moderno, secondo cui la notizia è ciò che non è ordinario, è ciò che rompe la normalità, la novità: è l’uomo che morde il cane, insomma. Un Papa che condanna l’eutanasia e l’aborto in un certo senso è scontato – o perlomeno dovrebbe esserlo -, diventa invece notizia importante se c’è qualche apertura, qualche novità che va in senso contrario.

Ma non c’è solo questo, perché anche tra i cattolici l’atteggiamento è lo stesso. L’eco delle parole del Papa sull’eutanasia sembra riguardare soltanto gli addetti ai lavori, quelli che si occupano di “vita”, non sono affatto un criterio di riferimento nel giudizio sulla politica, oltre che sul nostro agire.

Tanto per fare un esempio, il direttore della Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, uno degli uomini più vicini a papa Francesco, sempre molto attivo nel declinare nella realtà politica il pensiero del Papa, e in questi giorni particolarmente impegnato a sostenere la possibilità del governo giallo-rosso, ha totalmente ignorato questo pronunciamento. E nei suoi 5 punti prioritari per l’agenda del prossimo governo, postati ieri su Facebook, la difesa della vita e la condanna dell’eutanasia non trovano assolutamente posto. E questo malgrado l’eutanasia nel nostro paese sia già realtà e sia prossima la data del 24 settembre, termine dato dalla Corte Costituzionale al Parlamento per intervenire sul suicidio assistito, scaduto il quale sarà la stessa Corte Costituzionale a decidere, ovviamente a favore di questa pratica.

Il tema sarebbe dunque di estrema attualità; e vista la profonda ostilità di padre Spadaro per Matteo Salvini, sarebbe potuto venire buono anche per colpire il leader della Lega che, in questo anno, non ha mosso un dito – e non lo ha fatto muovere – per dare battaglia in Parlamento contro l’esito voluto dalla Corte Costituzionale. E invece nulla, non interessa.

Eppure basta appena un poco di buon senso per rendersi conto che senza una difesa vera e coraggiosa della vita nei suoi momenti decisivi – il concepimento e la morte – non ci potrà essere alcun rispetto per la vita nel suo scorrere. Leggete anche le risposte del cardinale sudafricano Napier all’intervista che pubblichiamo oggi: se un padre e una madre, con l’aborto, possono uccidere il proprio figlio, perché dovrebbero essere aperti a rispettare la vita di chi, magari, neanche conoscono? Come ci si può interessare di un povero qualsiasi se siamo già responsabili della morte di migliaia di bambini e di anziani nel momento più vulnerabile della loro vita?

È proprio per questo che si parla – o, meglio, si parlava - di princìpi non negoziabili, perché sono le fondamenta su cui tutti gli altri valori e diritti possono fiorire. Ma oggi, guai a proporre questo concetto. E allora di fronte alla forza con cui altri temi vengono spinti, al tempismo con cui vengono giocati in politica, alla creatività con cui vengono usati per fare pressioni sui palazzi che contano, non si può non trarne le dovute conclusioni.