• ALESSANDRIA

Mozione pro vita: dopo le proteste Lega e Fi "mollano"

Sono bastati qualche assorbente lanciato, le urla e la scritta “La 194 non si tocca” per bloccare il Consiglio comunale e far retrocedere quasi tutta la maggioranza che aveva promesso il suo appoggio ad una mozione pro vita. Locci, primo firmatario del provvedimento, spiega alla NuovaBQ: «La mozione aiuta le donne in difficoltà economica a non abortire, ma Pd e M5S hanno chiesto le mie dimissioni. Complice il silenzio di anni che ha irrobustito tabù come questi. Andrò fino in fondo».
- LE ABORTISTE, COME GARIBALDI A NAPOLI NEL 1860, di Angela Pellicciari

È bastato qualche assorbente e coriandoli lanciati, qualche schiamazzo, con tanto di cartelli con la scritta “La 194 non si tocca” di una cinquantina di femministe di Alessandria che, guidate dall’associazione “Non Una di Meno”, hanno invaso la sala del Consiglio comunale impedendone i lavori, per far retrocedere quasi tutta la maggioranza che attraverso suoi esponenti aveva sottoscritto la mozione pro vita.

«Sul nostro corpo decidiamo noi! Giù le mani dalla 194». È così che da circa una settimana la città di Alessandria è invasa da iniziative pro aborto, sostenute principalmente dal comitato femminista che sta organizzando persino una fiaccolata in città con lo scopo di vietare alla giunta di votare la mozione e che si ripresenterà al prossimo Consiglio «finché - hanno dichiarato - la mozione non sarà ritirata».

Eppure nessuno ha messo in discussione (purtroppo) la legge che da oltre 40 anni permette l’omicidio dei figli in grembo, ma evidentemente è bastato decidere di voler promuovere la vita per far gridare tutta la Sinistra (Pd, M5S, Cigl, mondo femminista) allo scandalo, spaventando la maggioranza. «Non vogliamo tornare al Medio Evo», sostengono le progressiste, mentre il Pd e il M5S hanno chiesto le dimissioni di Emanuele Locci, primo firmatario e presidente del Consiglio comunale che fino a qualche giorno fa era sicuro che «Forza Italia e Lega che avrebbero sostenuto la mozione», mentre dopo le proteste, ad eccezione del consigliere Passalacqua (Fi) e di Pavanello (Lega), questi partiti hanno ritirato l’appoggio (fra loro anche alcuni consiglieri cattolici). Restano “Alessandria Migliore” e Fratelli d’Italia.

Locci, capogruppo della lista civica di ispirazione cattolica “Alessandria Migliore", che insieme alla presidente del Quarto Polo, Oria Trifoglio, ha presentato la mozione, spiega alla NuovaBQ che «io e Trifoglio eravamo convinti di arricchire il dibattito con un’iniziativa pro vita bipartisan, pensando che fosse il momento giusto dopo le mozioni simili di Verona e Roma, inoltre la Trifoglio è stata, fino a quest’anno, primario del reparto di ginecologia dell’Ospedale Civile di Alessandria, rappresentando quindi non solo un punto di vista culturale e politico ma anche scientifico».

Ma chiaramente il timore viene dal fatto che la mozione tocca quello che finora per la politica era considerato un tabù, mettendo in luce le contraddizioni della norma abortista che «si proponeva…di contrastare l’aborto clandestino, mentre ha contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo» o che, «secondi i dati dell’Istituto Superiore della Sanità,…non ha debellato l’aborto clandestino per cui si stima ricorrano dalle 12 alle 15 mila donne italiane». Locci fa notare che «questi sono dati, non giudizi» e che «il comunicato di “Non Una Di Meno” contraddice il femminismo, sostenendo di fatto che aiutare le donne economicamente significa diminuire la loro libertà ad abortire, mentre è chiaro quanto sia vero il contrario: aumenta la loro libertà a non essere tentate a farlo».

Secondo la Sinistra la mozione sarebbe addirittura “pericolosa”, ma «le donne che, sia io sia Trifoglio, abbiamo conosciuto hanno timore di non farcela perché i consultori non le sostengono nel fare una scelta informata». Tutto ciò però non importa a chi sposa propagande ideologiche: «A chi ci contesta non interessa il contenuto della mozione, la usano solo per farne una bandiera politica. Noi invece non volevamo strumentalizzarla, per questo non abbiamo scritto alcun comunicato, lasciando il dibattito al Consiglio». Locci, da cattolico, è inoltre convinto che sulla vita «non si dovrebbero fare compromessi, che vada difesa sempre dal concepimento alla morte, ma non è questo il contenuto della mozione in cui la 194, pur criticata, non viene messa in discussione.

La mozione parla infatti dell’art 1 della legge 194, che viene disatteso ostacolando l’operato dei volontari che dovrebbero «informare la donna sulle possibili alternative all’aborto…è noto che talvolta basta un piccolo aiuto economico o la possibilità di un lavoro per restituire alla donna in difficoltò la serenità necessaria per accogliere un bambino». Non si dimentica poi che la legge impedisce l’aborto dopo 90 giorni «ma questo limite viene ampiamente scavalcato», con un numero di aborti di «circa 6 milioni». Si elencano poi i danni psichici e fisici sulla donna, l’incremento degli aborti fra le minorenni, l’aborto farmaceutico, le diagnosi prenatali che spingono ad abortire senza che la donna sia informata sulle possibili cure per il bambino, per cui il Consiglio comunale si impegna ad «inserire nel prossimo bilancio di previsione congrui finanziamenti a istituzioni, associazioni e gruppi che sostengono concretamente politiche a favore della vita, a promuovere adeguate iniziative di informazione e sensibilizzazione sugli effetti sociali e culturali prodotti dalla legge e a proclamare ufficialmente Alessandria “città a favore della vita”».

Ma nulla da fare, per le femministe è meglio che la donna incinta e sola non riceva una lira, a dire che basta promuovere una “cultura della vita” per far tremare le paladine di quelle della morte. Dovrebbero, però, quantomeno ammettere che è una bugia quella della libertà delle donne, della scelta sull’essere mamme o meno (che è già un concetto di libertà alquanto discutibile), visto che il loro obiettivo svelato è di togliere tutti quegli ostacoli legali economici o culturali che impediscono alla donna di uccidere i suoi figli. Ma si sa, per i progressisti la legge 194, ossia l’aborto, è un sacramento intoccabile di fronte a cui va sacrificato tutto, anche la donna stessa se serve. Al contrario, chi si dice "conservatore" è pronto ad indietreggiare davanti alle proteste, svelando la debolezza ideale per cui da anni la radicalizzazione di massa procede senza ostacoli.

Locci però è convinto ad andare fino in fondo: «Lo farò come capogruppo di partito. Credo che questo, come altri temi, vadano affrontati affinché si cominci almeno a parlarne. Sono anni che si tace per timore di essere divisivi, ma è grave non trattare questi argomenti perché si tratta dei valori non negoziabili, fondanti una società umana». Forse è proprio il silenzio e l’assuefazione che hanno irrobustito tabù come questi, provocando reazioni scomposte e «per nulla democratiche» contro chi prova solo a rimetterli in discussione. Eppure, come insegnano i radicali, è anche riparlandone che si comincia a cambiare la cultura. Certo bisognerebbe crederci, ma evidentemente, come diceva qualcuno, loro amano la morte più di quanto noi amiamo la vita.