• LA BATTAGLIA CONTINUA

La famiglia di Alfie non chiede di tacere o di non pregare

Dato che, dopo il comunicato della famiglia Evans reso noto ieri sera, si stanno moltiplicando sui social e altrove notizie false e richieste di silenzio stampa sulla vita di Alfie, insieme allo stop delle veglie di preghiera pubbliche per la liberazione del piccolo, dobbiamo precisare che non è questo quanto richiesto dalla famiglia, che non ha domandato di smettere di scrivere, né di smettere di pregare.

Dato che, dopo il comunicato della famiglia Evans reso noto ieri sera, si stanno moltiplicando sui social e altrove notizie false e richieste di silenzio stampa sulla vita di Alfie, insieme allo stop delle veglie di preghiera pubbliche per la liberazione del piccolo, dobbiamo precisare che non è questo quanto richiesto dalla famiglia, che non ha domandato di smettere di scrivere sul Alfie, né di smettere di pregare per lui.

Come si evince anche dal comunicato letto ieri da Thomas, la richiesta è quella di non presidiare più l'ospedale, di allontanare da lì la stampa e di non parlare di quanto avviene fra Alder Hey Hospital e la famiglia del piccolo. Sarà quindi solo lui a non dover più parlare alla stampa della situazione di Alfie.

Pertanto, ora più che mai, va tenuta alta l'attenzione e vanno promosse veglie di preghiera per chiedere a Dio di permettere ad Alfie di essere curato e accudito in Italia secondo la volontà della sua famiglia. Continueremo quindi a scrivere in difesa della vita di Alfie, scelta per difenderne a migliaia.

La battaglia di Alfie è infatti la battaglia contro una mentalità imperante che cerca di eliminare le vite che ritiene inutili, come i medici e i giudici inglesi hanno definito quella del piccolo. Non è questo il momento di abbassare la guardia, non sappiamo infatti come si svilupperanno le cose né se l'ospedale manterrà fede a quanto promesso. In tal caso anche Thomas potrebbe essere costretto a disattendere l'accordo.