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La chiesa scrigno ora è teatro per burlesque e...vampiri

Prosegue il viaggio della Nuova BQ tra gli scempi delle chiese napoletane dismesse e utilizzate per scopi profani. Santa Maria La Nova, gioiello gotico di una bellezza mozzafiato ora è completamente musealizzata: ricevimenti privati, convegni, meeting, corsi, lunch, cocktails e cene di gala, ma anche  spettacoli di burlesque. E ad Halloween non poteva mancare un po' di mistero: la "caccia" alla tomba del Conte Dracula. 
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A Napoli, al tempo di Carlo d'Angiò, nel 1279, i frati furono costretti ad abbandonare la chiesa di Santa Maria ad Palatium per far posto alla costruzione dell'attua­le Maschio Angioino e delle strutture difensive ad esso collegate. Si trasferirono, allora, all'interno della città, ma pur sempre a ridosso delle mura occidentali e, grazie alle donazioni del futuro Carlo II, fecero erigere il convento di S. Maria la Nova. La chiesa, che nel nome richiamava il primitivo insediamento e che era desti­nata a diventare uno dei centri più importanti della vita religiosa napoletana, venne collocata in posizione strategica su una delle direttrici dello sviluppo urbanistico della città, quella appunto verso ovest-sud ovest, e soprattutto non vennero lesinati metri quadrati da dedicarle.

Di una bellezza e di una imponenza mozzafiato, nel cuore del centro storico di Napoli, a due passi da Piazza del Gesù e da piazza Municipio Santa Maria la Nova, era un vero scrigno di sacralità, arte e storia. Nasceva su un’altura sintomo di quell’esigenza a ritirarsi dalla confusione della città propria degli ordini religiosi, per meglio dedicarsi alla vita sacra e contemplativa. Qualche secolo dopo, il naturale silenzio e amenità di un simile luogo sono stati cancellati, tutto d’un colpo, dai dibattiti politici, gli aperitivi e i banchetti – non liturgici – che ora sono l’attività principale di una chiesa che non è più.

L’arte sacra è rimasta - la bellezza fa sempre gola, non importa se ci credi -, ma è solo utile alla strategia di marketing messa in atto: specchietto per attirare allodole che accorrono per organizzare cabaret e spettacoli di varietà, concerti e aperitivi. A maggio, per quindici euro, la serata organizzata “all’insegna del divertimento e di una piccantissima comicità” prevedeva anche un “burlesque cabaret”. “Ricevimenti privati, convegni, meeting, corsi, lunch, cocktails e cene di gala: ogni momento trova il suo spazio tra le bellezze di questa struttura”, ce n’è per tutti i gusti, ci dicono quelli che organizzano gli eventi a Santa Maria la Nova.

Parliamo dell'ennesima chiesa sconsacrata, dove gli altari, le statue, le croci, le reliquie, i santi, gli affreschi non servono più a rendere gloria e onore a Dio, ad impreziosire il luogo sacro, non fungono più come supporto dell'invisibile, emanazione del mistero divino. 

Se infatti le chiese moderne sono il frutto della scotomizzazione della fede cristiana da sé stessa, fredde e buie, le chiese antiche si preferisce trasformarle in musei. Una nuova moda di cui è quasi l'emblema Santa Maria La Nova, trasformata in museo nel 2006. Nella sua storia plurisecolare il complesso monumentale è stato oggetto di molteplici trasformazioni, legate alle esigenze storiche e ai canoni estetici che li hanno ispirati, e tutte orientate al bello.

L’interno della chiesa, a croce latina e navata unica lunga circa 70 metri, racchiude innumerevoli bellezze artistiche di grande prestigio, tra queste vi è sicuramente l’altare maggiore realizzato da Cosimo Fanzago e lo splendido soffitto a cassettoni in legno dorato, nel quale sono incassate quarantasei tavole dipinte, fra il 1598 e il 1603, dai più importanti artisti napoletani dell’epoca. Nell’abside, dipinti quattrocenteschi, un crocifisso ligneo opera di Giovanni Merliani da Nola. E ancora un San Michele di Marco Pina da Siena, un Ecce Homo in legno e una natività in bassorilievo di Girolamo Santacroce. Da qualche anno tutto questo è al servizio del profano.

Dalla chiesa si accede a due suggestivi chiostri: oggi quello minore, appartenente al complesso monumentale di Santa Maria la Nova, e quello maggiore, destinato agli uffici della provincia. Mentre all'ingresso, dove oggi hanno sistemato la biglietteria del "museo-chiesa", sono stati appesi quadri moderni tra cui una rappresentazione di una donna in burqa, proprio là dove ti aspetteresti il quadro della Vergine Maria.

Il Chiostro minore, detto anche di San Giacomo, è opera di Giovanni Cola di Franco nel XVI secolo, ed ospita affreschi legati alla vita di S. Giacomo della Marca attribuiti a Simone Papa e diversi monumenti sepolcrali. Tra cui uno della famiglia Ferrillo, è là che da qualche anno è stata diffusa una leggenda che vuole sia stata sepolto il Conte Dracula. La presunta tomba del "Vampiro di Transilvania" ha così trasformato la chiesa, teatro anche della miracolosa guarigione di uno storpio nel 1596, attribuita alla Madonna delle Grazie - il cui ritratto si trova nella chiesa, e per questo meta di pellegrinaggi devoti -, nel proscenio di una dimensione esoterica, ridicola, ma comunque esoterica. In vari momenti dell'anno, infatti, e soprattutto la notte di Halloween, vengono organizzate gite per rendere onore al Conte Dracula. 

Come si è arrivati a tutto questo? Perché una simile chiesa, peraltro di dimensioni enormi, ancora di proprietà dei Frati, è stata sconsacrata, e ridotta a luogo in cui organizzare banchetti ed eventi con tanto di sito pubblicitario e possibilità di ottenere un preventivo direttamente online? Come è stato possibile permettere che trame occulte si intrecciassero con trame sacre. Che alla cappella di San Giacomo della Marca, dinanzi alle cui spoglie e reliquie bisognerebbe pregare, ora si accede pagando un biglietto? 

Santa Maria la Nova fu un centro di studi e di cultura di rimarchevole importanza, come è sempre accaduto intorno ai luoghi sacri, adesso ospita la aconfessionalità di quadri, o residui di quadri, d'arte moderna e spettacoli di burlesque. 

Gli edifici di culto, le scuole, i seminari, i conventi, le case religiose, i dipinti, le sculture, i vasi sacri, le suppellettili, i paramenti, gli strumenti musicali, gli archivi diocesani e parrocchiali, le biblioteche, costituiscono lo straordinario patrimonio dei “Beni Culturali Ecclesiastici”.

A questi “beni” la Chiesa ha fatto costante riferimento e affidamento nel suo primario impegno di evangelizzazione, facendo di essi un naturale strumento di catechesi e di testimonianza. Perché oggi le chiese vengono chiuse per essere trasformate in luoghi a scopo di lucro? Il fine primario dei “beni culturali” della Chiesa non è mai stato quello di costituire un giacimento culturale a servizio della storia dell’arte, del turismo, dei banchetti o della politica, piuttosto è sempre stato quello di essere “ecclesiastici”. Destinati, cioè,  a comunicare la fede della Chiesa e a consolidare il legame con le radici religiose della comunità cristiana, ad assomigliare all'infinito per raccontare un po' d'Eterno. E ora?

Ora si preferisce sostituirli, per esempio, con Complessi Monumentali come quello di Santa Maria la Nova.