• IL REPORTAGE DELLA BUSSOLA

In viaggio con Thomas tra notti in bianco e aerei persi: "Lottiamo perché lotta Alfie"

Quelle di Thomas Evans non sono solo battaglie, ma lotte spirituali piene di inciampi. Il nostro viaggio con lui inizia dopo la sentenza di Appello. "Voglio incontrare il Papa". Martedì, dopo la nostra richiesta, il vescovo Cavina ci annuncia: "Domani da Francesco alle 9". Una corsa all'ultimo respiro, la paura di lasciare Alfie in balia dei medici, un "dirottamento" ad Atene e un forza misteriosa che non sente ragione di stanchezza, notti in bianco e pressioni disumane. Poi di corsa a Santa Marta dove il Papa lo ascolta dire che "se lotta Alfie, lottiamo anche noi". Il reportage della Nuova BQ sull'odissea che ha portato il papà all'appuntamento che potrebbe dare una svolta sul caso di Alfie. 
- BAMBIN GESÙ: TRASPORTO A ROMA? SI PUÒ FARE, di Riccardo Cascioli II English version
-L'INCONTRO E POI L'APPELLO DEL PAPA di Andrea Zambrano
-DOSSIER, LA BATTAGLIA DI ALFIE 
-OGGI LA SENTENZA SU VINCENT di Luisella Scrosati

 

Thomas Evans ieri in Vaticano durante l'udienza

Lo abbiamo visto proteggere la vita di suo figlio Alfie come un leone per mesi, ma assistere dal vivo e solo per pochi giorni a quello che Dio sta chiedendo a Thomas Evans, pare troppo, soprattutto per un 20enne. E invece no, Dio ci ha visto lungo scegliendo lui per la sua audacia e tenacia, per la sua spontaneità senza convenevoli né schemi tanto da saper far saltare i nervi a chiunque, ma anche da averlo portato fino a qui.

Così per la sua speranza contro ogni speranza, di fronte al “no” definitivo dell’ultimo grado d’appello (Cedu) esaurito, Thomas giovedì scorso ha organizzato un blitz per trasferire il figlio in un altro ospedale riuscendo a spaventare un colosso istituzionale come l’Alder Hey Hospital di Liverpool, ottenendo così una possibilità giudiziaria, sebbene fossero già tutte esaurite. Lunedì scorso poi, perso anche il penultimo appello alla Corte d’appello di Londra, dove tre giudici sembravano un plotone d’esecuzione, Thomas ha pensato di chiedere udienza al Papa che aveva già parlato di lui in un tweet prima e al Regina Caeli di domenica. 

Grazie all’intervento di monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi, martedì mattina abbiamo ricevuto la risposta immediata del Papa. Thomas sfinito, pur avendo tentennato, per timore di lasciare Alfie troppo tempo in ospedale senza di lui, alla 16 ha deciso di partire. Ma nessun volo da Liverpool ci avrebbe portato a Roma in tempo. L’unica opzione era quella di guidare fino a Manchester per poi volare ad Atene e infine arrivare a Roma alle 7.10 del mattino. Sull’aereo, preso dopo una notte in bianco e senza aver mangiato, Thomas ci ha ricordato ancora una volta le «pressioni che ricevo ogni giorno da 15 mesi per fermare la ventilazione», della sua stanchezza e della sua speranza.

La corsa per arrivare a Santa Marta pur con qualche minuto di ritardo non è stata vana. Il Papa ha accolto per 20 minuti Thomas guardandolo a lungo negli occhi. Thomas tremando ha cominciato: «Non so come ringraziarla Sua Santità per avermi accolto. Sua Santità sono qui per condividere con lei il dolore che sto vivendo». Poi Thomas ha precisato che «Alfie non ha una diagnosi, che non è terminale, che dicono che la sua vita è inutile…Per favore mi aiuti a salvare Alfie. Vogliono giudicare la dignità della sua vita in base a parametri medici, ma la sua vita è di Dio, lui è un figlio di Dio, Dio gli dà i diritti e nessuno può toglierglieli». 

Il papa ha risposto a Thomas che «sì, hai ragione», la vita è di Dio e di nessun altro, perciò «va difesa dal concepimento alla morte naturale». Il papà di Alfie ricorda anche che medici e giudici si sono uniti contro Alfie nel sostenere che il viaggio dall’Arder Hey Hospital in un altro ospedale con l’aeroambulanza sarebbe rischioso: Ma se anche ci fosse il rischio di convulsioni, per altro minime secondo Thomas che passa ore con il bambino, «come si può preferire ad esso la morte?». Il Papa ascolta Thomas preoccupato che gli racconta anche delle negligenze dell’Alder Hey.

Ricordiamo che Alfie, dopo l’unzione degli infermi, ha cominciato ad alzare il braccio, a muovere gli occhi e che ci sono volte in cui risponde ai comandi del padre, eppure senza certezze cliniche i medici a processo hanno spiegato che il cervello del bimbo ha smesso di funzionare. «Santità - continua Thomas - se vedessi che mio figlio è in fin di vita e che sta smettendo di lottare, allora smetterei anche io, ma finché lui non smette io non mi fermerò mai».

Insieme a Patricia - che traduce a Francesco -, ricordiamo che l’ospedale è ancora pieno di poliziotti, che le visite sono state ristrette, che ora ai genitori è stato impedito di dormire in camera di Alfie «privandoci di ore di sonno» (eppure le infermiere sono state filmate addormentate al capezzale del bambino). Ricordiamo che la lotta del Papa per Alfie sarebbe quella per tante famiglie, alcune incontrate a Liverpool, che danno la vita per assistere i figli malati ma che sono terrorizzate dal criterio “della qualità” della vita. 

Il Papa risponde che farà il possibile, affidando a monsignor Cavina il compito di mantenere i rapporti con la segreteria di Stato per trovare il modo di portare il bambino in Italia affinché sia curato come merita. Poi, alzandosi, si è detto ammirato di questo giovane ventenne che riesce a non perdere la speranza anche quando tutto porterebbe ad arrendersi: «Il tuo coraggio - gli dice il Papa fissandolo e ponendogli una mano sulla spalla - è molto vicino a quello che Dio usa per proteggere noi, i suoi figli». Thomas gli domanda di ricordare nell’Udienza Generale che l’unico padrone della vita è Dio. Il papà gli assicura che lo ricorderà e alla fine della catechesi dice: «Attiro l’attenzione di nuovo su Vincent Lambert e il piccolo Alfie Evans: vorrei ribadire e confermare che l’unico padrone della vita dall’inizio fino alla morte naturale è Dio». Poi ha fatto pregare per Alfie tutta la piazza facendo silenzio. Thomas, che non è mai stato a Roma prima, è scosso, commosso. Incredulo di essere qui.

Nel pomeriggio con Thomas abbiamo incontrato l’amministrazione e i medici del Bambin Gesù, che si è detto disponibile ad aiutare affinché il trasferimento avvenga. Anche questa volta Thomas ha voluto parlare personalmente ai medici di quello che vede stando con Alfie e ha insistito con Mariella Enoc, presidente dell’ospedale vaticano, sul fatto che «ad Alfie servono una diagnosi e una cura», che «molto può essere fatto per lui». I medici ricordano che il Bambin Gesù trasporta con voli attrezzati tantissimi bambini in condizioni diverse ma simili a quella di Alfie. Thomas domanda all’ospedale di comunicare che sarebbe disposto a trasportare Alfie come fa con spesso con questi bambini. Emerge anche la necessità di ricordare che si possono fare nuove analisi e indagare sulla condizione di Alfie, ma che «per fare queso serve che sia ricoverato qui».

Nulla di tutto quello che Thomas ottiene è facile, come tutte le imprese di Dio contro un potere disumano, tanto che le sue non sono solo battaglie, ma lotte spirituali continue, piene di inciampi. Ogni successo è colmo di pena e ogni traguardo non è mai l’ultimo. È contro un gigante che Thomas si è messo. E la sua lotta non è contro le potestà e basta, non è solo per suo figlio. Ma se Thomas e Alfie continuano a lottare non è solo grazie a loro, ma ad un popolo in preghiera e azione. Perciò ora più che mai, e fino alla fine, bisogna continuare a strappare, a forza di piccoli miracoli, quello finale della liberazione e della vita di Alfie James Evans.