a cura di Benedetta Frigerio
  • Libertà religiosa

Cina. Un Natale senza bambini

Il divieto ai minori di 18 anni di entrare in chiesa, introdotto dai regolamenti sulle attività religiose entrati in vigore in Cina il 1° febbraio 2018, ha escluso quest’anno i fedeli più giovani dalle celebrazioni natalizie. All’agenzia AsiaNews padre Stanislao ha portato la propria testimonianza. Alla vigilia di Natale – racconta – “i funzionari del Fronte unito e dell’Ufficio affari religiosi sono venuti per gli auguri. Mi hanno raccomandato i problemi della sicurezza e poi mi hanno ricordato che nei giorni di festa non è consentito ai minori di partecipare alla Messa o a incontri serali”. Molti ragazzi della sua parrocchia hanno violato il divieto e hanno almeno partecipato alla Messa di mezzanotte. In altre chiese invece  la presenza di agenti di polizia e funzionari governativi incaricati di verificare che la norma fosse rispettata ha impedito l’ingresso ai minori. Padre Stanislao spiega che prima di Natale il Dipartimento dell’educazione aveva informato tutte le scuole “a voce o per iscritto, che si dovevano continuare le lezioni durante il giorno e di sera. Inoltre ha dato disposizioni perché gli studenti durante le feste natalizie non facessero regali e non organizzassero feste o incontri a sfondo religioso”. Eppure, aggiunge, i notiziari hanno continuato a parlare di libertà religiosa. Durante un notiziario – racconta – “abbiamo sentito la portavoce del Ministero degli esteri, la signora Wah, piena di retorica e sicura di sé dire al mondo: ‘Voi non capite la Cina. Non sapete quanti templi buddhisti e taoisti e chiese cristiane in Cina operano legalmente? I cittadini cinesi secondo la legge godono di piena libertà religiosa! Abbiamo preso misure preventive contro i terroristi e gli estremisti, per permettere a tanta gente comune di godere pienamente della normale libertà religiosa!’”