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Chiesa e trans, il vizietto di Avvenire

Avvenire insiste nel sostenere che la Chiesa non ha detto ancora nulla sulla riassegnazione sessuale. La Nuova BQ aveva già smentito questa affermazione con citazioni di Scrittura e magistero. Riproproniamo quel brano.

Chiesa e transgender, Avvenire ci riprova. Rispondendo ieri a un lettore - un medico che a proposito di Triptorelina invitava a usare oltre che chiarezza e misericordia anche “una generosa dose di buon senso” – Luciano Moia, tra le altre cose insiste sul fatto che «la dottrina cattolica non esprime posizioni definitive né sulla possibilità di bloccare lo sviluppo puberale di un adolescente, né sull’eventuale intervento chirurgico di riassegnazione sessuale». Lo aveva già affermato nell’articolo dello scorso 13 marzo, che segnava la brusca inversione a U di Avvenire sulla vicenda Triptorelina, un’apertura all’uso secondo le indicazioni che arrivavano dall’intervista di Vatican News a Laura Palazzani  (con chiara spinta della Pontificia Accademia per la Vita).

La Nuova BQ aveva già risposto a quell’articolo con un puntuale intervento di Tommaso Scandroglio. Ma visto che sulla posizione del Magistero cattolico, Moia insiste nella disinformazione, riproponiamo il passaggio dell’articolo di Scandroglio dedicato appunto all’insegnamento della Chiesa, invitando a rileggere l’intero articolo per capire cosa c’è in gioco con il farmaco blocca-pubertà.(R.Cas.)

«Vero è che non esistono pronunciamenti specifici del Magistero sul tema, così come non esistono pronunciamenti specifici sul sequestro di persona o sulla necrofilia, ma non perché la Chiesa sia in dubbio sul giudizio morale su tale procedura, bensì perché ad oggi non è apparso necessario esplicitare la condanna su simili pratiche già implicita in alcuni suoi documenti. Ciò non toglie che in futuro appaia invece necessario pronunciarsi.  

In primis domandiamoci: la Bibbia ha mai condannato il transessualismo? La condanna è implicita in Genesi 1,27: Dio “li creò maschio e femmina”. Se Dio ci crea maschio e femmina appare evidente che dobbiamo rimanere maschio e femmina. In tutto. In merito al Magistero, ricordiamo il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale». Il “cambiamento di sesso” non accetta la propria identità sessuale come abbiamo appena visto. Poi rammentiamo le molteplici catechesi di Giovanni Paolo II sulla teologia del corpo che, per il tema che qui stiamo trattando, si potrebbero sintetizzare in queste parole di Benedetto XVI:

«Il sesso […] non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: ‘Maschio e femmina Egli li creò”’ (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. […] Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura. Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda” (Discorso alla Curia romana, 21 dicembre 2012).

Inoltre rammentiamo il documento del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari: “Non si può violare l'integrità fisica di una persona per la cura di un male d'origine psichica o spirituale. Qui non si danno organi malati o malfunzionanti. Così che la loro manipolazione medico-chirurgica è un'alterazione arbitraria dell'integrità fisica della persona. È per questo che non si può correttamente assumere il principio di totalità a criterio di legittimazione della sterilizzazione antiprocreativa, dell'aborto terapeutico e della medicina e chirurgia transessuale” (Carta degli operati sanitari, n°66, nota 148)».