• LA BATTAGLIA DEGLI EVANS

Ancora negligenze nell'ospedale di Alfie

«Perché non lasciano ai genitori la possibilità di curare il figlio? Cosa vogliono nascondere?». È la domanda ricorrente della gente comune di Liverpool. Nuovi misfatti legati all'ospedale dimostrano che le critiche di Thomas all'Alder Hey Hospital non sono infondate. Non ci scandalizza che i medici possano sbagliare, ma qui il problema è opposto: l’arroganza di credersi infallibili.

«Perché non lasciano ai genitori la possibilità di provare a curare il figlio? Cosa vogliono nascondere? C’è sotto qualcosa…perché altrimenti si accaniscono?». È la domanda ricorrente della gente comune di Liverpool. Non abbiamo trovato nessuno fra autisti, baristi, albergatori che non se la ponga quando si parla di Alfie Evans.

Fra loro un tassista, Anthony, spiega alla NuovaBQ arrabbiato quello che è accaduto a suo nipote di 5 anni: «Circa tre mesi fa lo abbiamo portato all’Alder Hey perché soffriva di dolori alla pancia e alla schiena. La prima cosa che hanno fatto è stata di fargli una tac al cervello. Dopodiché ci hanno detto che quelli del bambino erano problemi comportamentali». Anthony precisa che sua figlia, la madre del piccolo, insisteva con i medici sul fatto che invece il problema era di natura fisica. «Solo alla fine, dopo sei giorni, hanno scoperto che aveva ragione lei». 

È incredibile ma sempre ieri, un altro tassita, Mill, ci domanda se siamo a conoscenza dello scandalo degli organi che coinvolse l'ospedale. Quando rispondiamo di sì espolode: «Mia nipote morì negli anni Noanta e, solo dopo una decina di anni, l'ospedale chiamò mia figlia comunicandole che la piccola era stata seppellita senza organi». Mill è convinto che «questo sistetma santiario è inattaccabile, è come Dio. Ti dà tutto così tu gli devi tutto. Questo genera corruzione, eugentica. Uccidono i disabili».

Non crediamo che i medici siano Dio, al contrario, non ci scandalizza che possano sbagliare. Ma il problema dell’Alder Hey pare proprio l’opposto: l’arroganza di pensare di essere infallibili. Un atteggiamento che può portare a conseguenze tremende. Avevamo già messo in fila tante delle negligenze dell'ospedale: lo scandalo della rimozione degli organi dei bambini all’insaputa delle famiglie, i rapporti allarmati del servizio sanitario nazionale. Ma la lista non è finita. A dimostrare che quanto sostenuto durante la conferenza stampa di venerdì scorso da Thomas, il papà di Alfie, circa l'incuria dell’ospedale (di cui ha detto di avere le prove), non è inverosimile. 

Nel 2012 Edwin Jesudason, un noto chirurgo pediatrico, denunciò la morte di due bambini per cattiva condotta professionale ed espresse le sue preoccupazioni sugli standard di cura dell’Alder Hey pensando che le autorità investigassero a riguardo. Jesudason dichiarò che l’ospedale aveva cercato di silenziare la sua denuncia e che per questo non aveva più trovato lavoro in nessun altro ospedale inglese. Solo dopo un anno il segretario alla salute Jeremy Hunt aveva ammesso che a centinaia di informatori era stato impedito di parlare dei problemi del servizio sanitario. Prima di Jesuadon anche il chirurgo Shiban Ahmed aveva espresso le stesse preoccupazioni, ma anche lui fu licenziato.

Nel 2013 invece Jodie, la mamma di Layton Morgan, che allora aveva un anno, ha raccontato gli errori dell’ospedale che l’aveva trattata esattamente come fu trattata Kate, la mamma di Alfie, quando disse ai medici che suo figlio aveva qualcosa di grave. Spiega Jodie: «Andammo all’Alder Hey dove incontrammo un medico del reparto d'urgenza, ci fecero sentire come se avessimo reagito con preoccupazione eccessiva, come se stessimo perdendo tempo. Dissi loro che sembrava che [mio figlio] avesse avuto un ictus…mi hanno detto che la causa poteva dipendere da diversi fattori e mi diedero un volantino sulle ferite alla testa». 

Tornati a casa si accorsero che il piccolo non migliorava. Dopo una settimana tornò in ospedale, questa volta gli esami le davano ragione: a Layton fu diagnosticato un ictus. Oggi il piccolo ha diversi problemi cognitivi e comportamentali. Sua madre e suo padre si sono chiesti, cosa sarebbe accaduto se «avesse ricevuto subito i trattamenti necessari». Ora, è comprensibile che un genitore possa sbagliarsi, ma perché nel momento in cui lo stesso aveva avanzato un’ipotesi ragionevole, il medico non aveva provato quantomeno a verificarla? Esattamente come accadde anche nel caso di Alfie.

Da ultimo, nel giugno del 2017, è emerso che Stephen Allen, un infermiere dell'Alder Hey, aveva dato del “vegetale” ad una bambina dicendo che «gli do una settimana di vita e poi sarà morta» e aveva poi preso in giro un bambino tremante su un letto della sala operatoria così: «Guarda questo vibratore». Sull'infermiere sono poi emersi altri episodi grotteschi. Nonostante ciò l’uomo non ha subito conseguenze, se non quella di trasferirsi in un altro ospedale dopo che il fatto era diventato di dominio pubblico.

Ancora di più non ci si spiega come mai anche i giudici, visti i trascorsi, snobbino il parere di Thomas e Kate sul loro bambino, fidandosi di medici che, non solo non hanno cercato di comprendere l'orgine della malattia di Alfie, ma che, privi di prove cliniche, hanno spesso dato pareri incerti e fondati su opinioni personali