a cura di Francesco Boezi
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Zen: vescovi cinesi, tornate a casa

Il cardinale Zen ha auspicato che i due vescovi cinesi presenti al Sinodo sui giovani tornino “a casa”. Ribadendo come questa, in caso, sarebbe una scelta di “decenza”. L’arcivescovo emerito della diocesi di Hong Kong ne è convinto: i due presuli che sono giunti a Roma per l’assemblea sinodale sarebbero ‘solo’ “emissari” del governo di Pechino. E per rispetto dei padri sinodali dovrebbero abbandonare i lavori e fare ritorno nella nazione asiatica. “Non siate sfacciati”, ha tuonato Zen rivolgendosi a mons. Giovanni Battista Yang Xiaoting, vescovo di Yanan e a mons. Giuseppe Guo Jincai, vescovo di Chengde.

A riportare le dichiarazioni in questione è stata l’agenzia Asia News. Poi è arrivata un’ulteriore riflessione postata sul blog del cardinale: “Voce dalla periferia. La presenza dei due emissari del governo persecutore ed ateo. È un insulto ai buoni vescovi in Cina e al Sinodo dei vescovi cattolici!”. Il parere di Zen sull’ “accordo provvisorio” stipulato tra Santa Sede e Repubblica popolare cinese è noto al mondo: egli ritiene che la Chiesa cattolica abbia optato per inchinarsi al potere comunista. La Conferenza episcopale cinese non sarebbe indipendente. Il fatto che la Cina abbia concesso ai due presuli menzionati il “permesso” di recarsi a Roma sarebbe il primo segnale di questa nuova subalternità.

Papa Francesco, in ogni caso, ha salutato in maniera commossa i due ecclesiastici, durante l’apertura del Sinodo. Per la maggior parte delle istituzioni vaticane, il patto sottoscritto da Bergoglio rappresenta un’occasione di giungere a una vera e propria riconciliazione.