• FONDAMENTALISMO

Tunisia, un'altra "primavera" per gli islamisti

Proteste in molte città, scontri, circa 400 arresti. In Tunisia ricomincia un'altra rivolta esattamente sette anni dopo la fuga dell'allora presidente Ben Alì. E torna lo spettro del fondamentalismo: individuati diversi jihadisti tra i manifestanti, timori per il supporto di alcuni paesi del Golfo. Appelli all'Europa perché non ripeta l'errore del 2011, quando favorì le vittorie degli estremisti.
- GERMANIA: 30% IMMIGRATI PRONTI A COMBATTERE PER L'ISLAM, di Benedetta Frigerio

Incidenti in Tunisia

Ci risiamo, sette anni dopo. La Tunisia, mentre si avvicina la commemorazione del 14 Gennaio 2011 che vide la fuga di Ben Alì e di quella che venne chiamata la ''rivoluzione dei gelsomini'', torna ad infiammarsi. Proteste in molte città - fra cui anche quella di Sidi Bouzid da dove il suicidio dell'ambulante Bouazizi diede il via alle manifestazioni di allora -, scontri e arresti (si legge già oltre 400), ma soprattutto bui presagi sul Paese.

Perché se è vero che da allora le condizioni economiche di molti tunisini non sono molto migliorate nonostante la Tunisia sia in crescita, è altrettanto vero che disordini si registrano anche in alcune zone della capitale Tunisi e di altre città dove questo problema non c'è; e se sommiamo a questo dato anche l'allarme già scattato nell'intelligence tunisina e in quella di altri Paesi arabi su elementi jihadisti ed estremisti presenti nelle manifestazioni di protesta, fra cui alcuni già arrestati l'11 Gennaio, il panorama non è di quelli da sottovalutare.

Perché il pericolo estremista non è mai scomparso dalla Tunisia, nonostante il partito Ennahda non sia riuscito a mantenere la posizione di preminenza emersa dalle prime elezioni post-rivoluzionarie e abbia ben presto perso consenso a favore dei laici di Nidaa Tounes; oggi il clima che si respira è molto simile a quello che si respirava allora e il sospetto che dietro alle proteste, o almeno ad alcune delle situazioni più calde ci possano essere proprio elementi legati ad Ennahda rischia di tramutarsi presto in realtà.

Non sono pochi infatti i media tunisini, come Kapitalis.com per esempio, che in questo senso non hanno dubbi e lanciano l'allarme specialmente verso l'Occidente e l'Europa affinché non rimangano spettatori come fu nel 2011. O che, peggio, non si schierino come allora fecero Francia e Stati Uniti a favore di una protesta le cui redini vennero ben presto prese in mano dagli estremisti. Vedasi anche Egitto, Libia e Siria, tanto per non dimenticare. Teniamo poi a mente che la Tunisia va veloce verso le elezioni municipali, che si terranno quest'anno e che hanno sancito, così spiegano i media tunisini, una spaccatura se possibile ancora più pesante fra Nidaa Tounes e Ennahda, ormai poli totalmente opposti nella società tunisina.

Risulterebbe molto semplice per un partito come quello islamista, lo abbiamo visto nel 2011, organizzare delle proteste di piazza vista la capillare presenza sul territorio e le ampie fonti di sostegno, politico e specialmente finanziario di cui gode dall'Europa e da alcune realtà del Golfo. E magari dalla Turchia di Erdogan, con il quale la vicinanza ideologica è lampante e storicamente documentata. Dunque nulla di strano se le forze legate all'estremismo internazionale abbiano messo in campo un'altra ''primavera'', ripartendo sempre dallo stesso punto: il sospetto è che lo capiremo presto. La rete non tradisce e non ci sarebbe da stupirsi se dovessimo vedere a breve dei predicatori salafiti nelle strade a capeggiare le proteste con le loro fatwe contro donne libere e laici dissidenti. Sarebbe un film già visto. Come il silenzio-assenso occidentale del resto.