• IL CASO

Purghe in Polonia: via il direttore del giornale cattolico

Gość Niedzielny è il più diffuso settimanale cattolico in Polonia. Il vescovo di Katowice ha rimosso il suo direttore. I motivo? Difendeva la lettura “ortodossa” e restrittiva di Amoris Laetitia su sacramenti e divorziati risposati. E c'è chi parla di misure da partito comunista e di pressioni da Roma. 

Un licenziamento improvviso, e finora senza giustificazioni, scuote la Chiesa polacca. E suggerisce l’ipotesi che la ferma posizione della stragrande maggioranza dell’episcopato in difesa della dottrina di sempre su Eucarestia e divorziati risposati civilmente abbia fatto venire la mosca al naso a qualcuno a Roma. Ci scrivono dalla Polonia annunciando che nei giorni scorsi l’arcivescovo di Katowice, mons. Wiktor Skworc, ha nominato un direttore per  il più famoso settimanale cattolico in Polonia "Gość Niedzielny" (che vene diffuso in oltre 125mila esemplari ogni settimana).

Il nuovo direttore fino alla nomina esercitava il ruolo di capo del tribunale giudiziario della diocesi. Quindi un lavoro totalmente diverso. C’è da chiedersi allora, e molti in questi giorni in Polonia lo stanno facendo, perché sia stato allontanato il vecchio direttore (che non è vecchio di età, ma di servizio: guidava il settimanale da 14 anni). La spiegazione che danno diversi siti giornalistici della sinistra liberale, che a quanto ci dicono amici polacchi sono contenti, sarebbe di carattere politico-ecclesiale. Il settimanale infatti difendeva la lettura “ortodossa” e restrittiva di Amoris Laetitia – niente sacramenti per i divorziati risposati – e le scelte del governo in materia di immigrazione, analoghe peraltro a quelle di altri Paesi della zona dell’Europa orientale. Diversi giornali poi lanciavano l’indiscrezione secondo cui in realtà dietro questo improvviso e inatteso cambio di direzione ci sarebbe una pressione da parte del Nunzio apostolico, mons. Pennacchio. Questi peraltro avrebbe – dicevano i giornali – ricevuto pressioni da parte della Segreteria di Stato per modificare il volto della Chiesa polacca, troppo poco accondiscendente verso i desiderata del Pontefice regnante.

Secondo qualche commento dei giornali generalisti, il metropolita di Katowice cerca di mantenere una posizione di equidistanza fra i principali partiti politici in Polonia. “Non gli piaceva mettere un "Ospite domenicale" dalla parte del gruppo dirigente attualmente al potere. “Tuttavia, questo non era l'unico motivo che avrebbe potuto portare alla decisione di licenziare mons. Gancarczyk. Anche la Nunziatura Apostolica doveva essere responsabile dei cambiamenti nel settimanale, perché "l'Ospite della domenica" si permetteva di criticare papa Francesco”. Uno degli interlocutori di "Gazeta Wyborcza", non si trattava di un articolo specifico, ma piuttosto di un certo modo di comunicare, segnando una chiara distanza da alcuni temi pontifici.

“L’Ospite domenicale” diventerà liberal?” si è chiesto un commentatore conservatore, Tomasz Terlikowski. Sotto la direzione di p. Marek Gancarczyk il giornale è diventato uno dei maggiori media di opinione del Paese. Nel giro di pochi anni diffusione e vendita si sono triplicate. Le pressioni da parte della Nunziatura sono state smentite – e d’altronde non era possibile che non fosse così – dal portavoce della Conferenza Episcopale polacca, padre Paul Rytel-Andrianik, che ha definito false le indiscrezioni riportate da Gazeta Wyborcza. Parlava a nome del metropolita di Katowice, ma non ha fornito nessuna spiegazione per il repentino licenziamento di Marek Gancarczyk. E, sempre in tema di smentite, persone vicine all’ex direttore ci fanno sapere che non è vero che padre Marek Gancarczyk avrebbe rinunciato da solo perché è stanco, come vorrebbe una versione ufficiale. “Marek dopo questa decisione è addirittura distrutto. In Polonia così si faceva nei tempi del comunismo”.

Ma certamente c’è una tensione crescente nella Chiesa, in un Paese in cui ancora un terzo degli abitanti si reca a messa la domenica; una tensione causata dalle ambiguità di Amoris Laetitia. Tanto che è stata lanciata una petizione – Polonia Semper Fidelis – rivolta ai vescovi polacchi. Spiegano gli organizzatori che “questa è una richiesta filiale per confermare gli insegnamenti tradizionali della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio. La Conferenza Episcopale polacca sta ancora lavorando sull’interpretazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia e la forte voce dei fedeli può rassicurare i vescovi. La Polonia deve guidare di nuovo chi difende la fede! Le interpretazioni liberali del documento del Papa hanno causato una certa confusione. Per esempio i vescovi tedeschi hanno dichiarato che i divorziati che vivono in una nuova relazione non sacramentale possono ricevere la Santa comunione. Questa posizione è una rottura degli insegnamenti esistenti della Chiesa e vola il sesto comandamento!”. La petizione è diretta al presidente della Conferenza Episcopale, mons. Gadecki, e può essere firmata qui: poloniasemperfidelis.pl. Sulla questione si è espresso in un’intervista a La Fede Quotidiana mons. Tadeusz Pieronek, già Segretario Generale della conferenza episcopale. Alla domanda se un divorziato risposato, possa fare la comunione, il vescovo ha risposto: “No, è in situazione di peccato grave. Non è possibile cambiare la dottrina dei sacramenti e la Parola. Nessuno ha questo potere. Del resto sul tema Giovanni Paolo II è stato chiaro”.