• CON LA NATURA O CONTRO?/2

Omofobia, psicoreato che annienta la libertà

...E ora immaginiamo che l’affermazione “la bulimia è normale, un’allegra e perseguitata forma di libertà alimentare, tollerarla nei ristoranti e nelle mense è una forma di inclusione, la bulimia è un diritto umano” diventa un nuovo martellante oggetto di propaganda di tutti i media. Tutti lo ascoltano, all’inizio sembra buffo, ma poi tutti si adeguano. Sostituiamo alla parola bulimofobia l’altro termine con la parola fobia e avremo lo psicoreato che sta annientando la libertà di parola.

Silvana De Mari premiata alla giornata del Timone dal direttore Bertocchi

Concludiamo con la seconda parte dell'intervento di Silvana De Mari alla Giornata del Timone di Staggia Senese. GIA' PUBBLICATO/1

Immaginiamo di coniare il neologismo bulimofobia. Bulimofobia, detestare la bulimia, non vorrebbe dire detestare le persone che vomitano, ma il contrario, vorrebbe dire amarle, e molto. Odiare il vomito volontario non vuol dire disprezzare le persone che vomitano, vuol dire avere la certezza delle loro potenzialità di esseri umani di smettere, sia pure con grandissima fatica, un comportamento biologicamente perdente. Le persone che vomitano odiano con tutta l’anima chi cerca di spingerle a interrompere il vomito. Il cervello è plastico ed è basato sulle abitudini.

A seconda di come noi lo usiamo, modifichiamo il nostro cervello. Le persone che vomitano hanno modificato il loro cervello così da provare piacere nel vomitare, si chiama meccanismo di inversione del senso del piacere e del dolore, e sono diventate dipendenti dal vomito. Nei casi di vomito quotidiano, vomitare diventa un comportamento che, se non è la cosa più importante della loro vita, è certamente quella che dà maggiore sensazione di sicurezza. Le pazienti con comportamenti bulimici gravi e sistematici, tutti i giorni, raccontano che non vedono l’ora di poter raggiungere il bagno e vomitare. Tutta la giornata hanno stretto i denti, compiuto doveri, rispettato regole: finalmente si può andare a vomitare, si può svaccare, si può avere l’inebriante sensazione di essere l’unico padrone della propria vita, di avere i pugno con un gesto solo la società e la natura.

Una sensazione inebriante e geniale, ottenuta senza danneggiare nessuno, a voi cosa vi cambia, una persona che vomita ha messo e tolto dal suo stomaco cibo pagato con i suoi soldi o con quelli dei genitori, sicuramente non della comunità. Peccato l’esofago e i denti che crollano, peccato che la psiche crolli e diventi sempre più dipendente dal vomito, migliaia e migliaia di calorie quotidianamente mangiate e vomitate. Allora occorre che qualcuno si alzi in piedi e abbia il coraggio di porre una domanda:

Perché stai scegliendo una non vita a una vita?

Bulimofobia, se la parola esistesse, vorrebbe dire: amo te e odio quello che fai, perché ti danneggia. In effetti se amiamo qualcuno non possiamo che detestare il comportamento che lo/la danneggia. In effetti se non detestiamo quel comportamento, vuol dire che il nostro amore è solo facciata e quieto vivere, ingredienti squallidini per l’amore.

La bulimia, mangiare e vomitare, è un disturbo gravissimo che, ovviamente, non deve essere perseguito per legge, e infatti non lo è, ma che deve essere identificato per quello che è: un disturbo gravissimo. La bulimia è basata sul levare al cibo qualsiasi valenza di dare la vita mangiandolo e vomitandolo. Un organo, l’esofago, è usato in senso antifisiologico, i danni sull’esofago, sulla dentatura sono gravissimi, ma anche lo scheletro e il cuore sono danneggiati ed è possibile la morte, sia per rottura del cardias o per arresto cardiaco. La bulimia è basata su una dipendenza da dolore, il vomito è una forma di dolore, all’inizio è ripugnante vomitare, poi si ha un’ inversione del senso del piacere e del dolore, e la dipendenza da un comportamento lesivo e disfunzionale. Il massimo affetto per le persone affette da bulimia presuppone la massima disapprovazione al comportamento bulimico, che può essere arrestato, completamente e immediatamente, ma occorre una motivazione totale, e solo una disapprovazione totale del comportamento la determina.

Immaginiamo di vivere in una società dove la bulimofobia sia vietata, sia perseguita come il più grave dei reati. Immaginiamo che un gruppo di medici, medici un po’ particolari, per esempio medici che non facciano gastroscopie e non controllano gli esami del sangue, che quindi che non vedono la esofagite, il potassio troppo basso tipici del vomito involontario, diciamo degli psichiatri, dichiarino che

  • Esistono le bulimiche: mangiare e vomitare cioè non è un comportamento, ma una struttura, una maniera di essere, qualcosa che fa parte dell’identità.
  • Le bulimiche nascono bulimiche e muoiono bulimiche: essendo la bulimia un’identità, non accoglierle e rifiutarle è intollerante e malvagio.
  • Il vomito auto indotto una forma di normalità, lo dichiarino per votazione: è evidente che tutto questo non è scienza, ma anti scienza.

E ora immaginiamo che l’affermazione “la bulimia è normale, un’allegra e perseguitata forma di libertà alimentare, tollerarla nei ristoranti e nelle mense è una forma di inclusione, la bulimia è un diritto umano” diventa un nuovo martellante oggetto di propaganda di tutti i media. Tutti lo ascoltano, all’inizio sembra buffo, ma poi tutti si adeguano. Film, romanzi, serie televisive martellano ossessivamente sulla fanciulla ( più raramente fanciullo), sepre bella, intelligente e affascinante, che adora mangiare e vomitare e che gli ottusi bigotti perseguitano.

E ora, dopo questo esempio paradossale, cominciamo a essere seri.

Sostituiamo alla parola bulimofobia l’altro termine con la parola fobia e avremo lo psicoreato che sta annientando la libertà di parola.