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La Minetti come dj Fabo, il paradosso della libertà

Come il leader radicale favorì Dj Fabo nell’esercizio di un diritto – questa è la tesi dei giudici che vogliono assolvere Cappato -  così la Minetti, portando alcune ragazze ad Arcore, aiutò loro e i clienti ad esercitare un diritto, cioè la prostituzione. La linea difensiva della Minetti non fa una grinza.

Ha ragione l’avvocato Pasquale Pantano, difensore di Nicole Minetti. Nel processo Ruby bis Pantano ha paragonato la condotta della propria assistita a quella di Marco Cappato che aiutò Dj Fabo a morire portandolo nella clinica Dignitas in Svizzera. Come il leader radicale favorì Dj Fabo nell’esercizio di un diritto – questa è la tesi dei giudici che vogliono assolvere Cappato -  così la Minetti, portando alcune ragazze ad Arcore, aiutò loro e i clienti ad esercitare un diritto, cioè la prostituzione.

C’è chi dispensa morte e chi dispensa favori sessuali: perché discriminare? E dunque se morire è un atto di libertà che si fonda sul principio di autodeterminazione, parimenti deve esserlo anche la prostituzione. Quindi chi si prostituisce liberamente e chi ne beneficia stanno dalla parte del diritto, non del torto. La prostituzione, a detta dell’avvocato Pantano, è una declinazione particolare della "libertà di decidere della propria vita". Pantano parte da premesse ovviamente erronee, ma le sue conclusioni sono assolutamente stringenti e logiche.

Le analogie tra eutanasia e prostituzione sono molteplici. Se morire è un diritto, a fortiori la prostituzione. Infatti se io posso disporre del mio corpo fino a decretarne la morte, a maggior ragione posso disporre liberamente delle mie facoltà sessuali. E dunque aiutare qualcuno ad esercitare un diritto non è reato. Anzi, bisognerebbe dare un premio a chi favorisce e organizza la prostituzione.

Se vietare l’eutanasia è anacronistico perché la sensibilità collettiva è mutata, parimenti la prostituzione. Ed infatti l’avvocato Pantano così si esprime nell’arringa: "Non si capisce come possa essere criminologicamente rilevante aiutare qualcuno nel libero esercizio della prostituzione in una società che si evoluta rispetto alla prostituzione degli anni '40 a cui si riferisce la legge Merlin". Se il consenso fonda il diritto di morire, ugualmente deve predicarsi per la prostituzione che avviene tra persone consenzienti. Si deve ovviamente escludere la prostituzione coatta che non riguarda però il caso Berlusconi, come ha evidenziato il legale della Minetti: “Se non c’è violazione della sfera di libertà, come invece nella tratta delle prostitute ‘schiave’, non c’è reato”.

Se la vita non è più bene indisponibile, così anche le facoltà sessuali. Inoltre, passando dall’eutanasia all’omosessualità, se i rapporti intimi tra persone dello stesso sesso sono stati elevati dalla legge Cirinnà a bene giuridico, perché non dovrebbero essere un bene giuridico anche i servizi sessuali a pagamento? Perché la libertà personale può correre a perdifiato nelle praterie dell’eutanasia e dell’omosessualità ed invece si trova costretta nei ceppi della disciplina penalistica quando si parla di prostituzione?

Quindi come i difensori di Cappato e i PM del processo Cappato hanno sollevato eccezioni di costituzionalità in merito al reato di aiuto al suicidio, così – per le medesime ragioni – l’avvocato Pantano ha chiesto  alla Consulta di verificare la costituzionalità del reato di favoreggiamento della prostituzione contenuto nella legge Merlin.

La logica che impone di tutelare la libertà altrui sempre e comunque, eccetto nel caso in cui tale libertà violi la libertà altrui, ci porterebbe lontano. Dovremmo legittimare l’incesto: se madre e figlio sono maggiorenni e consenzienti, il rapporto sessuale non potrebbe essere un modo lecito per manifestare i propri affetti? Dovremmo legalizzare il consumo di qualsiasi droga, anche della più devastante: se Tizio può legittimamente togliersi la vita grazie alla recente legge sulle Dat, a maggior ragione potrebbe devastare il proprio fisico e la psichiche con sostanze psicotrope. Dovremmo poi chiudere tutti e due gli occhi sui casi in cui qualcuno liberamente si fa schiavo di un altro o decide di amputarsi un braccio perché gli pare atto buono e giusto. Infatti come posso disporre del mio intero organismo con l’eutanasia, così potrei a fortiori disporre solo di una parte di esso. Via poi tutti gli obblighi concernenti le cinture di sicurezza, le vaccinazioni obbligatorie, i presidi in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro e molto altro ancora. Tutte condotte ad oggi considerate reato, ma in modo incoerente se invece andiamo ad analizzare la disciplina normativa in materia di eutanasia e omosessualità. Insomma il doppiopesismo in tema di beni indisponibili è un peccato originale presente nel nostro ordinamento giuridico che l’avvocato Pantano ha ben individuato.

Va da sé che l’avvocato Pantano ha torto dal punto di vista morale ed anche giuridico: mai è lecito vendere il proprio corpo o comprare i favori sessuali altrui e il diritto non solo non dovrebbe legittimare la prostituzione ma dovrebbe far di tutto per scoraggiarla perché condotta oggettivamente contraria alla dignità personale, al di là delle percezioni soggettive di pochi o molti che siano. La libertà sganciata dal bene, infatti non è vera libertà.

Dimenticavamo: Minetti e Fede non sono stati assolti, ma hanno subito solo una riduzione di pena.