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I 7 cristiani innocenti, prigionieri dei fanatici indù

Il 23 agosto 2008 veniva assassinato l’ottantunenne Swami Laxmanananda Saraswati e i nazionalisti indù furono abili a far ricadere la colpa sui cristiani inventando quella che è stata chiamata la «cospirazione di Kandhamal», con cui si gettò fango perfino sul Papa. Ne seguì un’ondata di feroci persecuzioni nello stato di Orissa, che causò la morte di circa 100 cristiani, i saccheggi di 300 chiese e 6.000 case, con 56.000 fedeli che rimasero senza un tetto. Sette cristiani innocenti sono stati condannati all’ergastolo senza prove e oggi, grazie al lavoro investigativo del giornalista Anto Akkara, è in corso una campagna online che chiede la loro liberazione. Con il sostegno della Chiesa.

(da Kochi). Quando misi piede nelle remote giungle di Kandhamal, nello stato di Orissa (India orientale), con l’istinto giornalistico che seguiva l’orchestrata violenza anti-cristiana iniziata nell’agosto 2008, non avevo idea che mi stessi avventurando in un viaggio che cambia la vita.

Un decennio dopo, il 17 gennaio, ho avuto il privilegio di essere al Sinodo della Chiesa siro-malabarese per la proiezione davanti ai vescovi di Niraparadhikal Thadavarayil, «Innocenti imprigionati», il doppiaggio in lingua malayalam del mio documentario che espone la frode di Kandhamal e il travisamento della giustizia. Questo onore è seguito alla proiezione dello stesso documentario da parte della nota attivista sociale Swami Agnivesh a Kozhikode il 12 gennaio. Il documentario inglese originale Innocents imprisoned è stato proiettato al Constitution Club di Nuova Delhi il 23 agosto 2018, nel decimo anniversario di Kandhamal. È ora disponibile in inglese, hindi, odia e malayalam su www.release7innocents.com, campagna online che sto ancora conducendo per la liberazione di sette cristiani innocenti di Kandhamal che languiscono in prigione a causa della frode nazionalista indù.

Questo documentario è la presentazione visiva di fatti sbalorditivi che espongono la stravagante cospirazione nazionalista indù dietro la persecuzione di Kandhamal a danno dei cristiani, la peggiore dei tempi moderni. La cospirazione è stata ordita dalla massima leadership nazionalista indù per trascinare anche il Papa, l’Europa e gli Stati Uniti insieme a Sonia Gandhi, capo de facto del governo indiano come presidente della coalizione guidata dal suo partito in quel periodo, insistendo sul suo background cattolico italiano.

CHE COSA AVVENNE A KANDHAMAL?

La notte del 23 agosto 2008, per la festa induista di Janmashtami, l’ottantunenne Swami Laxmanananda Saraswati [un monaco di religione indù; il termine swami è un sostantivo sanscrito che viene spesso premesso al nome, in qualità di titolo, per indicare un insegnante spirituale o un brahmano molto istruito, ndr] fu assassinato nel suo eremo a Kandhamal. Perfino prima dell’alba, i preparativi erano completi per il corteo funebre a zigzag che attraversò il tratto di giungla per due giorni, chiamando alla vendetta sui cristiani. Asserendo che l’omicidio del leader indù fosse una cospirazione cristiana, dichiararono che il cristianesimo era bandito da Kandhamal.

Cristiani valorosi hanno rifiutato di rinnegare la loro fede anche sotto minaccia di morte e migliaia di cristiani sono fuggiti nelle giungle per sfuggire all’ignominia di essere costretti a rinunciare alla fede nelle cerimonie di riconversione organizzate dai nazionalisti indù. Le folle guidate dai nazionalisti indù hanno bruciato vivi o tagliato a pezzi i cristiani ‘ribelli’ su cui hanno potuto mettere le mani. Quasi 100 cristiani sono stati uccisi, 300 chiese e 6.000 case sono state saccheggiate con violenze senza sosta che hanno lasciato 56.000 cristiani senza tetto.

PERCHE' LO SWAMI È STATO UCCISO?

«La vera intenzione dell’Europa, degli Stati Uniti, del Papa e di Sonia Gandhi era quella di trasformare l’intera regione in una terra cristiana indipendente. Dio mi ha mandato dall’Himalaya e [l’intenzione] è stata bloccata. Ecco perché la loro campagna è stata quella di scacciare gli swami e creare una terra cristiana. Finché sarò vivo non vi permetterò di farlo», lo Swami Laxmanananda si era vantato così anni prima del suo omicidio parlando a un team di media amici dello “zafferano” [espressione usata a quanto pare per indicare i nazionalisti indù, ndr].

Questa è stata citata come prova nel documentario L’Agonia di Kandhamal, prodotto dalla sospetta India Foundation che ha architettato l’insabbiamento su Kandhamal. L’affermazione dello swami è ripetuta a pappagallo in varie dichiarazioni “allo zafferano” sull’omicidio, fin dal primo giorno. Poiché lo swami aveva nominato perfino il Papa e Sonia Gandhi come persone che lo consideravano una minaccia alla cristianizzazione di Kandhamal, è stato facile diffondere la chiacchiera che i cristiani l’avessero ucciso.

Perciò, l’omicidio è stato commissionato dai nazionalisti indù. Quando i cristiani di Kandhamal furono trattati in modo violento, [i nazionalisti indù] macchinarono insinuando che la lobby cristiana internazionale guidata dal Papa avrebbe costretto Sonia Gandhi (di origine italiana cattolica), come presidente della coalizione di governo (guidata dal partito del Congresso capeggiato dalla Gandhi), a rimuovere il governo dell’Orissa in cui il BJP era al tempo un partner della coalizione [il BJP è un partito nazionalista indù, ndr]. Questo avrebbe spianato la strada ai nazionalisti indù per le elezioni del 2009 - dimostrando la loro accusa propagandistica che Sonia era la «Papa ki Beti» («la figlia del Papa» per cristianizzare l’India). Ma le agenzie di intelligence hanno intuito questa cospirazione stravagante e il governo federale non ha “calpestato” la mina di Kandhamal. Questo è confermato da ambienti dell’Onu.

INNOCENTI IN CARCERE

Poiché i nazionalisti indù avevano affermato che l’omicidio dello Swami – usato per scatenare lo spargimento di sangue a Kandhamal – fosse una cospirazione cristiana, i cristiani dovevano essere incarcerati. Poche ore dopo l’omicidio, quattro cristiani, incluso un ragazzino analfabeta di 13 anni, sono stati prelevati da fondamentalisti indù, picchiati e scaricati nelle stazioni di polizia. Non fu la polizia bensì Pravin Togadia, un rinomato leader nazionalista indù, che rese pubblici i nomi di questi «assassini cristiani». Fu così che la nazione venne ingannata a proposito della «cospirazione cristiana». Quando la polizia non è stata in grado di raccogliere prove contro il «primo gruppo di assassini» che erano stati detenuti per 40 giorni, sono stati rilasciati dopo aver fatto una dichiarazione: «A causa della paura, ci siamo rifugiati in una stazione di polizia».

Poi la squadra investigativa ha arrestato il «secondo gruppo di assassini», 7 cristiani innocenti, Bhaskar Sunamajhi, Bijay Kumar Sanseth, Budhadeb Nayak, Durjo Sunamajhi, Gornath Chalenseth, Munda Badamajhi, Sanatan Badamajhi, 6 di loro analfabeti e incluso uno, Munda, con problemi mentali. Il giorno in cui il foglio con le accuse venne depositato in tribunale nel gennaio 2009, Togadia aveva perfino chiesto che «il Papa dovrebbe scusarsi con gli indù».

Durante quattro anni di processo, quasi nessuna prova degna di nota è stata portata davanti alla corte. Ciò spinse il giudice Biranchi N. Mishra a mettere in discussione l’accusa «perché gli innocenti» erano in stato di detenzione. Nel 2013, il giudice è stato trasferito prima di emettere il verdetto e il tribunale è stato chiuso. Lo scioccante verdetto - che condannava all’ergastolo i 7 cristiani accusati - è stato emesso improvvisamente nell’ottobre 2013 da un terzo giudice appena nominato, subito dopo che erano state sollevate richieste di un’indagine federale su Kandhamal a seguito della pubblicazione del mio libro Kandhamal Craves for Justice («Kandhamal desidera giustizia»), nel 5° anniversario.

Convinto di un’enorme frode, ho indagato più a fondo e raggiunto le case degli innocenti nella giungla remota. Sono rimasto sbalordito quando perfino i vicini indù dei condannati si sono chiesti come il sistema giudiziario potesse condannare i loro vicini innocenti, e hanno espresso la volontà di essere testimoni per provare la loro innocenza.

L'INSABBIAMENTO E LA COSPIRAZIONE

Mentre seguivo la commovente saga di 7 cristiani innocenti processati per il sensazionale omicidio, mi sono imbattuto nella gigantesca frode dei documenti “donati” da Ram Madhav, allora portavoce di RSS (Rashtriya Swayamsevak Sangh), fonte e nucleo del nazionalismo indù sposato dal BJP al potere. L’insieme di prodotti segreti “allo zafferano” che Madhav ha regalato – incautamente o arrogantemente – al capo della Chiesa cattolica del Kerala durante una visita nel 2012 ha fatto saltare il coperchio della frode di Kandhamal.

Tra i documenti prodotti sotto la bandiera dell’India Foundation c’era il dvd intitolato L’agonia di Kandhamal nel quale mi sono imbattuto nella presuntuosa affermazione dello Swami – che parla perfino sul Papa come suo nemico – che sta alla radice della cospirazione di Kandhamal. Similmente, il libro Harvest of hate, Kandhaml in crossfire dell’antropologo Michael Parker, con base a Seattle, è stato pubblicato dall’India Foundation nel 2009. Il voluminoso libro conteneva una “nota dell’editore” del direttore dell’India Foundation, Nirmala Sitharaman, attualmente ministro della difesa dell’India. Nella sua presentazione di Harvest of Hate, Sitharaman presentava l’autore come “nato in India” mentre il profilo alla fine del libro dichiarava che Parker era nato negli Stati Uniti!

Incredibilmente, perfino la Commissione nazionale per i diritti umani (NHRC) non ha emesso su Kandhamal nemmeno un comunicato stampa in un decennio, mentre i suoi rapporti investigativi sulla violenza sembravano comunicati stampa dei nazionalisti indù.

Dopo aver rilevato le contraddizioni e le assurdità nel verdetto di condanna, ho preso un accordo segreto per raggiungere le mogli analfabete degli innocenti cristiani a Nuova Delhi e lanciato il 3 marzo 2016 www.release7innocents.com, la campagna online per il rilascio degli innocenti. Ogni firma genera quattro messaggi email istantanei al capo della giustizia dell’India, al presidente dell’India, alla Commissione nazionale per i diritti umani e all’Alta Corte di Orissa, chiedendo la liberazione dei 7 cristiani innocenti. La campagna ha finora raccolto 73.000 sostegni online.

Questa campagna è stata seguita dalla pubblicazione del libro investigativo, con una risonanza nazionale, Who killed Swami Laxmanananda? nel maggio 2016 e successivamente aggiornato. Il libro, una raccolta di fatti allarmanti che ho scoperto per caso o dissotterrato durante 27 difficili viaggi a Kandhamal e altrove alla ricerca della verità e della giustizia per Kandhamal, ha guadagnato molti titoli sui media di Odia che dichiarano che “il popolo è stato ingannato” con la teoria della cospirazione cristiana. Nel 10° anniversario di Kandhamal, il coraggioso portale di notizie The Wire ha pubblicato una mia intervista completa che ha avuto oltre 1,6 milioni di visitatori: 10 anni di rivolte a Kandhamal, “7 innocenti sono stati condannati”, dice Anto Akkara.

LA CHIESA SOSTIENE LA CAMPAGNA RELEASE 7 INNOCENTS

Con i risultati dei miei ripetuti viaggi nel remoto distretto di Kandhamal, 220-350 chilometri a sud-est della capitale dell’Orissa (Bhubaneswar), e in altri luoghi dell’India, ho potuto decifrare il nodo di Kandhamal.

Un paio di giorni dopo aver lanciato la campagna online www.release7innocents.com, sono stato invitato a parlare all’Assemblea nazionale di quasi 200 vescovi cattolici in India. Nel marzo del 2018, sono stato di nuovo alla Conferenza episcopale dell’India (CBCI) a parlare ai vescovi e ho lanciato la campagna di preghiera che avevo avviato per la liberazione dei sette innocenti.

L’ultima buona notizia è che la CBCI ha accolto la campagna per i sette innocenti (da me avviata) convocando un grande incontro tra tutti gli avvocati senior a Nuova Delhi per muovere la Corte suprema dell’India. L’Alta Corte dell’Orissa, nel dicembre 2018, ha respinto per la seconda volta senza mezzi termini le richieste per la libertà provvisoria dei sette innocenti.

Il modo sorprendente in cui è stata svelata la sconvolgente cospirazione nazionalista indù dietro Kandhamal - con prove sbalorditive che cadono come manna nel deserto sul mio cammino - avalla la certezza evangelica di Luca 12,2: “Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto”.

Nota: il giornalista autore di questo articolo, che ha vinto il Premio Raoul Follereau, ha anche descritto l’incredibile testimonianza dei cristiani di Kandhamal con «Early christians of XXI century» (Primi cristiani del XXI secolo) che è stato pubblicato dal cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.