• INTERVISTA A SUOR MARCELLA

Haiti: «Aiutateci, hanno attaccato l'orfanotrofio»

Il drammatico racconto della religiosa francescana e di un'oasi di pace che disturba quanti sono interessati a fare del paese un inferno: «Il 13 di novembre le bande armate erano entrate nelle case saccheggiando e uccidendo. Sono morte 90 persone, poi la situazione si è stabilizzata. Ma settimana scorsa, per tre notti consecutive, i guerriglieri sono venuti in orfanotrofio e hanno rubato tutto, persino i letti dei bambini».

«È ricominciato tutto il 13 di novembre: le bande armate sono entrate nelle case saccheggiando e uccidendo i proprietari. Alcune persone sono state decapitate per strada. Poi la situazione si è stabilizzata. Ma settimana scorsa, per tre notti consecutive, le bande sono entrate in orfanotrofio e hanno rubato tutto, persino i letti dei bambini». Usa sempre il verbo “ricominciare” suor Marcella Catozza, missionaria ad Haiti da 13 anni. La religiosa francescana, che ha dato vita alla Fondazione Via Lattea Onlus, di cui fanno parte un orfanotrofio con 146 bambini, una scuola con oltre 400 alunni e un ambulatorio pediatrico nella baraccopoli di Waf Jeremie, parla così perché «è da quando sono qui che la situazione è instabile: le guerriglie scoppiano continuamente, all’improvviso, per cui le scuole vengono chiuse e la gente si rifugia in casa. Poi, d’improvviso, tutto torna come prima, come se nulla fosse».

Una situazione simile a quella di tanti paesi del Terzo mondo, dove il sospetto è che i membri delle bande armate siano più che semplici delinquenti (che un paese sviluppato potrebbe fermare in poco tempo) ma che obbediscano a poteri politici esterni. Secondo la religiosa, infatti, «probabilmente non c’è una volontà politica d’intervento internazionale». In sintesi, si preferisce che le cose restino come sono. Lo scontro di cui «nessuno dei grandi giornali si interessa», nasce da quello fra il partito all’opposizione e il governo accusato di corruzione. La gente, istigata dalle forze politiche, era scesa in piazza a novembre per chiedere le dimissioni del presidente, bloccando le strade con le auto e costringendo molti edifici e scuole pubbliche a chiudere. «Un caos - continua suor Marcella - che ha permesso ai guerriglieri di saccheggiare e derubare, uccidendo 90 persone e ferendone a centinaia».

L’orfanotrofio era quindi rimasto senza acqua, «ma i bambini hanno capito e sopportato con pazienza la situazione, mentre l’ambulatorio medico ha dovuto chiudere». La religiosa era speranzosa visti gli aiuti ricevuti, il grande impegno degli operatori della Onlus con cui lavora e visto soprattutto il grande esempio venuto dai più fragili, gli orfanelli. Ma la sua voce si rompe quando racconta che «nei giorni scorsi siamo stati attaccati ripetutamente durante la notte dalle bande armate, che entrando in orfanotrofio hanno portato via tutto: sia il cibo dei bimbi sia quello della scuola materna, il materiale igenico, i freezer, i frigoriferi, l’impianto audio». Ma il peggio, che pareva passato, è quanto capitato «la terza notte quando i banditi, uomini incappucciati di nero, sono rientrati costringendo le bambine ad alzarsi dal letto e portando via i loro materassi». L’unico sollievo per suor Marcella è che «non hanno fatto del male fisico ai piccoli», ma il dolore per le ferite psicologiche non può andarsene così facilmente: «I bambini stanno vivendo un grande dramma, sono scossi, soprattutto le bambine che piangevano spaventate. Inoltre, in orfanotrofio la maggioranza dei bimbi è sotto i 5 anni d’età. I più grandi invece capiscono tutto, purtroppo anche la tensione in noi e le discussioni fra gli adulti. Le loro ferite interne sono già enormi e verranno amplificate…le vedremo emergere con il tempo».

Come sia possibile che dopo settimane di stallo le bande armate abbiano attaccato in maniera così mirata l’opera costruita da questa religiosa non si sa, ma quel che è certo è che un’oasi di speranza come questa può dare fastidio a chi lavora per distruggere. Senza dimenticare che «ad Haiti non ci sono limiti: se questi criminali hanno bisogno di qualcosa, vanno ovunque. Sono uomini di 25/30 anni senza scrupoli».

Quanto al futuro la suora non può sapere cosa accadrà perché «siamo privi di protezione e sicurezza: la nunziatura apostolica ha comunicato al presidente quanto avvenuto, per cui la notte scorsa è arrivata la polizia tranquillizzandoci momentaneamente, ma non sappiamo fino a quando durerà la tregua, dato che abbiamo ricevuto minacce di morte dalle bande armate. Perciò la notte resto ancora sveglia e vivo alla giornata, senza fare scorte di cibo ma comprando il necessario di giorno in giorno». Una tenacia, questa, che dà fastidio ai suoi nemici.

Cosa permette invece di rimanere dopo 13 anni di continue emergenze, distruzioni e ricostruzioni, è certamente la fede e la forza di questa donna, ma per reggere ad un colpo del genere servono anche gli «amici che ci sostengono, che hanno creduto fin dall’inizio in questo progetto e che ci permettono di andare avanti». L’aiuto economico avviene tramite donazioni (vedi qui), ma soprattutto «a sostenerci sono le preghiere affinché Dio intervenga, affinché se ne parli, affinché gli uomini di buona volontà ci aiutino». Ci sarebbe poi da lavorare per ottenere dei visti dal governo italiano, così da permettere ad alcuni bambini di studiare nel nostro paese, come da tempo domanda la suora, «per dare loro un futuro che qui si fatica ad intravedere».