• SABATO SANTO

Gesù irrompe negli Inferi. E per i giusti è vita nuova

Il Sabato Santo la Chiesa si associa al riposo di Cristo nella tomba, non celebrando l’Eucaristia, e ricorda la sua discesa agli Inferi. La versione che dà il Tintoretto del viaggio di Gesù nell’oltretomba è, come sempre, tumultuosa. Cristo irrompe sulla scena da sinistra portando, nell’oscurità più assoluta, luce e colore. In basso a sinistra precipitano le creature infernali, mentre i giusti guardano al Redentore, attendendo di essere da Lui liberati.

- "IL RE DORME". IL SABATO SANTO CON I PADRI, di Fabio Piemonte

Jacopo Robusti (detto il Tintoretto), Discesa al Limbo, Venezia - Chiesa di San Cassiano


“Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione” (1 Pt 3, 18-19).

Il Sabato Santo, com’è noto, è un giorno aliturgico (non si celebra la Messa) durante il quale la Chiesa si associa al riposo di Cristo nella tomba e ricorda la sua discesa agli Inferi*, luogo da non confondersi con l’Inferno ma da identificare come il posto in cui, secondo l’Antico Testamento, riposano coloro che sono morti prima dell’avvento del Redentore. In ebraico è detto Sheol, in greco Hádes.

Il viaggio di Cristo nell’oltretomba, predetto dal profeta Davide e supportato da alcune affermazioni degli Apostoli, soprattutto Pietro, non compare nei Vangeli canonici: lo raccontano, invece, l’apocrifo vangelo di Nicodemo e alcuni testi della tradizione patristica. È la Legenda Aurea redatta dal domenicano Jacopo da Varagine nel XIII secolo, però, il riferimento per la fortuna iconografica di questo soggetto così carico di mistero.

Un testo probabilmente noto a Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, che, negli anni Sessanta del XVI secolo, dipinse tre tele per la cappella maggiore della chiesa di San Cassiano, in quel di Venezia, sua città natale. Commissionati, allora, dalla Scuola del Santissimo Sacramento e conservati ancora in loco, i dipinti offrono un ottimo spunto di riflessione durante il Triduo pasquale: alla morte di Cristo crocefisso, che rimanda alla salvezza dell’umanità, segue la Sua discesa al limbo per liberare Padri e Progenitori, in cui il Redentore riporta la decisiva vittoria su Satana. Su entrambe le scene domina, in posizione centrale, il trionfo della Resurrezione.

La versione di Tintoretto è, come sempre, tumultuosa. Cristo irrompe sulla scena da sinistra, portando - nell’oscurità più assoluta - luce e colore, elementi indispensabili al pittore per accentuare la drammaticità dell’evento narrato. Il rosso acceso della veste di Gesù si contrappone alla luce che investe il corpo di Eva e che crea contrasto con il buio in cui sono ancora immerse le altre figure, di cui s’intravvedono solo le teste.

Sembra di leggere il brano di sant’Agostino che commentando questo episodio così scrisse: “Appena Cristo rese lo spirito, l’anima sua, unita alla sua divinità, discese nel profondo degli Inferi, e quando arrivò sul limitare delle tenebre, quasi come a uno splendido e terribile predone, le empie e infernali legioni lo guardarono atterrite…”.

In basso a sinistra precipitano le creature infernali cui si contrappongono, sull’altro lato, i ritratti dei confratelli della Scuola che fungono, qui, da testimoni di questo prodigioso accadimento. Gli sguardi degli astanti sono rivolti a Cristo: tutti aspettano di essere liberati.

Adamo ed Eva, soprattutto. A dispetto dell’iconografia tradizionale, che li ritrae vegliardi, essi appaiono nel loro giovanile aspetto. L’attenzione di Tintoretto si concentra in particolare su Eva, causa prima del peccato originale: il suo pennello la fa emergere dalle tenebre grazie al riflesso della radiosità di Cristo. Ella riacquista la sua bellezza, segno della nuova vita portata dal Salvatore, che tutti, noi compresi, attendiamo.


* La discesa agli Inferi è uno degli articoli di fede (il 5°: “Discese agli Inferi, il terzo giorno risuscitò da morte”) proclamati nel Credo Apostolico.