• EVANS CONDANNATO

Domani l'esecuzione di Alfie. Il giudice: «È una vita inutile»

Il resoconto di una sentenza grottesca, dove con la scusa della "privacy" il giudice ha detto che la vita di Alfie è «inutile» e ha scelto di silenziare la stampa tacendo la data della rimozione dei sostegni vitali. Ma fonti vicine alla famiglia ci fanno sapere che sarà domani (venerdì). Gli avvocati hanno presentato una mozione: «Non abbiamo perso la speranza». 
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Si è tenuta ieri l’udienza per decidere quando Alfie Evans dovrà morire. Un’udienza tremenda. Dove per silenziare la stampa si è vietato di divulgare la data dell'esecuzione, anche se fonti vicine alla famiglia hanno confermato che sarà domani. Dove si è finto di preoccuparsi per la salute del piccolo mentre si decideva di ucciderlo e quando ci sono prove che mostrano i tubi attraverso cui Alfie viene ventilato pieni di muffa. Perché invece di sostituirli dopo 6 settimane (come da prassi) furono cambiati solo dopo 5 mesi. 

Ci sono addirittura foto del piccolo lasciato pieno di pipì dagli infermieri. Non ci stupisce, visto quanto abbiamo raccontato circa le negligenze e i richiami allarmati delle autorità sanitarie all’Alder Hey, dove Alfie è ricoverato da 15 mesi.

Con queste immagini negli occhi raccontiamo quanto accaduto ieri in udienza, fissata quando, dopo aver finto di valutare la possibilità di lasciare partire Alfie verso il Bambin Gesù di Roma, l’ospedale si è rivolto di nuovo al giudice Hayden, che il 20 febbraio scorso aveva dato ragione ai suoi medici. 

A difendere la famiglia questa volta c’era Paul Diamond, del Christian Legal Centre, che ha portato nuove video-prove sulle condizioni di Alfie, ricordando che lo Stato non può negare ai genitori il diritto di trasferire il figlio in altri ospedali europei che lo vogliono accogliere. Ma già all’inizio dell’udienza, Mylonas, l’avvocato dell’Alder Hey, convinto che la vita di Alfie così «non ha senso» (lo aveva già detto di fronte all’Alta Corte di Londra), ha accusato i genitori del bimbo, Thomas e Kate, di rifiutare tutte le opinioni mediche.

Diamond, ricordando che la famiglia è stata sempre al fianco del figlio senza mai lasciarlo, ha quindi ribattuto che questa è convinta che il «figlio mostri segni di capacità cognitive», perciò richiede «una nuova opinione medica» già offerta dall’ospedale Besta di Milano. Ma Mylonas sì è lamentato per le pressioni esterne da parte delle centinaia di migliaia di persone che sostengono Alfie in tutto il mondo. Un popolo stupido e credulone, dato che, secondo lui, sarebbe stato ingannato da quello che vede sui social network. 

Si poteva sperare che fosse solo Mylonas a pensarla così, invece il giudice ha continuato chiarendo che se «non si può fuggire dalle immagini di Alfie su internet…quello che vede Thomas Evans», e quindi tutti coloro che lo sostengono, «non è quello che potrebbero vedere altri». Motivo per cui «chi agisce per conto di Alfie» avrebbe «una responsabilità pesante in merito». Dice bene Hayden: davanti alle stesse immagini c’è chi reagisce battendosi per la vita del piccolo e chi vuole che muoia.

Come è possibile? È sempre il giudice a spiegarlo, lasciando trapelare la sua angoscia davanti alla condizione di Alfie: «Mi chiedo se fossi in un letto di ospedale in quello stato se vorrei che i miei video fossero visionati dal pubblico». Per cui se Hayden non ha ordinato la rimozione dei video dal web, ha però voluto che si dicesse a Thomas della sua preoccupazione per la «privacy» di Alfie che, poverino, non «può esprimersi». Poi l'attacco diretto al padre e la difesa dei "poveri" medici che «sono stati vittime della rabbia [di Thomas]...hanno sopportato le ingiurie del signor Evans con straordinaria pazienza».

Oltre all’ironia del fatto che il giudice si preoccupi del diritto alla "privacy" di un bimbo che sta per far morire, è davvero folle che Mylonas si sia allarmato per il fatto che i genitori avessero messo della cioccolata intorno alla bocca di Alfie quando sono mesi che lui si batte per il suo soffocamento.

Ma Diamond non ha mollato chiarendo che Thomas era scioccato dal fatto che l’offerta fatta dagli ospedali italiani non fosse stata vagliata e ricordando che «il signor Evans ha piene potestà genitoriali», per cui nessuno può impedirgli di entrare in ospedale e portare via suo figlio. «Questo - ha sottolineato la difesa - è permesso dalla legge inglese. Non c’è alcun ordine di detenzione». È un diritto umano e una disposizione dei trattati europei portare un cittadino europeo in un altro ospedale dell’Ue: «L’Ue rispetta le decisioni socioculturali degli Stati membri...Ha rispetto dei Paesi Bassi dove la prostituzione è un'attività a fini di lucro. Tuttavia, ciò che non fa è permettere che una legge nazionale annulli una disposizione del trattato». Ma il giudice ha risposto aggrappandosi al fatto che la Cedu aveva respinto l'appello di Thomas e Kate.

Così Hayden, che già prima di entrare in aula aveva deciso di non rivedere la decisione presa il 20 febbraio scorso, pur basata sui "secondo me" dei medici di un ospedale che "non rispetta quattro dei cinque standard di sicurezza" richiesti dalla sanità inglese, ha concluso che la ventilazione verrà rimossa anche senza il consenso dei genitori. Perché già «ero giunto alla conclusione alla fine di quell'udienza (del 20 febbraio, ndr) che il cervello di Alfie era stato così corrotto dalla malattia mitocondriale che la sua vita era inutile». Il giudice ha poi vietato di rendere pubblica la data sempre per motivi di "privacy". Ma sappiamo che la famiglia non ha mai desiderato alcun diritto se non quello della vita di Alfie e di dar voce ad esso e che l’unica preoccupazione di Hayden è stata quella di silenziare la stampa.

Intanto Alfie continua a respirare, spesso anche sa solo, a dormire, svegliarsi, muoversi. «Sta bene, combatte», conferma Thomas alla NuovaBQ. Sappiamo che Thomas non è disposto a fermarsi. Roger Kiska, del team legale della famiglia, ha rilasciato un'intervista al Boreau Media Group in cui spiega che è stato presentata una mozione, probabilmente per il fatto che è stato leso l'habeas corpus (l'intangibilità dell'integrità fisica naturale degli individui rispetto alle costrizioni operate dal potere): «Combatteremo fino alla fine, non abbiamo perso la speranza».

Affranto da un processo ingiusto, da un ospedale che opera con negligenza, dall'arroganza della sua amministrazione, dall'orgoglio presuntuoso dei suoi legali, al popolo di Alfie, resta solo la speranza nella tenacia della difesa e dei genitori di Alfie. E infine il miracolo, la domanda a Dio che mostri la Sua gloria senza possibilità di meriti umani. 

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