a cura di Benedetta Frigerio
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Cancellate in Pakistan le messe nel giorno dei defunti mentre continuano le proteste per l’assoluzione di Asia Bibi

Proseguono in Pakistan le violente proteste per l’assoluzione di Asia Bibi dall’accusa di blasfemia. Nella capitale Islamabad e nelle città maggiori i dimostranti hanno occupato i principali incroci stradali e presidiano piazze e strade. Chiedono che Asia Bibi sia giustiziata, ne bruciano le fotografie, altre ne mostrano, con un cappio disegnato attorno alla sua testa. La tensione è cresciuta il 2 novembre, venerdì, giorno di preghiera per gli islamici. La rabbia dei dimostranti si è estesa al governo, dopo che il primo ministro Imran Khan ha difeso i giudici che hanno assolto Asia e che gli islamisti giurano di voler punire con la morte. Per ridurre il rischio di aggressioni e attentati, le diocesi del paese hanno cancellato le messe in programma per la commemorazione dei defunti, i cimiteri sono stati chiusi. Le autorità religiose hanno invitato i fedeli a pregare individualmente, restando a casa. Il governo ha disposto agenti di polizia a guardia delle chiese. In alcune città tutti gli edifici cristiani sono chiusi. La salvezza per Asia Bibi, una volta uscita dal carcere, è all’estero, in uno dei paesi che le hanno offerto lo status di rifugiato insieme ai famigliari. L’agenzia di stampa AsiaNews riferisce che l’imam Qari Muhammad Saalam ha presentato una petizione contro la liberazione di Asia e ha chiesto che il suo nome venga inserito nella Lista di controllo delle uscite [dal Paese], fino a quando la sua richiesta non sarà esaminata.