a cura di Benedetta Frigerio
  • Repubblica Democratica del Congo

Altri due sacerdoti aggrediti a Boma due giorni dopo l’omicidio di padre Etienne nel Nord Kivu

Don Etienne Sengiyumva, parroco di Kitchanga, Nord Kivu, una delle regioni più insicure dell’est della Repubblica Democratica del Congo, è stato ucciso domenica 8 aprile, subito dopo la messa nel corso della quale aveva battezzato dei bambini e celebrato alcuni matrimoni. Stava partecipando a un banchetto offerto dai parrocchiani quando degli uomini armati hanno fatto irruzione nella sala e gli hanno sparato a bruciapelo uccidendolo sul colpo. Due giorni dopo a Boma, all’estremità occidentale del paese, due sacerdoti, padre Pierre Mavinga e il suo vicario, sono stati aggrediti e derubati nel presbiterio da una decina di uomini a volto coperto. Per Padre Mavinga, ferito a colpi di arma bianca, si è reso necessario il ricovero in ospedale. “Siamo completamente abbandonati da tutti e viviamo solo grazie alla Provvidenza – ha detto all’agenzia Fides Monsignor Thèphile Kaboy Rubonelìka, vescovo del capoluogo del Nord Kivu, Goma – le inchieste non concludono mai nulla. I testimoni temono per la propria vita e quella dei loro cari e difficilmente offrono elementi utili alle indagini”. Per di più gli attacchi nelle parrocchie della sua diocesi si verificano in prossimità di postazioni dell’esercito congolese e della missione Onu Monusco “senza che tutte queste forze militari intervengano, se non a cose fatte”. La Conferenza episcopale ha deplorato l’insicurezza che regna nel paese in un comunicato pubblicato il 9 aprile con il quale ha inoltre richiamato ancora una volta il governo a rispettare gli accordi presi con opposizione che includono l’impegno a garantire la sicurezza della popolazione. Per essersi fatti promotori di manifestazioni di protesta contro il regime del presidente della repubblica, Jospeh Kabila, molti sacerdoti dall’inizio del 2018 hanno riferito alla Conferenza episcopale di aver ricevuto minacce di morte.