• PIANO INCLINATO

Aborto fino alla nascita, la follia legale in 9 Stati Usa

L’Illinois è divenuto il 9° Stato a stelle e strisce a consentire l’aborto per qualsiasi ragione in ogni momento della gravidanza, dichiarandolo un «diritto fondamentale». Del triste club fanno parte anche Alaska, Colorado, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, Oregon e Vermont. Segno che se si mette in dubbio la sacralità della vita ogni tenebra diventa possibile. Ma i pro life non stanno a guardare.

L’ultimo in ordine di tempo è l’Illinois. Qui, il 12 giugno, il governatore Jay Robert Pritzker (nella foto), un democratico, ha firmato una legge che consente l’aborto per qualsiasi ragione in ogni momento della gravidanza e impone che tutti i piani assicurativi privati prevedano la copertura delle spese per ottenere un aborto. Il giorno prima era toccato al Vermont entrare nel club degli Stati federati americani che permettono, fino al momento della nascita, di uccidere i bambini nel grembo materno. Con la particolarità che in quest’altro caso a firmare la legge è stato un governatore repubblicano, Phil Scott, tra i pochi nel Grand Old Party a dichiararsi pro choice (“per la scelta”), il modo elegante inventato dagli abortisti a stelle e strisce per presentarsi al pubblico.

Il Vermont e l’Illinois fanno salire a nove il numero degli Stati appartenenti al club di cui sopra, che comprende pure Alaska, Colorado, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York e Oregon, nonché Washington D.C., la capitale, che coincide amministrativamente con il Distretto di Columbia. L’eclatante legge sull’aborto fino alla nascita promulgata il 22 gennaio di quest’anno nello Stato di New York, con tanto di sorrisi del governatore Cuomo e compagni all’atto della firma finale, era in pratica la settima di questo tipo in ordine cronologico, come aveva allora ricostruito il Christian Post, basandosi peraltro su un quadro riepilogativo del Guttmacher Institute, un’organizzazione creata nel 1968 per espandere l’accesso all’aborto e alla contraccezione, quindi non certo tacciabile - pensiamo ai media liberal che si fidano solo di fonti liberal - di ‘partigianeria’ pro vita.

L’assenza di limiti legali in questi nove Stati mostra insomma che l’aborto fino alla nascita (ottenibile anche in altri Stati, “grazie” alle solite eccezioni) è, purtroppo, una realtà ben più estesa di quanto si potesse immaginare appena pochi mesi fa. Realtà che del resto mostra un fatto ben preciso, svelatore di tanta ipocrisia: una volta che si ammettono eccezioni e si fissano soglie per dire in sostanza quando la vita è ancora sacra e quando non lo è più - per esempio ammettendone la soppressione fino a 90 giorni di gravidanza e vietandola a 91 - lo scivolamento verso il disprezzo totale della vita stessa, prima e dopo la nascita (vedi la crescente tendenza tra i dem americani a sostenere l’infanticidio), diviene una logica conseguenza. Sul piano culturale, di mentalità comune, e politico.

Tornando alla nuova legge dell’Illinois, che dichiara l’aborto un «diritto fondamentale» (come già nello Stato di New York), essa è una delle più radicali se non la più radicale di tutti gli Stati Uniti, nonostante alcune parti stralciate prima del voto finale.

I suoi contenuti malvagi hanno causato la decisa reazione del vescovo di Springfield, Thomas Paprocki, il quale ha ordinato ai sacerdoti e diaconi della sua diocesi di non ammettere alla Santa Comunione il presidente del Senato dell’Illinois, John Cullerton, e lo speaker della Camera, Michael Madigan, che «hanno ostinatamente persistito nel promuovere l’abominevole delitto e grave peccato di aborto come dimostrato dall’influenza esercitata nei loro ruoli di leadership».

I due leader democratici, ha aggiunto Paprocki, «possono essere riammessi alla Santa Comunione solo dopo che si saranno veramente pentiti di questi gravi peccati e avranno fatto inoltre un’adeguata riparazione per i danni e lo scandalo, o almeno avranno promesso seriamente di farlo, come stabilito nel mio giudizio o nel giudizio del loro vescovo diocesano in consultazione con me o il mio successore». Riguardo a tutti gli altri parlamentari cattolici che hanno contribuito a far passare questa legge e quindi «cooperato al male», Paprocki - pur non emettendo un esplicito divieto di amministrare il sacramento - ha chiesto loro di non presentarsi per ricevere l’Eucaristia «senza prima essersi riconciliati con Cristo e la Chiesa». In tutta questa triste vicenda c’è almeno la nota lieta di un vescovo che ricorda, con un vero atto di carità, che la Comunione con Nostro Signore può esserci solo se si è in stato di grazia.

C’è il rischio che all’Illinois e ai suoi otto “fratelli” si aggiungano il Massachusetts e il Rhode Island, i cui parlamentari stanno valutando in questi giorni progetti di legge che eliminerebbero appunto qualsiasi limite sostanziale alla possibilità di abortire lungo tutto l’arco della gravidanza. In Rhode Island, dove il Partito democratico ha una maggioranza schiacciante in entrambe le camere, si tratta di un ritorno alla carica del fronte abortista, dopo che un tentativo di far passare l’aborto fino alla nascita era stato stoppato in una commissione qualche settimana fa.

A queste spinte fanno da contraltare i tentativi di restringere le maglie dell’aborto, che nel mese di maggio hanno interessato soprattutto l’Alabama (vedi qui), la Louisiana (con una norma volta a escludere esplicitamente qualsiasi interpretazione in senso abortista della Costituzione dello Stato) e il Missouri, senza dimenticare la Georgia, dove il governatore Brian Kemp, non cedendo alle minacce di boicottaggio da parte di molte star di Hollywood, ha firmato uno dei cosiddetti «heartbeat bill», cioè quelle leggi che vietano l’aborto (o, meglio, lo limitano, perché ci sono diverse eccezioni ammesse) una volta che è rilevabile il battito cardiaco del bambino in grembo. Minacce di boicottaggio che sono proseguite anche dopo la firma definitiva, con lo schieramento esplicito di Disney, Netflix e Warner Media contro la vita dei nascituri. Perché l’aborto, al di là delle retoriche dichiarazioni ufficiali di chi lo sostiene, è questo.

Difficile dire se queste leggi a limitazione dell’aborto rimarranno in piedi, pendendo sempre la spada di Damocle della Roe contro Wade e delle cause legali intentate da Planned Parenthood e soci (Aclu, Naral, ecc.), ma certo sono il segno che il movimento pro life americano continua la battaglia, testimoniata anche dal bellissimo esempio - senza compromessi di sorta - della piccola cittadina del Texas che attraverso i suoi consiglieri si è dichiarata «santuario per il nascituro». Avercene.