• ASSENTE SUL TEMA VITA

Una Chiesa che non ha nessuna voglia di alzarsi in piedi

Il caso Vincent Lambert lo ha riconfermato: la Chiesa ufficiale sta alla larga dalle questioni della vita. Da dove deriva questo vuoto di magistero e immobilismo della Chiesa, mentre si dovrebbe ribadire la verità e guidare il popolo (cattolico e non) alla lotta in pubblico? Oggi la Chiesa non pensa più di avere davanti a sé il mondo, ma ritiene di vivere immersa dentro di esso. Ritiene che per conoscere Dio bisogna guardare all’uomo. Cosa impossibile, perché in questo caso non si vede più nemmeno l’uomo, come il caso Lambert ha messo in evidenza.

Il caso Vincent Lambert lo ha riconfermato: la Chiesa ufficiale sta alla larga dalle questioni della vita. Inutile girarci attorno, le cose stanno così, bisogna piuttosto cercare di capire perché.

Se uno paragona le posizioni di Giovanni Paolo II con quelle della Chiesa di oggi a proposito del tragico scontro tra la cultura della morte e quella della vita rimane sbigottito dalla differenza. Giovanni Paolo II diceva “ci alzeremo in piedi!”, oggi basta un tweet. Il 21 maggio 2019 era stata pubblicata la dichiarazione congiunta del cardinale Farrell (Pontificio Consiglio per i laici, la famiglia e la vita) e dell’arcivescovo Paglia (Pontificia Accademia per la vita), poca cosa in verità ma almeno abbastanza precisa, è poi stata però pressoché annullata dall’intervista di Paglia a Famiglia Cristiana come la Nuova BQ ha già informato: intervista ondivaga, girovaga, ondeggiante, altalenante, sfaccettata, ambigua, reticente … dialogica. 

Alla morte di Lambert non sono mancate dichiarazioni corrette, ma non c’è stata mai aria di battaglia, nessuna voglia di impegnare il popolo in una lotta per la vita, nessuna voglia di “alzarsi in piedi”, di mobilitare le forze, nemmeno quelle della preghiera. A ciò hanno pensato i laici, dal basso e alla chetichella. Gli appelli e gli inviti agli esami di coscienza sugli immigrati non si contano. Sulla morte di Stato inflitta a Vincent Lambert la Chiesa ha taciuto. I vescovi del Lazio non hanno fatto leggere nelle loro chiese nessun comunicato sul tema.

Proprio mentre a Vincent Lambert veniva sospesa idratazione e alimentazione, in Italia ci si mobilitava per evitare che una ordinanza della Corte costituzionale che invitava a legiferare sull’aiuto al suicidio, estendendo la legge eutanasica detta eufemisticamente delle DAT, aprisse le porte ai Lambert italiani. A dire il vero il Lambert italiano c’era già stato. Si tratta di Claudio de’ Manzano, fatto morire a Trieste il 18 febbraio 2019 e di cui quasi nessuno ha parlato, ma con una nuova legge sul suicidio assistito casi simili si moltiplicherebbero. Chi è stato a mobilitarsi? Anche questa volta i laici, con il Seminario di lavoro dell’11 scorso che personalmente ho criticato, ma che comunque denota un impegno. E chi ha partecipato a quel Seminario? Nessuna sigla delle “corazzate” ufficiali dell’associazionismo e del movimentismo cattolico. E cosa hanno detto i vescovi italiani sul drammatico argomento? Nulla.

Il 19 giugno 2019, un gruppo di laici cattolici ha inviato una Nota al Presidente della CEI, cardinale Gualtiero Bassetti, e al Segretario Mons. Stefano Russo, nella quale si chiedeva un pronunciamento ufficiale del magistero episcopale. La richiesta ha indirettamente messo in evidenza la completa latitanza del magistero dei vescovi italiani su questi temi dopo la Nota sulle convivenze di fatto del 2007. Da allora è cambiato il mondo senza che i vescovi dicessero più nulla. Nulla sulle unioni civili e nulla sulla legge che ha introdotto l’eutanasia in Italia, nulla su Vincent Lambert.

Da dove deriva questo vuoto di magistero e, soprattutto, questo immobilismo, mentre si dovrebbe ribadire la verità e guidare il popolo cattolico e non alla lotta in pubblico? L’atteggiamento è troppo evidente perché possa avere solo motivi contingenti, ci deve essere qualcosa di strategico. E siccome tutto si gioca a livello dei principi, bisogna pensare che è cambiata la concezione teologica del rapporto con il mondo. Oggi la Chiesa si colloca nel mondo in modo “altro” rispetto a prima.

Oggi la Chiesa non pensa più di avere davanti a sé il mondo, ma ritiene di vivere immersa dentro di esso e di partecipare inevitabilmente del suo punto di vista. Pensa di non poter ragionare da Chiesa se anche non ragiona da mondo. Non esisterebbe un punto di vista assoluto di cui la Chiesa sarebbe portatrice, fondato sulla legge naturale e divina e frutto della retta ragione e della rivelazione. La Chiesa è nel mondo e vede le cose insieme al mondo, non potendosi tirar fuori dall’apriori esistenziale in cui consiste la mondanità e tenendo conto che tutto è mondanità. Per questo la Chiesa non sa più niente con certezza, interpreta le vicende del mondo facendone parte e quindi esprimendo una opinione su di esse e non una verità, di ogni questione dice prima di tutto che è complessa e che va valutata con discernimento nel dialogo con tutti, il mondo è fatto di cose singole e situazioni uniche per le quali non c’è una legge chiarificatrice, ma vanno affrontate penetrandovi all’interno e convivendo con la loro costitutiva irresolutezza. Sulla situazione di Vincent Lambert non ci sarebbe nulla di orientativo da dire, ma solo condividere il dialogo tra le parti in causa, come dice Paglia ogni volta che viene intervistato su questi temi di frontiera.

Ma come mai, allora, su altri temi la Chiesa ufficiale tuona? Perché quei temi sono cari anche al mondo, perché corrispondono ai “segni dei tempi”, perché non parlarne denuncerebbe la presunzione di avere qualcosa di proprio e di assoluto da dire, perché significherebbe riaffermare che è l’antropologia ad essere giudicata dalla teologia e non viceversa. Dio ci ha detto di Sé e dell’uomo qualcosa di assoluto e atemporale. E questo che ci ha detto va d’accordo con le pretese di una ragione capace di superare i fenomeni e le situazioni storiche e di vedere cosa sono bene e male in senso assoluto. Ma oggi si pensa il contrario e si ritiene che per conoscere Dio bisogna guardare all’uomo. Cosa impossibile, perché in questo caso non si vede più nemmeno l’uomo, come il caso Lambert ha messo in evidenza.