a cura di Benedetta Frigerio
  • Cina

Soppresse sette chiese in Cina

 

Da quando a fine di settembre 2018 è stato firmato l’accordo Cina-Santa Sede a oggi almeno sette chiese e le rispettive comunità di fedeli sono state soppresse in Cina, nella diocesi di Qiqihar il cui vescovo, monsignor Giuseppe Wei Jingyi non è riconosciuto dal governo. “Membri del Fronte unito, polizia, rappresentanti dell’Ufficio affari religiosi sono entrati nelle chiese mentre si celebrava la messa – riferisce l’agenzia di stampa  AsiaNews – hanno interrotto i servizi liturgici, cacciato via i fedeli, li hanno minacciati e decretato la chiusura delle comunità. Ai sacerdoti è stato richiesto di lasciare il territorio, se non volevano essere espulsi con la forza”. Nella parrocchia di Feng Le, ad esempio, il vice segretario governativo della città ha fatto più volte irruzione in chiesa scortato da funzionari di polizia, interrompendo le funzioni religiose e costringendo i fedeli ad andarsene. In un’altra parrocchia, quella di Wu Yuan, prima di Natale hanno addirittura portato via il parroco, padre Liu, mentre stava celebrando la messa, sotto gli occhi dei fedeli. Altre due chiese, a Zhaqngshou e Shuang Fa, sono state chiuse perché dichiarate non agibili dalle autorità e prive di licenza governativa per svolgere attività religiose. I fedeli hanno affittato altri locali, ma anche di quelli le autorità hanno proibito l’uso. Così le funzioni natalizie sono state celebrate all’aperto, al freddo, davanti alle chiese.