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Siria, più che un attacco si tratta di una messinscena

Attacco missilistico sulla Siria di Assad, o messinscena? Molti elementi portano a pensare che si sia trattato solo di un'azione simbolica. Lo dimostra il fatto che ha preceduto (e non seguito) l'ispezione dell'Opac a Douma per verificare l'accusa ad Assad di attacco chimico. Vuol dire che non c'era alcuna "pistola fumante".

Un Typhoon britannico decolla da Cipro

Qualcosa non torna nelle dichiarazioni dei governi britannico, statunitense e francese successive al raid delle scorse ore. Parigi sottolinea che “non sono esclusi altri raid” me che è stata "distrutta buona parte dell’arsenale chimico" di Assad ma l’affermazione è discutibile e non solo perchè la Siria ha consegnato nel 2014 i suoi arsenali all’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche dell’Onu (Opac). Una consegna che anche Washington definì quattro anni or sono completa e totale.

Desta infatti qualche perplessità anche la valutazione che nei due centri di stoccaggio e produzione delle armi chimiche colpiti nei pressi di Homs e nel centro di ricerche scientifiche alle porte di Damasco (dove tali armi verrebbero sviluppate) siano state colpite vi fossero armi chimiche. Bersagliare con missili depositi di gas nervino non è mai una buona idea e qualora vi fossero realmente aggressivi pronti all’uso i raid avrebbero disperso nell’aria ingenti quantità di gas tossici col rischio di provocare un numero di vittime ben più alto di quelle di Douma, finora solo supposte dopo la denuncia dei ribelli anti Assad. Poichè non vi sono indizi di un disastro simile è lecito ritenere che gli obiettivi colpiti non contenessero armi di distruzione di massa e fossero quindi vuoti.

D’altra parte alcuni elementi inducono a ritenere che i russi (e di conseguenza anche i siriani) fossero al corrente di quali bersagli sarebbero stati colpiti. Parigi ha ammesso ieri mattina che Mosca era stata informata dai francesi stessi (lo ha dichiarato il ministro della Difesa Florence Parly affermando che "con gli alleati, abbiamo fatto in modo che i russi fossero avvertiti in anticipo”) considerato che sia il premier britannico Theresa May sia il capo di stato maggiore delle forze armate statunitensi, generale Joseph Dunford, hanno negato che i russi fossero stati informati da loro circa gli obiettivi delle incursioni missilistiche. Theresa May, ora alle prese con l’opposizione che contesta il mancato dibattito parlamentare prima di dare il via ai raid, a definito “legittimo” l’attacco alla Siria benchè privo di supporto giuridico, di autorizzazione dell’Onu e persino di prove tangibili circa la veridicità dell’uso di armi chimiche a Douma e la responsabilità delle forze di Assad. Pur dicendosi certo che Damasco "comprenderà la lezione", il capo della diplomazia francese, il ministro Jean-Yves Le Drian, ha affermato che l'uso di armi chimiche "è una linea rossa" e “se sarà superata ci sarà un altro intervento". Il presidente Macron aveva dichiarato di possedere le prive delle responsabilità di Damasco nell’attacco chimico a Douma ma non le ha ancora mostrate mentre da Washington sia il presidente Donald Trump sia il segretario alla Difesa James Mattis hanno parlato di punizione inflitta ad Assad per lo sterminio del suo popolo con i gas. Eppure solo 24 ore prima dell’attacco lo stesso Mattis aveva ammesso che prove concreto in proposito non ve n’erano e che le informazioni raccolte circa le responsabilità del regime siriano provenivano per lo più dai social media.

L’impressione è quindi che l’attacco, limitato e su obiettivi di scarso valore preventivamente evacuati da russi e siriani (preavvisati dagli alleati occidentali) avesse lo scopo reale di salvare la faccia ai leader americani, britannici e francesi già eccessivamente sbilanciatisi nell’accusare Assad e i suoi alleati russi e iraniani per i supposti fatti di Douma. Se risultassero veri i dati diffusi da Mosca, secondo cui le difese antiaeree russe sono rimaste inattive mentre quelle siriane avrebbero abbattuto ben 71 dei 103 missili lanciati dagli alleati occidentali, apparirebbe ancor più chiaro che i bersagli erano stati preventivamente segnalati a Mosca e Damasco che hanno potuto concentrare le batterie di missili antiaerei a difesa di quegli obiettivi.

Ma l’aspetto che più stride nelle dichiarazioni dei leader delle potenze occidentali riguarda l’arrivo degli ispettori dell’Opac che ieri hanno raggiunto Douma per cominciare i rilievi necessari a stabilire se vi sia stato o meno un attacco chimico. Logica avrebbe voluto che prima di avviare “raid punitivi” gli anglo-franco-americani avessero atteso eventuali riscontri dai tecnici dell’Opac. Perché attaccare proprio poche ore prima del loro arrivo a Douma? Una decisione priva di spiegazioni logiche a meno che le accuse sulle armi chimiche non siano solo un pretesto per colpire Damasco e i suoi alleati.