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Scienza con Blangiardo: la vita inizia dal concepimento

Uno dei punti di contestazione al professore Giancarlo Blangiardo, la cui nomina a presidente dell'Istat verrà domani messa ai voti in Parlamento, riguarda un vecchio articolo in cui calcolava l'aspettativa di vita iniziando dal concepimento. Ma è la scienza a dirlo, è accecato dall'ideologia chi lo nega.

Il professor Giancarlo Blangiardo

L’essere umano è un mammifero speciale: a differenza degli altri mammiferi inizia il suo ciclo vitale solo con il parto, non prima. Sulla base di questa posizione alcuni ricercatori – la pars loquacior dell’ISTAT – ha iniziato a contestare la possibile nomina del professor Giancarlo Blangiardo a presidente dell’ISTAT. Questa contestazione suffragata dall’opinione iniziale si è trasferita in ambito parlamentare, perché spetterà alle Commissioni affari costituzionali di Camera e Senato votare a maggioranza dei due terzi il nuovo presidente domani 13 dicembre. Così alcuni parlamentari hanno iniziato a ripetere che l’essere umano inizia il suo ciclo vitale con il parto e che sarebbe scandaloso avere come presidente dell’ISTAT uno che, quando vuole rilevare l’aspettativa di vita dell’essere umano, non parte dal parto, ma parte dal concepimento. Il riferimento è a un articolo del 2013, ma che Blangiardo nell'audizione in Parlamento ha specificato trattarsi di un esercizio. In ogni caso accusano Blangiardo di fare ideologia con i numeri e di opporsi alle leggi della Repubblica, cioè alla legge 194/1978 che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza, cioè l’aborto volontario. 

Ma veniamo al merito dell’opinione iniziale. È fondata? Quali sono le evidenze che la biologia e la medicina oggi ci possono fornire?
Il prof. Edgar, del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Università di Dundee nel Regno Unito, ha messo in luce l’interazione esistente tra l’embrione e la madre (Oestrogen and human implantation, in «Human Reproduction» 1995, 10, 2-4): l’embrione precoce, ancor prima di annidarsi nella cavità uterina, invia molteplici messaggi all’organismo materno, come il fattore attivante le piastrine, il fattore precoce di gravidanza (EPF), l’estradiolo e la gonadotropina corionica (hCG). Già 4 ore dopo il concepimento nel sangue materno può essere rintracciato l’EPF: questo funge da immunosoppressore, impedisce cioè che l’embrione appena concepito sia riconosciuto per quello che è, cioè avente un genoma diverso da quello della madre, e quindi sia espulso. Inoltre l’EPF stimola la moltiplicazione delle cellule di cui si compone l’embrione.

D’altro canto il prof. Hill, del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Harvard Medical School di Boston (Maternal-embryonic cross-talk, in «Annals of New York Academy of Sciences» 2001, 943, 17-25), ha messo in luce che alcuni tessuti materni, sotto gli effetti dei segnali emessi dall’embrione, iniziano a secernere delle proteine nel microambiente delle tube e dell’utero, facilitando così la crescita dell’embrione e il suo annidamento.

L’essere umano di età embrionale è, quindi, la causa attiva del proprio sviluppo e della propria crescita. Si noti che queste evidenze sono note rispettivamente dal 1995 e dal 2001. Per amore di brevità ci limitiamo a queste, ma si potrebbero moltiplicare tendendo conto delle scoperte sul traffico cellulare embrionale materno, di cui dò conto nel mio testo: "L’embrione umano: qualcosa o qualcuno?".

Inoltre, ricordiamoci che possiamo parlare di crescita e sviluppo, e quindi anche di parto, solo se il soggetto della crescita e del parto è sempre lo stesso. Il parto, perciò, segna solo l’inizio della vita extrauterina, ma il ciclo vitale di ognuno di noi inizia con quel processo detto concepimento o fecondazione. E ciò vale per l’essere umano, come per i mammiferi.

Stupisce che siano dei ricercatori e cultori di scienze empiriche a ignorare le evidenze ricordate, oramai note come “dialogo materno-embrionale”, evidenze che non sono né di destra né di sinistra, né cattoliche o atee. Sono la semplice realtà di ogni essere umano che si affaccia alla vita intrauterina. Accusano Blangiardo di fare ideologia, ma sono proprio gli accusatori a censurare le evidenze sperimentali e a impedire che l’intelligenza ne tragga tutte le conseguenze.

Le evidenze del dialogo materno-embrionale richiedono da parte nostra solo l’obbedienza della nostra intelligenza: la nostra intelligenza, quando obbedisce alla realtà di un fatto, si immunizza contro qualsiasi forma di ideologia e così inizia a stupirsi, ricercare e progredisce nel conoscere.