San Ranieri

Il patrono di Pisa, san Ranieri (c.1115-1160), dopo una prima giovinezza passata a gozzovigliare con gli amici, si recò verso i vent'anni in Oriente per ragioni di lavoro. In Terrasanta sentì la chiamata di Dio e si spogliò di tutti i suoi averi. Il suo luogo prediletto era il Santo Sepolcro, dove si fermava giorno e notte a pregare e contemplare il mistero del Risorto

San Ranieri (c.1115-1160) nacque a Pisa, città di cui è patrono, da una famiglia di mercanti. Nonostante gli sforzi dei suoi genitori di dargli un’educazione cristiana, passò la sua prima giovinezza a gozzovigliare con gli amici, ignorando i richiami della famiglia a vivere più sobriamente. Aveva una grande passione per il canto ed era abile a suonare la ghironda, uno strumento a corde di origine medievale. In questo periodo si macchiò forse di un grave delitto, visto che nella sua agiografia più nota, scritta cinque anni dopo la sua morte dall’amico e canonico Benincasa, che mantenne parte delle informazioni di una precedente Vita, si definisce più volte «homicida». In ogni caso, è certo che all’improvviso iniziò a sentire il bisogno di servire Dio.

Decisivo si rivelò l’incontro con un nobile originario della Corsica, di nome Alberto Leccapecore, che aveva lasciato tutto dopo aver visto morire il fratello in uno scontro armato e si era ritirato a vivere in penitenza, da laico, nel monastero di San Vito. Dal momento del colloquio con Alberto, il giovane Ranieri iniziò una graduale ma inarrestabile conversione di vita, che lo portò ad abbracciare totalmente la volontà divina. Verso i vent’anni si recò in Oriente per ragioni di commercio e per circa quattro anni continuò a esercitare la professione di mercante, fino alla chiamata definitiva avvenuta in Terrasanta. Appena arrivò a Gerusalemme, volle andare alla cappella del Golgota, all’interno della Basilica del Santo Sepolcro, e qui fece l’atto di spogliarsi delle sue ricche vesti indossando l’abito del penitente, chiamato pilurica. Da quel giorno, era il Venerdì Santo del 1140, visse in completa povertà, donando ai bisognosi tutti i suoi averi, e intensificò le sue preghiere e le meditazioni sulla Passione di Gesù.

Visitò tutti i principali luoghi della vita terrena di Nostro Signore, come Betlemme, Nazareth, il Tabor, il Monte della Quarantena (dove Gesù venne tentato da Satana), ma il suo luogo prediletto era il Santo Sepolcro, dove si fermava giorno e notte a pregare e contemplare il mistero del Risorto. Esercitava la sua volontà in continui digiuni, astenendosi normalmente dal cibo tutti i giorni della settimana a parte il giovedì e la domenica. Intorno al 1154 si decise a tornare a Pisa per condividere con i suoi concittadini la gioia dell’irruzione di Cristo nella sua vita, venendo accolto nel monastero vittorino di Sant’Andrea in Kinzica. Dopo il ritorno in città, si diffuse presto la sua fama da taumaturgo: il santo operò diverse guarigioni miracolose con il dono dell’acqua benedetta ed è probabilmente per questo che Benincasa lo chiamò nella sua agiografia «Ranieri dall’Acqua».

Per ispirazione divina si spostò poi a San Vito, dov’era iniziata la sua conversione grazie all’incontro con Alberto. Continuò a vivere da laico, in castità e obbedienza alla Chiesa, dedicandosi al contempo alla predicazione, che vedeva come parte integrante della sua missione da cristiano. Morì in fama di santità il 17 giugno 1160. La sera che precede il suo giorno di nascita al Cielo, i pisani onorano il santo con una luminaria, detta in vernacolo «Luminara di San Ranieri», attestata da almeno il 1337. Nel giorno della sua festa si svolge inoltre un palio nell’Arno, in cui gareggiano gli equipaggi dei quattro quartieri storici della città.