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Pranzi in chiesa, c'è un popolo che dice no

Nuovo pranzo in una chiesa della Diocesi di Bologna dopo quello di San Petronio. Con la presenza benedicente dell'Arcivescovo Zuppi. E il giudizio contrario e scandalizzato di molti fedeli. Dei quali carità vuole che si tenga conto. Lo insegna San Paolo.  

L'Arcivescovo Zuppi nella chiesa dei Servi il 22 dicembre

Il fiume ormai ha rotto gli argini. L’“esempio” del pranzo in San Petronio ha dato origine ad una cascata di emulazioni, che stiamo documentando e che mai avremmo voluto documentare. E non si tratta di “effetti collaterali” di una buona terapia per sensibilizzare i cristiani all’amore concreto verso i poveri. Si tratta di effetti diretti, voluti, considerati come buoni. La conferma sta nel fatto che Bologna non lascia, ma raddoppia. E l’arcivescovo, Mons. Zuppi sorride e benedice.

Una cara amica, che si è ravvicinata alla fede da qualche anno, mi racconta questo fatto. «Venerdì 23 dicembre, nel primo pomeriggio, sono scesa a Bologna per sbrigare alcune faccende. Sono passata di fianco alla chiesa di Santa Maria dei Servi». Si tratta di una chiesa del XIV secolo, elevata circa sessant’anni fa alla dignità di Basilica minore. Una chiesa molto bella, con un ampio quadriportico.

«Entro in chiesa e sento un forte odore di cibo, mi sembrava ragù. Mi inginocchio per salutare il Santissimo Sacramento e noto degli assi di legno accatastati in una navata laterale. Ad un certo punto si avvicina a me un uomo sui settant’anni, che mi guarda un po’ storto. E bofonchia qualche parola, da cui capisco che sta parlando di poveri. Allora inizio a capire e lo rassicuro dicendo che io non ho preso parte ad un pranzo coi poveri in chiesa. A questo punto confortato mi si avvicina e mi conferma quello che sospettavo: c’era stato un “pranzo” in basilica. Quest’uomo mi esprime il suo disappunto per questa iniziativa tra l’arrabbiato e l’addolorato e conclude dicendomi: adesso vado a salutare il mio Signore”». Tristezza e disappunto in questo signore; tristezza e disappunto nella mia amica; tristezza e disappunto anche in me, che apprendo l’ennesima profanazione. 

Quello che voglio dire è che c’è ancora un popolo al quale queste iniziative non vanno giù né dritte né storte; un popolo che non ha la potenza mediatica del partito dei pranzi in basilica (e della Comunità di Sant’Egidio in particolare) e che spesso non riesce a trovare dei punti di riferimento in persone che nella Chiesa hanno l’autorità, che vedono il problema, ma che hanno deciso di non parlare, di non intervenire. 

Esistiamo anche noi, noi che non approviamo questi pranzi in basilica, che strumentalizzano Gesù Cristo e i poveri; questi pranzi in basilica, assolutamente non necessari, che privano sempre di più i poveri, nel corpo e nello spirito, del timore di Dio, che è inizio della sapienza e che si alimenta proprio del rispetto pieno di amore per i luoghi, i tempi, le azioni sacre, dedicate a Dio solo. Fare della chiesa una sala da pranzo, cari vescovi e sacerdoti, rende tutti ancora più poveri. Ma se voi non lo capite, abbiate almeno rispetto per coloro nei quali la grazia ha custodito lo zelus domus Dei.

E’ incredibile come coloro che parlano sempre ed ovunque di pace e unità si facciano poi promotori di iniziative altamente divisive. La diocesi di Bologna è profondamente spaccata da queste iniziative, clero compreso e l’Arcivescovo lo sa, ma fa finta che non sia così e prosegue dritto per la sua strada. Se l’Arcivescovo non condivide la posizione di chi come me - e non siamo in pochi - ritiene altamente dannosi questi pranzi nelle chiese, tenga almeno presente la condotta di san Paolo. Supponiamo che tutte queste persone che si scandalizzano per questi pranzi siano nell’errore; supponiamo che siano ottuse, insensibili, scrupolose. Supponiamo tutto questo ed anche peggio. Qual è l’atteggiamento di un vero pastore? Lo spiega san Paolo: «Quanto poi alle carni immolate agli idoli, sappiamo di averne tutti scienza. Ma la scienza gonfia, mentre la carità edifica. Se alcuno crede di sapere qualche cosa, non ha ancora imparato come bisogna sapere. Chi invece ama Dio, è da lui conosciuto. Quanto dunque al mangiare le carni immolate agli idoli, noi sappiamo che non esiste alcun idolo al mondo e che non c'è che un Dio solo […] Ma non tutti hanno questa scienza […] Se uno infatti vede te, che hai la scienza, stare a convito in un tempio di idoli, la coscienza di quest'uomo debole non sarà forse spinta a mangiare le carni immolate agli idoli? Ed ecco, per la tua scienza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo è morto! Peccando così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello» (1 Cor. 8, 1-4. 7. 10-13).

Se non sono le nostre ragioni a fermarvi, se non vi basta la testimonianza della tradizione, che non ha fatto altro che costruire progressivamente intorno alle chiese edifici per ospitare poveri, malati, pellegrini, se non vi basta questo, ricordate almeno il monito di san Paolo. Voi state dividendo il gregge di Cristo e state scandalizzando molti fratelli. L’Apostolo vi ricorda che non solo in chi non ha una casa o un lavoro è presente Cristo, ma anche nel fratello debole, per il quale Cristo è morto: ferendo la nostra coscienza, che voi ritenete debole, voi, che volete servire Cristo nel povero, peccate contro Cristo! Se uno vede te, vescovo e sacerdote, mangiare in una chiesa, non si riterrà forse autorizzato anche lui ad usare la chiesa per scopi che non gli sono propri? Ed infatti così avviene e vanno in rovina fratelli, per i quali Cristo è morto.