• I GOVERNI DEL PRESIDENTE

Oibò, siamo diventati una Repubblica presidenziale

La Repubblica Italiana sta assumendo sempre più chiaramente la struttura di una Repubblica Presidenziale. Non è forse che, da un po’ di tempo infatti il Presidente della Repubblica, anche a causa della evidente debolezza della attuale classe politica, stia andando oltre il dettato costituzionale?

Caro direttore,
ora che il governo giallorosso è stato indecentemente costituito (anche per errori commessi da Salvini), vorrei fare una osservazione di carattere istituzionale, in relazione a quanto accaduto nella formazione degli ultimi due governi.

Mi pare, cioè, che la Repubblica Italiana stia assumendo sempre più chiaramente la struttura di una Repubblica Presidenziale. Mi spiego.

L’articolo 92 secondo comma della nostra Costituzione, in relazione alla formazione del Governo, prevede che “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Mi pare che da un po’ di tempo il Presidente della Repubblica, anche a causa della evidente debolezza della attuale classe politica, stia andando oltre il dettato costituzionale. Durante l’iter di formazione del governo Salvini-Di Maio, il primo cittadino è arrivato addirittura ad imporre la nomina di un certo ministro, tanto che Di Maio, che ora loda in modo sperticato il PDR per il suo equilibrio e la sua saggezza, allora arrivò addirittura a minacciare nei suoi confronti la procedura della messa in stato di accusa.

Anche nella formazione di questo governo, è apparso palese il ruolo decisivo del Presidente in molti passaggi: gli stessi politici, sempre più inefficienti e impopolari, si sono rivolti ai poteri quasi taumaturgici del Presidente della Repubblica, sicuri che egli avrebbe risolto l’intricata questione, il che è avvenuto. Non si può, quindi, negare che la nostra massima autorità sia andata ben oltre a quanto previsto dall’articolo 92 prima citato. Come non posso negare che ciò sia avvenuto per cause che possiamo definire di forza maggiore. Ma, di fatto, è avvenuto! Il presidenzialismo si esprime anche in tanti altri modi, tanto che sempre più spesso la politica si chiede se ciò che si sta per decidere sia di gradimento del Quirinale oppure no. Governi e leggi devono essere unicamente di gradimento del Parlamento. Ed invece. Per esempio, proprio in queste ore, la linea della politica economica dell’Italia in relazione all’Europa è stata data, a Cernobbio, dal Presidente della Repubblica e non dal Presidente del Consiglio

Voglio dire che se, di fatto, la nostra si sta trasformando in una repubblica presidenziale, allora ha ragione chi chiede che il Presidente della Repubblica venga eletto direttamente dal popolo, come avviene in tante repubbliche democratiche, Stati Uniti in testa. Molti hanno paura di una simile organizzazione statale. Io no, purchè le previsioni costituzionali siano chiare. Quello che non può succedere, perché poco trasparente, è di chiamare repubblica parlamentare una istituzione statale che, di fatto, non lo è più. Provvedere a questo cambio istituzionale sarebbe molto più importante e serio che ridurre il numero dei parlamentari, che equivale a far passare l’idea che il lavoro dei parlamentari sia inutile e solo costoso. L’elezione diretta del Presidente della Repubblica darebbe, a questo punto, più credibilità a tutte le istituzioni, perché sarebbe più trasparente e più democratica.

 

 

Peppino Zola

 

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Peppino Zola