a cura di Francesco Boezi
  • VISITA A ROMA

Niente incontro tra Xi e il Papa

Xi Jinping è atterrato all'aeroporto di Fiumicino nel pomeriggio del 21 marzo per l'attesa tre giorni in terra italiana.
Nonostante le voci che si erano rincorse nell'ultima settimana, non ci sarà il primo incontro della storia tra un presidente della Repubblica popolare cinese ed un pontefice romano. Oggi i tempi non sono ancora maturi, ma non è escluso che possano diventarlo in un futuro prossimo. D'altra parte, interrogato dai giornalisti in occasione della cerimonia per l'anniversario dell'ospedale Bambino Gesù appena pochi giorni fa, il Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, aveva affermato che la porta della Santa Sede al presidente cinese resta aperta. Una disponibilità che si pone nel solco dell'Accordo Provvisorio sulla nomina dei vescovi firmato lo scorso 22 settembre 2018 a Pechino e che conferma quello che nel testo menzionato viene definito "graduale e reciproco avvicinamento" tra le due parti.

Nella cerimonia per i 150 anni dell'ospedale romano, il Cardinale Parolin non aveva escluso esplicitamente la possibilità di un incontro tra il papa e Xi Jinping già in questa tre giorni, limitandosi ad osservare che "normalmente quando dei capi di Stato vengono in Italia si distingue sempre il momento della visita nel Paese da quella, prima o dopo, della visita in Vaticano. Sono due momenti distinti. Dal punto di vista procedurale". Ma, almeno stavolta, non ci sarà alcun incontro tra Bergoglio e il segretario generale del Pcc, neppure fuori dalle Mura Leonine, come qualche osservatore aveva ipotizzato nei giorni precedenti.

Chissà che l'appuntamento non possa essere rimandato proprio nella terra del Dragone: non è un mistero, infatti, che papa Francesco coltivi il sogno di varcare i confini cinesi. L'11 ottobre 2017, ricevendo in udienza 30 religiosi della Congregatio Discipulorum Domini, il pontefice aveva confidato loro: "verrò presto in Cina a restituire la vostra graditissima visita".

Lo scenario di una visita papale era stato ipotizzato anche nello stesso Paese asiatico: Yang Fenggang, sociologo delle religioni, in un articolo su "Global Times", rivista prodotta dal "Quotidiano del Popolo", l'organo ufficiale del partito comunista, aveva sostenuto che l'arrivo di Francesco a Pechino avrebbe un impatto persino superiore a quello di Nixon nel 1972. Non sono pochi a credere che quella cinese sarà la partita geopolitica più importante per la diplomazia vaticana.

Ma il via libera alla normalizzazione delle relazioni tra Santa Sede e Repubblica popolare cinese ha sollevato non pochi dubbi: tra i più critici c'è sicuramente il cardinale Zen che in un'intervista a La Nuova BQ concessa ad Aurelio Porfiri (http://lanuovabq.it/it/zen-con-laccordo-pechino-aumenta-la-repressione) aveva parlato espressamente di "effetti deleteri" provocati dall'Accordo Provvisorio firmato il 22 settembre 2018. (Nico Spuntoni)