• TRATTATIVE CON IL MIUR

Le famiglie chiedono alla scuola il consenso informato

Il fronte scolastico è il campo in cui si gioca lo spezzone più decisivo della partita sul primato e la libertà educativa della famiglia. Dopo le nuove linee guida del Miur, che eliminano il gender nelle scuole, lo sforzo si concentra ora sul rinnovo del Patto educativo di responsabilità, con cui si formalizza il consenso preventivo informato.

Gandolfini

Il fronte scolastico è sicuramente il campo in cui si sta giocando lo spezzone più decisivo della partita sul primato e la libertà educativa della famiglia. Sono tutte rivolte agli studenti le principali strategie tese alla destrutturazione di quelli che vengono definiti “stereotipi” ma che in realtà non sono altro che le identità biologiche e antropologiche degli alunni.

Questo la sanno molto bene le realtà pro family italiane che, infatti, hanno dedicato un intero Family day, quello del giugno 2015, per denunciare la diffusione della teoria gender nelle scuole, quella che Papa Francesco ha definito una vera e propria “colonizzazione ideologica”. Nell’ultimo anno le sigle aderenti a Comitato difendiamo i nostri figli guidato da Massimo Gandolfini sono riuscite ad aprire un canale di dialogo con il Ministero della pubblica Istruzione riuscendo a modificare le linee guida nazionali per l'attuazione del comma 16 della riforma della scuola (legge 107 del 2015) per la promozione dell'educazione alla parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere, presentate lo scorso 27 ottobre. Il nuovo testo, come descritto nei dettagli anche dalla Nuova Bq, presenta sicuramente dei notevoli miglioramenti, voluti proprio dalle associazioni pro family, rispetto a quello circolato in via ufficiosa nell’estate del 2016 e che causò forti contestazioni che portarono l’allora ministro Stefania Giannini a sospenderne la stesura.

In pratica nelle nuove linee guida i riferimenti al genere vanno intesi nell’ambito della differenza sessuale tra maschile e femminile, non solo, ma si specifica chiaramente che “tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo le ideologie gender”. Resta invece tutta una parte fortemente permeata dal pensiero femminista storico che mette in contrapposizione i due sessi, puntando il dito contro la tradizione occidentale.

Ad ogni mondo Gandolfini e il Family day hanno espresso una moderata soddisfazione soprattutto alla luce delle note posizioni del governo e di questa maggioranza di centro sinistra sul tema della famiglia e l’educazione dei bambini. Tuttavia nessuno si illude che il contrasto al gender nelle scuole sia terminato, poiché le cronache di tutti i giorni confermano che le suddette linee guida possono essere aggirate dalle iniziative delle istituzioni locali e dei singoli Istituti, che godono di ampia autonomia soprattutto per quanto riguarda i programmi extracurriculari. Ad incidere possono essere persino le sensibilità dei professori che trattano determinati temi.

Per questo motivo gli sforzi di coloro che hanno portato avanti la buona causa sono ora concentrati sul rinnovo del patto educativo di corresponsabilità (Pec) che, probabilmente, sarà presentato il 21 novembre. La organizzazioni pro life chiedono che questo documento formalizzi lo strumento del consenso preventivo informato, per rendere concreto quanto pronunciato in linea teorica nelle linee guida e per rilanciare una vera alleanza scuola-famiglia. Le associazioni del Family day sono inoltre consapevoli che l’obbligatorietà del consenso informato va intesa solo come una tappa, come è stato fatto giustamente notare anche pagine di questa testata.  I genitori che vogliono costruttivamente implicarsi sono consapevoli del loro essere corresponsabili del processo educativo, sanno bene che non si tratta di mettere al riparo i propri figli e poi disinteressarsi del clima culturale-educativo che si respira nella scuola.

Di questo clima, tutti restano responsabili e tutti sono chiamati ad offrire pazientemente il loro costruttivo apporto, mettendosi in gioco, nelle innumerevoli e  particolari realtà delle scuole, maturando la consapevolezza dei loro diritti e la capacità di partecipare  nella scuola e sensibilizzando in questo modo anche genitori meno attenti. Per questo motivo le associazioni continueranno a svolgere il loro lavoro in una strategia complessa fatta da più elementi e da portare avanti sempre in parallelo: sia con il lavoro di sostegno ai diritti dei genitori e promozione della libertà di educazione sia con quello di sensibilizzazione contro l'infiltrazione dell' ideologia gender nella scuola. Gli attivisti impegnati sui tavoli con il Miur sono altresì convinti che bisogna inoltre promuovere progetti di educazione affettiva e contro le discriminazioni davvero fondati e condivisi. Lavoro paziente, certamente a medio-lungo termine, ma che non può esonerare dall’esigere nell’immediato, quelle misure che sono rese necessarie dalle attuali pressioni, messe in atto da chi vorrebbe sbrigativamente operare senza il consenso dei genitori.

Quello che sta emergendo in questi giorni è la possibilità che il Ministero riconosca una formale adesione da parte delle famiglie per le attività extra curriculari pomeridiane, dando per scontata la loro adesione a quelle svolte al mattino nelle ore curriculari. Il problema sta nella quota facoltativa del 20% delle attività didattiche di ogni insegnate. In questa parte di lezioni, svolte in orario scolastico, potrebbero insinuarsi progetti controversi non condivisi e abusi educativi. Quindi se sulle materie extracurricolari si ottenuto molto resta tutto da vedere sui margini di discrezionalità che saranno dati ai genitori sulle attività curriculari.

Intanto, però, i genitori devono chiedere tutte le informazione avendone ogni diritto, a cominciare dal Ptof (piano triennale dell’offerta formativa) della scuola che frequentano i loro figli, ovvero il piano triennale dell’offerta formativa, e devono interessarsi anche di tutti i progetti che vengono inseriti successivamente alla definizione del Ptof. Le esperienze pregresse ci dicono infatti che anche una sola famiglia è in grado di bloccare progetti non condivisi. Fatto sta che le stesse associazioni Lgbt si lamentano di dirigenti scolastici che annullano progetti alle prime rimostranze di poche famiglie. Insomma è necessario che i genitori prendano coscienza del loro ruolo e iniziano a far sentire alta la loro voce.