• IL LIBRO

La Verità è sintetica, è il luogo dell'et-et

Dodici capitoli, più di novecento pagine, il volume La Verità è sintetica (Cantagalli) è il frutto del lavoro iniziato nel 2010 da don Mauro Gagliardi, Ordinario di Teologia Dogmatica presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e Professore invitato presso l’Angelicum. Si tratta di una dogmatica cattolica completa, chiara e fedele all’insegnamento della Chiesa, che offre senza dubbio punti fermi perché l’atto di fede sia veramente un “rationale obsequium”. Don Gagliardi ha accettato di rispondere a qualche domanda.

Quale constatazione, necessità o desiderio l'hanno spinta a scrivere un "compendio" di teologia dogmatica? 

Quasi tutto quello che ho scritto finora ha una radice, più o meno remota, nella mia esperienza personale, di vita ecclesiale e spirituale. Nel caso di questo volume, esso viene fuori in primo luogo dal mio impegno nella docenza della Dogmatica e della Fondamentale; ma d’altro canto vi è anche un’origine più remota: la mia precedente esperienza di studente di teologia. Ho avuto molti eccellenti professori, ai quali sarò sempre grato. Ho però anche sperimentato l’eccessiva frammentazione della teologia nel nostro tempo. Ci sono molti orientamenti diversi, i quali solo difficilmente possono essere ricondotti ad una visione unitaria; anzi in certi casi non è affatto possibile armonizzarli tra loro. Chiaramente, ogni docente determina l’orientamento dei suoi corsi secondo le proprie preferenze e indica di conseguenza la bibliografia di studio. A motivo di ciò, gli studenti hanno la possibilità di apprendere molte cose diverse, ma è anche vero che possono restare disorientati. Nello stesso corso teologico, diversi professori presentano visioni differenti: come ricondurre il tutto ad una, per quanto provvisoria, unità? Il ricorso a “seminari di sintesi” nell’ultimo anno di studi, per quanto utile, non sembra risolvere tale problema.

Conseguenze di questa frammentazione che lei denuncia?

La teologia studiata nei primi anni di formazione ha inevitabili ricadute sulla predicazione e sulla catechesi. A motivo di ciò, è passata anche nella vita della Chiesa una certa mancanza di visione unitaria. È vero che la pluralità è un valore: ciò si riscontra sia nel mondo naturale, che nella vita di grazia. La pluralità è un bene, ma il pluralismo è dannoso. Vige attualmente un ampio pluralismo in teologia e questo non aiuta, in particolare i principianti, che saranno poi sacerdoti od operatori pastorali.

Lei distingue tra pluralità legittima e pluralismo. Quest’ultimo è forse imparentato con il relativismo? Ci aiuti a capire.

Distinguo una sana pluralità, che è positiva, da un dannoso pluralismo, che confonde e può giungere persino al relativismo teologico. La pluralità moltiplica e caratterizza gli elementi particolari senza mutare, bensì manifestando la realtà di fondo. Quindi la pluralità positiva è quella che manifesta in tanti modi la stessa cosa, potremmo dire l’“essenza”. Invece il pluralismo frammenta l’essenza, che quindi non sussiste più in quanto tale.

“Traduciamo” questo principio generale in ambito teologico.

Applicando ciò al tema della dottrina e della teologia, è chiaro che ci sono diverse teologie, cioè modi diversi di spiegare la fede cattolica; e questo è un bene. Ma tali teologie, in una sana pluralità, sono tentativi di interpretare razionalmente l’unica e medesima Parola di Dio rivelata. Ciò suppone che vi sia la Verità uguale per tutti, donata da Dio, e quindi che il relativismo in teologia vada escluso. Inoltre, ammettere la legittimità di teologie diverse non equivale a sostenere che esse abbiano tutte pari valore (anche questa sarebbe una forma di relativismo).

A suo avviso, quali sono le caratteristiche che possono distinguere questo testo da altri già in commercio?

Innanzitutto che in questo libro si trovano tutti i trattati della Teologia Fondamentale e della Dogmatica. Pertanto, non è strettamente necessario – si noti: per una formazione di base! – consultare molti manuali diversi, perché è possibile rifarsi ad un solo testo. È vero che ci sono già altri libri simili al mio pubblicati in tempi recenti, come, ad esempio, la Dogmatica del cardinale Müller, in lingua tedesca, o quella di Aurelio Fernández, in spagnolo. Però mi sembra che da molto tempo manchi una dogmatica completa, in un volume unico, scritta da un solo autore di lingua italiana. Non ho svolto una ricerca puntigliosa, ma ho l’impressione che dopo il Concilio Vaticano II una simile impresa non sia più stata tentata. Se la mia impressione fosse corretta, il mio libro sarebbe la prima dogmatica completa scritta in italiano dopo il Concilio.

Un compendio di dogmatica, un po’ come quelli di Casali (1956) e di Ott (ed. italiana 1969)…

Non che il termine “compendio” sia scorretto, ma vorrei aggiungere qualche precisazione. Più che scrivere una “sintesi dogmatica”, mi sono proposto di offrire una “Dogmatica come sintesi”. Il titolo del volume è indicativo: La Verità è sintetica. “Sintesi” qui non viene inteso nel senso comune del termine, bensì in senso tecnico, fondandosi sull’Incarnazione del Verbo che – come ha spiegato la teologia dopo il Concilio di Calcedonia – è unione «secondo la sintesi». L’Incarnazione stabilisce la “sintesi” di Dio e uomo, finito e infinito, eterno e temporale. Vi sono due membri che appaiono opposti ma che in realtà non lo sono e stanno armonicamente e ragionevolmente insieme.

Molto interessante. Ci spieghi meglio…

La tradizione teologica ha creato la formula latina et-et, per indicare una legge fondamentale che innerva la fede cattolica e questo sia nei suoi dogmi che nei precetti morali che nelle norme disciplinari. Io ho cercato di mettere in luce l’et-et insito nella Dogmatica cattolica, preoccupandomi anche di spiegare – nel primo capitolo – come “funziona” tale principio. Ciò è particolarmente significativo anche a livello contestuale, ricorrendo quest’anno il quinto centenario dall’inizio del Movimento luterano, che invece ha sviluppato una dottrina basata sull’aut-aut, sull’esclusione di un membro del discorso teologico-dottrinale in favore di un altro e, quindi, su una impostazione “dialettica” e non “sintetica”.

Oltre al principio dell’et-et c’è qualche altro elemento cardine nel volume?

Sì. La trattazione è strutturata sia su un principio teologico, per l’appunto l’et-et, sia su un principio filosofico, che è il principio di non contraddizione. La Verità della rivelazione è soprannaturale, questo è chiaro, e quindi non esprime solo un pensiero umano, filosofico. Essa però non contraddice la razionalità umana: al contrario la conferma, la integra, la purifica ed eleva. Sin dai primi tempi, i pensatori cristiani hanno valorizzato l’apporto del pensiero filosofico in teologia. Ora, dato che io mantengo un approccio veritativo (da alcuni detto “aletico”), è naturale che affermi anche l’intima logicità della scienza della fede, che non a caso è “teo-logia”. Non si tratta di sottoporre la logica divina a quella umana, bensì di mettere la logica umana a servizio della spiegazione della Parola di Dio. Altrimenti, c’è il rischio di cadere nell’irrazionalismo teologico, una forma di fideismo oggi molto diffusa.

Infatti…

Non siamo razionalisti. Ma neppure affermiamo che quando Dio parla, Egli non rispetti la logica. Lo vediamo nel Vangelo: quando Cristo disputa con i suoi oppositori, Egli utilizza ragionamenti logici, segue i principi del nostro dedurre le conseguenze da certe premesse. Per questo il Signore veniva capito e ammirato da molti, mentre i suoi avversari non potevano controbattere. Non possiamo quindi sostenere che, essendo la Parola di Dio superiore ad un semplice ragionamento umano, in dottrina ed in teologia si potrebbe di conseguenza dire tutto ed il contrario di tutto.

Ha pensato ad una categoria particolare di "destinatari"? Perché?

Come accennavo all’inizio, destinatari privilegiati sono gli studenti di teologia alle prime armi. Altri destinatari dell’opera sono i sacerdoti, che predicano e fanno catechesi, e quindi hanno bisogno di frequente alimento intellettuale. Mi auguro di aver approntato per essi un cibo sano e gustoso, che poi attraverso di loro possa nutrire anche gli altri fedeli. Infine, il testo potrà risultare utile anche ai cooperatori pastorali e a tutte le persone attratte dalla teologia, che vogliono cominciare a scoprire l’indole ed i principali contenuti della Dogmatica cattolica.

Se non erro, lei ha fatto una scelta piuttosto singolare circa gli autori citati nel volume.

Sì, vi è una scelta di metodo sicuramente discutibile, come tutte le scelte. Sin dall’inizio della mia docenza, mi sono interessato alla teologia del XX secolo, dettando corsi in materia a livello di licenza. Quindi, posso sperare di conoscere un poco la recente riflessione teologica. Nonostante ciò, ho scelto in questo mio libro (non nei precedenti) di non citare alcun privato autore recente. Sullo sfondo delle varie trattazioni, cerco di tenere presenti le problematiche della teologia moderna e contemporanea. Ma non pongo direttamente l’attenzione su di esse, proprio perché sono ancora discusse, mentre mio intento è far sì che il lettore possa formarsi un giudizio in base a ciò che la Chiesa ha già ponderato e su cui ha operato il proprio discernimento. Perciò cito abbondantemente i Padri, i Dottori, i Santi, gli Autori approvati, i testi liturgici e magisteriali di tutte le epoche (questi ultimi anche recentissimi), ma non singoli teologi del tempo a noi più vicino. In fondo, come in ogni epoca della storia, anche oggi ci salveranno i classici.