• «ATTI DISTRUTTI»

La denuncia di Marx e la retorica sul clericalismo

Si chiude oggi il vertice vaticano sulla protezione dei minori. Ieri a dominare la scena è stato il cardinale Marx che ha denunciato la distruzione di dossier per coprire i nomi dei responsabili e ridotto ancora una volta tutto il tema degli scandali sessuali all’abuso di potere. Una posizione che altri cardinali (come Müller) non condividono.

Con la celebrazione eucaristica di oggi nella Sala Regia del Palazzo Apostolico si conclude la quattro-giorni voluta da papa Francesco con i capi delle Conferenze episcopali e degli Ordini religiosi e dedicata alla protezione dei minori nella Chiesa. I lavori dei partecipanti sono andati avanti anche ieri fino alla liturgia penitenziale della sera. A prendersi la scena del penultimo giorno è stato il cardinale Reinhard Marx. Nella sua relazione nell’Aula Nuova del Sinodo, infatti, l’arcivescovo di Monaco e Frisinga ha parlato esplicitamente di “procedure e procedimenti stabiliti per perseguire i reati” che in talune situazioni sono “stati deliberatamente disattesi e anzi cancellati o scavalcati”.

Durante il successivo briefing all’Augustinianum - a cui hanno partecipato padre Federico Lombardi, monsignor Charles Scicluna, Paolo Ruffini, suor Veronica Openibo e il generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa - Marx è entrato nei dettagli della circostanza denunciata: il porporato ha spiegato che nel 2014 la sua Conferenza episcopale aveva commissionato uno studio scientifico sulla materia abusi, chiedendo la collaborazione delle singole diocesi tedesche. Nel trarre le conclusioni della ricerca sarebbe però emerso come - secondo le parole testuali del cardinale - “determinati atti non contenessero ciò che dovevano contenere”. Il presule tedesco ha detto che “spesso non si riteneva opportuno tenere negli atti determinate informazioni”.

Una rivelazione utilizzata per sottolineare la parola chiave della terza giornata di lavori e che è stata al centro anche della sua relazione mattutina: trasparenza. Quest’ultima, in base a quanto sostenuto dal presidente della Conferenza episcopale tedesca, non poche volte sarebbe stata ostacolata all’interno della Chiesa dall’amministrazione. Nel suo j’accuse, il cardinale tedesco ha sostenuto che “gli abusi sessuali nei confronti di bambini e di giovani sono in non lieve misura dovuti all’abuso di potere nell’ambito dell’amministrazione”, nemmeno accennando quindi al nodo omosessualità. L’amministrazione, infatti, a suo parere avrebbe talvolta oscurato e screditato la missione della Chiesa come dimostrano i casi di quei “dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili” e che invece “sono stati distrutti o nemmeno creati”.

Di abuso di potere aveva già parlato nella prima giornata del summit il cardinale Gomez come manifestazione di un “clericalismo di fondo” da smascherare per arrivare a una “profonda revisione della mentalità” presentata come necessaria per poter gestire le denunce delle vittime ed evitare gli errori commessi in passato. D’altra parte, a indicare il “clericalismo” come una delle cause degli abusi sessuali compiuti da prelati era stato lo stesso papa Francesco lo scorso settembre nel corso dell’Udienza concessa ai partecipanti a un seminario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, tenutasi proprio pochi giorni prima dell’indizione dell’attuale vertice. Una lettura che è sembrata riecheggiare, dunque, anche nella relazione sulla trasparenza pronunciata ieri da Marx.

Quest’analisi, però, non è condivisa da tutti all’interno dello stesso Sacro Collegio: basti pensare all’ex prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, il cardinale tedesco Gerhard Müller, che su questo punto era stato piuttosto esplicito in una dichiarazione rilasciata a LifeSiteNews. In essa, Müller aveva spiegato che “fare chiacchiere sul clericalismo o sulle strutture della Chiesa come causa (degli abusi sessuali), è un insulto alle molte vittime di abusi sessuali (fuori della Chiesa cattolica) da parte di persone che non hanno nulla a che fare con la Chiesa e gli ecclesiastici”.

Per Müller, infatti, “quando un adulto o un superiore molestano sessualmente qualcuno che è affidato alle sue cure, il suo potere è solo il mezzo (anche se male usato) per la sua azione malvagia e non la sua causa”. “È un doppio abuso”, aveva spiegato il cardinale tedesco, “ma non si può confondere la causa del crimine con i mezzi e le occasioni per la sua attuazione al fine di scaricare la colpa molto personale del colpevole sulle circostanze o sulla «società» o sulla «Chiesa»”. Concetti ribaditi da Müller nell’ampia intervista concessa alla Nuova Bussola e pubblicata il 3 febbraio. Una posizione, dunque, molto distante da quella sostenuta da più di un relatore nel summit che si chiude oggi in Vaticano.