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Inferno a mezzanotte, il thriller tra New York e Qumran

Una giovane papirologa italiana riceve rivelazioni sconvolgenti da uno sconosciuto che le parla di un’antica setta alla ricerca di un manoscritto del Mar Morto creduto inesistente. Lì per lì non gli crede, ma poi l’uomo viene trovato morto il giorno dopo... La stessa studiosa finirà per essere braccata, tra disavventure e salvataggi in extremis. Dal nuovo romanzo di Ada Grossi, Inferno a mezzanotte

Ada Grossi ci è nota per un romanzo commestibile dal popolo della Bussola, Centoquarantanove anni (Meravigli, 2016), che, mischiando storia e fantasia, tentava una ricostruzione appunto  romanzesca del secolo e mezzo di vuoto su quel che si sa dei viaggi della Sindone: com’è noto, il Sacro Lino si spostò da Gerusalemme a Edessa e da qui a Costantinopoli, poi sparì nel corso della quarta crociata per ricomparire, quasi centocinquant’anni dopo, in Francia e finire, dopo peripezie e passaggi, dov’è adesso.

Ora l’autrice ha trovato un nuovo plot narrativo nella cabala ebraica. Ne è uscito il romanzo, tra l’avventura e il thriller alla Dan Brown, Inferno a mezzanotte (Self Publishing Vincente, pp. 223, € 14), che poteva a nostro avviso intitolarsi anche «Il Codice Qumran» e di cui possiamo, per ovvi motivi, solo dare qualche cenno a grandi linee.

La protagonista è una giovane papirologa italiana specializzata nei manoscritti del Mar Morto. Uno sconosciuto le si presenta e le fa rivelazioni sconvolgenti che la donna snobba giudicandole lì per lì troppo fantasiose e assurde. Senonché l’uomo viene quasi subito assassinato, il che getta una luce diversa su quello che ha raccontato. La scena si sposta negli Stati Uniti, dove la papirologa intreccia una relazione sentimentale con un americano che l’aiuta quando lei si accorge di essere braccata da un gruppo di fantomatici aderenti a una misteriosa organizzazione internazionale facente parte di una setta così antica da non sapersi donde origina. Si viene a sapere che stanno cercando un manoscritto di Qumran creduto inesistente e pensano l’abbia lei.

La vicenda va a finire in Israele, tra le grotte del Mar Morto, con un ex novizio interessato ad angeli e demoni, un rabbino newyorkese che sa tutto su un’antica versione in ebraico del Vangelo di Matteo, un vecchio gesuita pre-bergogliano che pare saperla lunga su troppe cose. E poi, scene d’azione, la polizia israeliana, disavventure e rischio della vita per la papirologa, salvataggi in extremis, insomma il giusto mix per una lettura avvincente e da ombrellone.

Per i curiosi: una certa, oscura, interpretazione della Kabbala vuole che tutte le lettere delle parole con cui è scritta la Bibbia siano messe in un ordine preciso e inderogabile. Tale ordine sorregge la Creazione. Sovvertendo quest’ordine e impostandone uno diverso si otterrà il Caos e la fine del mondo. Questo è quel che cercano di fare i cattivi del romanzo, ostacolati e alla fine, ovviamente, impediti, dai buoni. Buone vacanze.